Eccoci qui,
finalmente pronti a commentare la notizia della settimana! Arrivo un po’ tardi, come mio solito, ma ammetto che questa è la prima sera in cui trovo la forza di accendere il computer ad un orario decente dopo cena. E’ iniziato il periodo per me più intenso dell’anno ed onestamente avrei voluto parlarvi della primavera, dell’allergia che si manifesta, dei weekend che si allungano per gli altri e si accorciano per me. Poi è successo che Timothée Chalamet ha parlato del mondo dell’opera e non ce n’è stato più per nessuno signori.
Riassumiamo i fatti per chi si fosse perso questo trend virale:
Timothée Chalamet, attore super mega conosciuto, attualmente, come direbbe mia nonna, accompagnato con Kylie Jenner nonché candidato all’Oscar per l’ennesima volta nella sua giovane carriera, viene invitato ad un talk show in cui dialoga con Matthew Mc Conaughey. Il salotto dovrebbe ospitare quella che si pensa passi alla storia come l’intervista pre Oscar del nostro, mentre lui decide ad un certo punto di uscirsene con una frase che, riassunta, più o meno suona così “non farei mai balletto o opera perché significherebbe lavorare per mandare avanti un settore per forza”, inteso come altrimenti morto.
Da qui apriti cielo: viene ripostato da tutti i principali enti lirici mondiali, tra questi anche le nostre eccellenze italiane (fra gli altri la Scala di Milano, il comunale di Bologna, il S.Carlo di Napoli), chi lo percula, chi gli mostra come l’opera lirica ed il balletto siano vivi e vegeti senza bisogno di polmoni attoriali, chi lo invita addirittura, in modo da farsi una cultura.
Lui, nella sua uscita infelice, dice che è disposto a perdere 14 cent, il corrispettivo di valore che attribuisce alla sua community appassionata anche all’opera, ma l’impressione è che si sia trovato in un pasticcio ben più grande. C’è chi addirittura parla di perdita dell’Oscar – cosa improbabile visto che l’aggiudicazione a Los Angeles dovrebbe essere avvenuta precedentemente rispetto all’intervista. Sicuramente il caro Timothée, che ad onor del vero a me non ha mai convinto troppo, non ha fatto una gran bella figura da attore a sminuire delle arti performative che esistono da ben prima del cinema.
Diciamo che spesso diamo per scontato che gli attori siano artisti, persona interessate anche alle altri arti e per questo colte. Non è detto però che sia in effetti così. Solitamente la loro caratteristica principale è l’egocentrismo e forse questo è un po’ scappato di mano a Timothée nel suo momento d’oro.
Come sapete, io amo molto l’opera perché penso sia la forma più aderente all’opera d’arte completa di cui tanto parlavano gli artisti delle avanguardie. Nell’opera lirica si fondono il canto, la recitazione, la musica, talvolta la danza e le arti visive (scenografia, artigianato, sartorialità, luci). Tutto converge in uno spettacolo che viene calcolato in tutte le sue parti e per questo impeccabile in tutti i suoi aspetti. Questo rende l’opera uno spettacolo altamente immersivo a cui difficilmente si riesce a restare indifferenti, e ve lo dice una persona che ha portato all’opera moltissimi spettatori novelli che poi sono ci sono tornati più che volentieri. Poi nel caso specifico, parliamo di opera nei teatri statunitensi dove si investe con soldi a palate e le performance sono veramente di alto livello.
Insomma, dal mio punto di vista è molto più facile che ci scorderemo in un futuro lontano di Timothée Chalamet che dell’opera lirica … considerando anche gli anni in cui è “sopravvissuto”, per così dire, questo genere. L’opera infatti nasce in Italia all’epoca delle corti rinascimentali e viene inizialmente pensata come cerimonia per i fastosi matrimoni tra casate. Ovviamente la sua storia si evolve, lo spettacolo si trasforma ed oggi ancora esistono nuove produzioni che accompagnano il pubblico contemporaneo in una tradizione lontana. La sua esistenza è comunque assicurata da almeno 4 secoli. Chissà cosa è passato in mente a Chalamet, che pure ha madre e sorella ex ballerine! Era forse costretto ad andare agli spettacoli della sua famiglia da bambino e ne desiderava, lui in primis, l’estinzione?
Se ne subirà, in un ultimo affronto, una penalità più grande ancora, lo scopriremo la prossima settimana con l’assegnazione delle statuette. Fatto sta che sentire un attore parlare apertamente con così tanta spocchia ha un po’ palesato quello che in tanti del settore pensano: fare cinema è da superstar, fare lirica è da secchioni, fare prosa è da incompresi – ci sarà sempre qualcuno a remare contro la perfezione dello spettacolo.
Diciamo che, in generale, penso che sia opera che balletto abbiano in realtà goduto molto dell’uscita infelice perché si è palesato il pubblico affezionato che segue quei generi, diventano quasi una bandiera contro l’insensibilità di Chalamet. Magari si amplierà ancora di più in futuro, proprio grazie all’attenzione mediatica.
Tornando a noi, vi lascio un po’ di consigli per la settimana, visto che appunto la primavera si avvicina:
– la notte degli Oscar come dicevamo si avvicina e moltissimi cinema ripropongono i film candidati in lingua originale. Io personalmente vi consiglio di vedere Hamnet – fatto da attori che sicuramente sono entrati in un teatro in vita loro
– Sabato 14 marzo inaugurerà a Palazzo Strozzi la mostra su Marl Rothko, pittore statunitense che lavora con il colore. Io amo molto Rothko ed avrò la fortuna di visita la mostra domani con la Fondazione Palazzo Magnani. Il bello del mio lavoro.
– oggi esce invece sempre nei cinema E.1027 Eileen Gray e la casa sul mare, film sulla realizzazione della famosissima villa E1027 in costa azzurra, ma soprattutto sul rapporto tra Gray e LeCorbusier, che si è reso protagonista di uno spiacevole episodio da maschio eterobasico. Se non vi ricordate questa storia, la potete recuperare all’articolo Pasqua con chi vuoi.
Non mi resta che augurarvi buon weekend!
Enjoy!
F.T.
Lui è molto più bravo di Chalamet: https://wwayne.wordpress.com/2020/03/01/un-uomo-coraggioso/. Sei d’accordo?
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