Eccoci qui,
in un lungo pomeriggio di Agosto, perché sì, finalmente le ferie sono arrivate ed io posso dedicarmi al blog con il consueto articolo pre partenza. Probabilmente lo avete intuito da alcuni miei articoli precedenti che per me, l’estate, per molto tempo, ha significato lo sfiancante ed estenuante viaggio tra l’Emilia e la Campania lungo la dorsale adriatica. Poche volte in macchina, molte volte in treno, ho percorso il tratto Reggio Emilia – Termoli – Campobasso con una scioltezza encomiabile, raccogliendo storie che adesso sarebbe difficile ritrovare. Non tanto per le storie, quanto perché le carrozze business non permette la chiacchiera.
Da qui l’idea del mio articolo di oggi e l’omaggio al Maestrone Guccini nel titolo – toccandoci un po’ da tutte le parti – perché non so se lo sapete, ma la canzone è un po’ tragica …
Di Guccini hanno scritto un po’ tutti in questi giorni, perciò io mi limito a ringraziarlo così, visto che ha allietato parecchie notti di disegno in via Cocastelli.
D’altronde posso assicurarvi che la mia tratta dell’infanzia dritta era abbastanza dritta, ma lunga lo era di certo! Ultimamente scendo spesso in macchina, più che altro per la disorganizzazione che regna nei nostri giorni a casa … non sapendo mai quando partiremo per davvero, diventa difficile prenotare un treno. Da qui l’idea di oggi, ovvero di parlare delle architetture che si trovano lungo le autostrade italiane. Il compito si fa molto arduo dalla Toscana in giù purtroppo, ciò non toglie che possano esserci delle tappe ugualmente valide, rispetto al patrimonio recente, nelle città che vengono toccate all’autostrada. Per oggi però voglio limitarmi a parlare di ciò che dall’autostrada si vede e partiamo proprio da Firenze.
L’architettura italiana più famosa a ridosso dell’autostrada è sicuramente la Chiesa di San Giovanni Battista, conosciuta proprio come Chiesa dell’Autostrada del Sole, di Giovanni Michelucci. Costruita nel 1964 in memoria delle morti sul lavoro, è riconosciuta ed iconica grazie alla sua forma particolare ed alla copertura in rame. Michelucci d’altronde è il più organico degli architetti del Dopoguerra italiano. Pur avendo firmato alcuni dei più grandi capolavori del Razionalismo, rifiutò sempre qualsiasi etichetta e lavorò come architetto indipendente da tendenze e movimenti. Quasi un nostro Gaudì, che però fortunatamente il suo capolavoro sacro lo ha terminato.
Risalendo verso Nord troviamo proprio nelle mie zone due operazioni molto differenti tra loro: i ponti di Calatrava a Reggio Emilia ed il KilometroVerdeParma. I ponti del casello di Reggio Emilia sono stata una operazione enorme, inaugurata del 2007. Io all’epoca studiavo architettura al Politecnico e ricordo l’interesse intorno a questo grande progetto, con tanto di incontri di Calatrava con la cittadinanza per la presentazione del masterplan. Il primo ponte realizzato e terminato è stato quello centrale, iconico, che si vede all’arrivo all’altezza di Reggio, successivamente sono stati realizzati i due ponti più piccoli laterali ed in ultimo la stazione AV. Il progetto del casello è rimasto invece soltanto tale, ma sicuramente quest’intera operazione ha dato una grandissima visibilità alla nostra città. Reggio si è costruita un simbolo contemporaneo che permette di riconoscerla da lontano e capace anche di uno specifico target di turismo (la stazione AV in particolare).
Il KilometroVerdeParma invece è tutt’altra operazione: progetto di Franco Maria Ricci, progettista anche del labirinto del Masone, si tratta di una fascia verde volta ad assorbire le emissioni in una delle zone più inquinate d’Europa. Il progetto è un work in progress naturalmente, come facile intuire quando qualcosa deve crescere secondo natura, ed è iniziato nel 2019 con la creazione anche di un omonimo consorzio che monitora l’evoluzione del paesaggio nonché i collegamenti con tutte le aree verdi della provincia di Parma. Ne è consulente anche il famoso divulgatore e scrittore Stefano Mancuso.
Un altro kilometro si trova ancora più in alto, all’altezza di Bergamo. Si tratta del Kilometro Rosso progettato da Jean Nouvel, realizzato tra il 2001 ed il 2007 a protezione di un hub tecnologico di innovazione. Il lungo muro che si pone a barriera del parco di ricerca è lungo appunto un solo kilometro e vi accompagna nel suo rosso vivo per un tempo che va dai 30 ai 45 secondi. Il colore è un omaggio ai freni Brembo, promotori del polo tecnologico e storici fornitori della Ferrari.
Spostandosi verso est torniamo ad un’architettura storica, incredibilmente ancora non demolita, al contrario dei diversi storici autogrill a ponte che invece non hanno avuto la stessa sorte. Si tratta del Cubo Dardi, architettura avveniristica del 1971. Il progetto fu scelto da un concorso indetto dall’Agip nel 1969, che chiedeva la realizzazione di una stazione di servizio all’altezza di Bazzera Sud, sulla tangenziale di Mestre, dopo Venezia. Costantino Dardi decise di realizzare un’architettura pura, un cubo di 10 metri per lato, realizzato in una struttura reticolare di aste e nodi e rivestito di pannelli in fibra di vetro. Questi purtroppo non sono riusciti ad opporre abbastanza resistenza alle intemperie, ma il loro scheletro rimane. Il Cubo o Kaaba è una struttura primaria, che sembra essere calata dall’alto, utilizzata addirittura per il set del film Il ventre dell’architetto di Peter Greenaway.
Per le strutture più recenti dobbiamo tornare a Bergamo, dove troviamo il Centro di Ricerca ed Innovazione di Italcementi di Richard Meier, realizzato in puro stile, ovvero forme essenziali, rivestimento bianco e grandi vetrate, ed al passo del Brennero, appena varcato il confine con l’Austria, dove si trova il Plessi Museum.
Per il sud non resta che viaggiare in treno e muoversi lungo le stazioni AV, tra cui l’ultimissima di Napoli Afragola, è stata uno degli ultimi progetti di Zaha Hadid.
Insomma quest’estate non ci resta che guardare fuori dal finestrino!
Noi ci sentiamo alla fine del mese.
Enjoy!
F.T.
p.s. foto di repertorio reperite online





