Eccoci qui,
all’inizio di questo agosto, fortunatamente nemmeno troppo caldo.
Vorrei dirvi all’inizio delle ferie, ma non è così, come ormai forse sapete le mie ferie si svolgono principalmente a settembre (per fortuna a mio modesto avviso) e così, mentre attendo trepidante il momento del riposo e della pace assoluta, rifletto su quanto frenetici siano stati gli ultimi mesi.
Sì, perché per un motivo o per l’altro, agosto non segna l’inizio delle mie ferie, ma segna sicuramente la fine di un’intensa stagione di concerti, vuoi per diletto vuoi per lavoro, iniziata il 9 giugno e terminata il 27 luglio. Credo che questa sia stata l’estate in cui ho assisto a più concerti in assoluto. Sicuramente complice il fatto che questo 2023 è il primo anno che possiamo effettivamente classificare nell’era post-Covid, con il ritorno delle piazze e dei grandi eventi in giro per le città. In Italia poi quest’anno sono venuti tantissimi artisti che io aspettavo di vedere da tanto e non ho voluto farmi sfuggire l’occasione, anche se questa stagione di concerti non è stata esente da polemiche e critiche in giro per la penisola.
Al primo punto spunta su tutti il costo esorbitante di questi spettacoli. Io personalmente non farò ora il mio solito viaggio annuale e perciò ho scelto di investire sulla musica, ma sicuramente tra biglietti, spostamenti, tolken e così via, i totali di spesa non sono sicuramente bassi.
Oltre ai prezzi, sono state sollevate molte critiche da parte delle testate musicali soprattutto, al fatto che questi concerti, sicuramente spettacolari, sicuramente imperdibili, sicuramente unici, peccassero tuttavia non poco in organizzazione. Diffusione musicale non sempre ottimale, visuali offuscate e difficili, date uscite all’ultimo, si è lasciato più spazio alla quantità che alla qualità forse e il pubblico non ne ha giovato sicuramente.
Pare poi infine che questa grande ripresa dello spettacolo dal vivo, nella nostra era di puro consumismo, abbia fatto nascere nuove branche del commercio, come quella ad esempio della “Moda da festival”. Influencers, modelle, personaggi dello spettacolo che partecipano a questi eventi per indossare gli ultimi capi delle maison e scatenare la corsa al look da festival. Kate Moss docet insomma, ma mentre a Glastonbury gli stivali di gomma d’obbligo dettavano moda per il carisma ed il look finto trasandato della modella, ora c’è un vero e proprio marketing che sembra essere diventato quasi come una seconda settimana della moda.
Insomma intorno ai concerti oggi gira molto di più, o forse è sempre stato così eravamo solo noi ad essere più ingenui. Quello che io posso dire è che con un paio di accortezze (biglietti PIT, panini portati da casa, carsharing) mi sono sinceramente entusiasmata per degli artisti fantastici senza troppi sbatti.
Lascio ogni altro giudizio o approfondimento a voi.
In realtà, come al solito, mi perdo e non era di questo che volevo parlarvi, bensì tornare sul mio argomento preferito, ovvero l’assetto scenico di queste operazioni.
Quali sono stati i concerti più spettacolari della storia?
Vi sembrerà strano, ma quando si parla di spettacolarità di un evento, si pensa subito al numero di spettatori. E così i concerti più spettacolari diventano quelli più partecipati. Sicuramente la componente umana in uno spettacolo dal vivo come il concerto è fondamentale, perché è l’elemento che restituisce la vastità del rapporto tra performer e pubblico. Però io sono interessata all’evento scenico e vi riporto pertanto qui sotto quelli che sembrano essere stati i concerti più spettacolari del secolo
WOODSTOCK
Non potremmo nemmeno parlare di festival se non ci fosse stato Woodstock. Sembra che per questo evento la casualità abbia avuto la componente maggiore.
Siamo nel 1969, nella contea di Orange, nello stato di New York ed il festival in oggetto dovrebbe essere un festival provinciale di musica e divertimenti con non più di 50.000 persone. Gli agenti locali, ritenendo che nell’area assegnata non ci fossero le possibilità di adempiere alle norme di sicurezza, spostano il festival in un campo noleggiato da due proprietari terrieri nella contea di Bethel, che in realtà è a 69 km dal paese di Woodstock. La line up prevede più di 30 artisti più o meno conosciuti: Jimi Hendrix, Santana, Janis Joplin, The Who, Richie Havens, Joe Cocker, Johnny Winter, Jefferson Airplain, The Grease Band, Bob Marley. La voce si sparge velocemente ed alla spicciolata arrivano più di 500.000 persone.
