Il magico mondo di Wes e Juman

Eccoci qui!

Ieri ha chiuso il suo fortunatissimo corso la mostra “Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori” curata da Wes Anderson e Juman Malouf. Lui è il regista di film meravigliosamente ovattati, lei designer e moglie, dicono sia assolutamente simile per gusti estetici e cromatici. Non c’è bisogno di dire che io pagherei per vedere la loro casa … ma, direte voi, perchè ci parli ora della mostra del secolo se è terminata? Perchè ci ha pensato la Fondazione Prada a comunicare ai quattro venti tutto quanto ha speso per realizzare un’operazione del genere, beati loro, ed io vorrei darvi per una volta soltanto la mia impressione.

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Credo infatti che l’evento sia stato veramente comunicato a profusione e forse c’è già qualcuno tra voi che ha conosciuto di persona quanto andrò a spiegare. A posteriori i pareri di chi ha visto la mostra, inclusa negli spazi dorati e giustappostissimi della Fondazione Prada (progettata da OMA Rem Koolas), sono assolutamente discordanti.
C’è stato chi l’ha amata alla follia, chi al contrario avrebbe voluto produrre istantaneamente un rito purificatore bruciando la maledetta brochure delle didascalie, che neanche la Vecchia a capodanno!
Come è possibile? Dove mai avrà sbagliato Wes?!? Lui non può sbagliare!!!!!

 

Io mi sono fatta questa idea che cercherò di porre con tutti i suoi pro ed i contro. La mostra sicuramente non è di facile portata e fruizione. Si intuisce immediatamente che è un’operazione, come vi dicevo prima, possibile grazie ad un’infinita quantità di risorse, che difficilmente qualsiasi altra istituzione, soprattutto se pubblica, potrebbe racimolare. Tuttavia in questo caso, il lusso diventa fruibile e l’estetica scelta per la selezione è quella dell’esteta per eccellenza.

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Appena entrati ci si imbatte immediatamente in un passaggio che ben presto si scopre essere un pannello espositivo dietro cui si aprono una miriade di altri pannelli, vetrine, nicchie, colonnine su cui sono esposte opere assolutamente variegate, dalla conchiglia ai ritratti rinascimentali, dalla statuetta di giada romana alla sagoma di cinghiale della Papua Nuova Guinea, dalle spade ai modellini teatrali compresi di costumi. Tutto è avvolto dal buio e le opere si presentano esposte come in grandi lightbox. La gente è tantissima, il libretto scritto fittissimo e devo ammettere che una certa difficoltà di comprensione inizialmente c’è stata, poi ho deciso di abbandonare tutto, sequenze, percorsi, senso di accostamento delle opere, ho seguito solo il mio stupore e la mia curiosità ed ho scoperto cose bellissime!

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La valigetta tipo dei maghi dell’Ottocento, una valigia porta-armatura coreana, un porta copricapo da vescovo, degli occhiali protettivi vichinghi, l’uomo irsuto insieme a tutta la sua famiglia, il gigante ed il nano ritratti a grandezza quasi naturale, dei dadi con le note musicali al posto dei numeri, un contenitore di piume … potrei continuare per ore. Il tutto organizzato cromaticamente, senza alcun senso di accostamento storico o concettuale. Credo che questo sia stato il motivo di maggior spaesamento da parte del pubblico che forse rende la mostra per addetti ai lavori che invece si stupiscono della ricchezza di contenuti e tesori appunto, seppur casuali. La mostra infatti è organizzata come una vera e propria wunderkammer, una camera delle meraviglie, e, nonostante sia contenuta in una sola sala, andrebbe visitata come un grande musei ricco di collezioni. Come il Kunsthistorisches Museum di Vienna, da dove la maggior parte degli elementi arriva.

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Io credo che la realtà sia che la mostra presenti a livello espositivo quello che, da parte di un artista, un regista, uno scenografo, un costumista è il percorso creativo. La continua ed instancabile ricerca di piccoli tesori che agli occhi degli altri non hanno grande valore, mentre nel tuo insieme mentale sono pieni di significato. Gli oggetti diventano fonti di ispirazione e riferimenti importantissimi per indirizzare la creatività. Per questo forse troviamo anche un giovane Shreck leggermente più azzurro oppure i costumi originali di una commedia di Ibsen.

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Certo è che di questi tesori ne sono pieni stracolmi anche i nostri musei, allora perchè dovremmo aspettare Wes Anderson quanto anche noi potremmo creare la nostra collezione immaginaria e fantastica. Sicuramente l’operazione rappresenta una via originale e lussuosa di presentare una collezione storica, una acutissima idea di catalizzare l’attenzione su di un grande museo, ma forse alcuni segreti non andrebbero mai svelati altrimenti si perde la magia.

Io vi invito allora a vivere il 2020 con la stessa curiosità di Wes e Juman, magari con meno accanimento sui cromatismi, ma con la stessa frivola profondità estetica che a forza di cercare nell’antico, crea qualcosa di nuovo. Io il mio personale sarcofago di topo ragno l’ho trovato.

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Enjoy

F.T.

4 pensieri su “Il magico mondo di Wes e Juman

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