FINALMENTE DAVID!

Eccoci qui,

di venerdì 17 a sfidare l’algoritmo e la sfortuna. Cosa ci sarà di così ingente da commentare direte voi … gli Oscar? No, molto di più: il Pritzker Prize, il Nobel dell’architettura. Potevo forse esimermi io? Certo che no, in particolare quando a vincerlo è uno dei miei architetti preferiti: Sir David Alan Chipperfield.

Partiamo con il dire che non sapevo che Chipperfield si chiamasse anche Alan e che fosse stato insignito del titolo di Sir. Questo vi darà sicuramente degli indizi sulla sua provenienza e formazione: David nasce a Londra nel 1953 e si laurea alla AA (Architectural Association), manco a dirlo, nel 1978. Tuttavia Chipperfield per molto tempo e tuttora viene considerato uno straniero in patria. Molto più affine all’architettura tedesca ed italiana, in generale europea, è considerato l’erede stilistico di Mies van der Rohe, che solo questo basterebbe come motivazione per qualsiasi premio.

I suoi maestri però, a Londra, sono Douglas Stephen, Richard Rogers e Norman Foster, da cui nel 1984 si separa per creare il proprio studio di architettura. La sua architettura pulita ed essenziale è quasi orientale, nello spirito più che nella forma effettiva, forse è per questo che la amo particolarmente. Chipperfield come dicevo, è straniero in patria per molto tempo. Nel Regno Unito non riesce infatti ad ottenere le opportunità che gli vengono offerte altrove. Suo unico lavoro degno di attenzione è lo showroom per Issey Miyake a Londra, sempre per via delle coincidenze e delle affinità elettive. Non chiedetemi chi sia Miyake che vi rispedisco alla lettura dell’articolo sul cambio dell’armadio. Questo naturalmente è stato il primo di vari showroom e flagship stores, Chipperfield è particolarmente amato dagli stilisti, anche italiani (Valentino, Dolce & Gabbana).

In Giappone poi David si trasferisce per quattro anni, dal 1988 al 1992, lavorando per la sede della Toyota. La cosiddetta grande occasione arriva però a Berlino, con il concorso per il Neues Museum nel 1993. Grazie a questo intervento che si concluso solo nel 2009, si guadagna una fama meritatamente internazionale, oltre che una seconda patria perché in Germania continuerà a lavorare moltissimo. Una delle sedi del suo studio è a Berlino e qui è sua anche la ristrutturazione di quel capolavoro dell’architettura che è la Neue Nationalgalerie. Qui si è inventato un intero piano ipogeo pur di non toccare l’essenzialità della struttura di Mies van der Rohe, replicando praticamente il suo schema ad un livello inferiore.
Poi vi racconterò anche di quando ho fatto una fila di un’ora e mezza per visitare una bellissima mostra di Klee al suo interno, ma non è questo il giorno.

Neues Museum, Berlino
Neues Museum, Berlino

Neue National Galerie, Berlino

Non solo Germania però, forse non molti sanno che Chipperfield ha una seconda casa anche in Italia, con uno studio anche a Milano. Sono moltissime infatti le sue opere nel nostro paese e se volete onorare il suo premio in quest’anno potete farlo ampiamente. David inizia a lavorare nel nostro paese nel 1992 con i concorsi per l’Ospedale di Santa Maria della Scala a Siena (1992, insieme a Rogers), per il centro storico di Salerno (1998) e per l’ampliamento del cimitero di Venezia (1998). La sua opera più famosa forse è però il MUDEC – Museo delle Culture a Milano. Progetto meraviglioso inaugurato nel 2015, si colloca in un ex area industriale acquistata dal comune di Milano negli anni ’90. Il MUDEC è uno spazio museale fluido, ma è anche una rinnovata area urbana che comprende non solo il museo, ma anche i suoi uffici, un ristorante stellato, una caffetteria ed un auditorium, oltre ad un cortile privato ricavato negli spazi della fabbrica.

MUDEC, Milano
MUDEC, Milano

Chipperfiel, agli inizi della sua carriera, fu tra i fondatori della 9H Gallery a Londra, che promuoveva l’arte e l’architettura e si fece portavoce in particolare di diffondere la conoscenza di alcuni architetti considerati artisti. Tra questi Terragni e secondo me c’è molto di lui nel MUDEC. Ovviamente in una veste diversa, più contemporanea, ma la sua capacità di rendere organici materiali e spazi che non lo sono per loro natura riecheggia nel MUDEC che sembra un tempio quando si entra e si percorre a lunga scalinata che porta alle sale (scale che sembrano essere peraltro il suo tratto distintivo principale). Chipperfield infatti, seppur nella sua pulizia formale, reinterpreta i grandi classici. Non aderisce al post moderno ed è meno tecnicistico dei suoi maestre Rogers e Foster. E’ come se raggiungesse la stessa ieraticità dell’architettura antica attraverso strumenti moderni.

Al momento nel nostro paese sta lavorando ad due importanti progetti: uno sempre a Milano, l’arena per le Olimpiadi del 2026, l’altro a Venezia in piazza San Marco, le Procuratie vecchie. Speriamo arricchisca ancora di più il nostro paese di nuove opere.
Io nel frattempo spero di avervi incuriosito e di spingervi a visitare alcune sue opere.

Procuratie Vecchie, Venezia

Una persona saggia un tempo mi disse che avevo scelto una strada lunga perché si è giovani architetti a cinquant’anni. Se è così è giusto che il Pritker arrivi a Chipperfield soltanto ora. Lunga vita a lui, lunga vita alle cose belle!

Enjoy!

F.T.

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