E’ così che Woodstock diventa il concerto dei record, per numero di visitatori, per la durata delle singole performance, per la durata del concerto stesso (tre giorni), per la sua gratuità (ad un certo punto gli organizzatori non furono più in grado di gestire gli ingressi) e perché fu il primo evento dotato di slogan e logo proprio. Sì perché ben presto questo grande assembramento si trasformò in un gigantesco appello da parte dei giovani americani all’amore ed alla pace, rinnegando la guerra in atto in Vietnam.
Tra i record possiamo anche annoverare quello di evento più disastroso mai visto: il suono era pessimo, l’organizzazione era pessima, il maltempo colpì la contea e la pioggia fece saltare diversi cavi, inoltre ci furono diversi tafferugli, disordini e feriti. Se non ci fosse stato però non saremmo qui a parlare di festival e concerti, perché Woodstock ha davvero segnato un prima ed un dopo negli spettacoli musicali dal vivo.
GLASS SPIDER TOUR – David Bowie
Dobbiamo spostarci di qualche decennio, tuttavia non poteva che essere lui, il re della teatralità, ad essere il primo a portare in scena un’elemento gigante. Il Glass Spider Tour infatti si caratterizzò per essere il primo tour che nel 1987 girò con una scenografia gigante che corredava il palco. In particolare l’elemento scenico era, come si intuisce dal nome, un ragno gigante, e questa spettacolarità non fece altro che aprire la strada alla scenografia da concerto, solitamente formata da sole luci.
A MOMENTARY LAPS OF REASON TOUR – Pink Floyd
Solo due anni dopo, nel 1989, i Pink Floyd non usano grandi scenografie, ma realizzano uno degli spettacoli più unici di sempre suonando a Venezia in laguna. I Pink Floyd, da bravi architetti (sì anche loro), non sono nuovi a location spettacolari per i loro concerti, in particolare nel nostro paese, ma in questa occasione si superano suonando su di un palco galleggiante allestito nel bacino di S.Marco. Gli spettatori, circa 200 mila, sono accampati sulle rive o stipati in imbarcazioni e gondole in laguna, per essere il più vicino possibile ai loro idoli.
Sicuramente un concerto spettacolare che ha segnato l’inizio di altre esperienze del genere, come nel rinominato The bigger bang, tenutosi sulle spiagge di Copacabana a Rio de Janeiro, dove nel 2006 i Rolling Stones hanno segnato il record di presenze (si stimano 1,2 milioni di persone) ad un concerto gratuito.
360° TOUR – U2

Arriviamo così agli anni 2000, al 2010 precisamente, ed ad un dispendio di denaro mai visto per i concerti. Gli U2 per primi organizzano questo tour spettacolare, così rinominato proprio per la caratteristica di avere una scenografia a schermi che permetteva una visuale totale a 360° appunto. Le spese del gigantesco artiglio che sovrastava la band sono state ripagate dagli incassi, il tour infatti è stato quello più proficuo di sempre, superato solo recentemente da Ed Sheeran.
THE RESISTENCE – MUSE
Arriviamo così ai Muse, una delle mie band preferite che però ancora non ho purtroppo visto dal vivo. Questo tour segna l’avvento degli anni 2010 con la spettacolarizzazione dei concerti che diventano veri e propri spettacoli anche dal punto di vista visivo. Ci sono molti artisti in realtà a partecipare a questo avvento: Lady Gaga, Beyoncé (che nel suo tour del 2013/14 indossa solo costumi firmati per lei prodotti), Kayne West, e così via. Gli artisti più affermati cominciano ad accaparrarsi fior fiore di scenografi che si spostano da opera o prosa per dedicarsi ai concerti. I Muse per The resistence scelgono Es Devlin, la scenografa vivente più brava del pianeta terra. Lei lavora da sempre con il modulo della scatola scenica e qui e le sue scatole si aprono per diventare scrigni luminosi per i quattro musicisti.
Questa esperienza lancia Es Devlin come artista, tanto che firmerà poi molte altre scenografie di grandi artisti oltre alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Londra del 2012.
Con lei arriviamo alle esibizione del Coachella di quest’anno, dove il sodalizio con The Weekend porta praticamente alla realizzazione di una scenografia propria di un’arena di Verona.
Questi i concerti più spettacolari dal mio punto di vista, senza voler considerare bravura o numero di spettatori, che tuttavia spesso vanno di pari passo.
Spero di averi incuriosito e concludo dicendo che se c’è una cosa che non può che vederci d’accordo è il fatto che i festival musicali facciano davvero estate!
Aspettando la conferma del Primavera Sound a Torino vi auguro una splendida, musicale e gioiosa estate!
Enjoy!
F.T.





