Oh Porto!

Eccoci qui!

Come nella migliore tradizione, la mia vita subisce ormai da qualche anno un buco spazio-temporale da settembre a dicembre, da cui riemergo soltanto all’inizio dell’anno nuovo! Perciò buon 2018 a tutti! Siete pronti per nuove avventure?

Inutile dirvi che avevo in mente da mesi di scrivere questo articolo, per condividere quella che più che una sorpresa, è una conferma per me. Poi sopraggiunse la mole di lavori, i fugaci weekend a trovare amici (fugaci, ma utilissimi per qualche nuovo consiglio/post), le inaugurazioni, le visite guidate, i nuovi sopralluoghi e … toh è Natale … ops è capodanno … ecco sono malata!
Serviva insomma giusto qualche giorno di repentina malattia per riuscire a sedermi, raccogliere idee ed immagini, e, finalmente, parlarvi di un bellissimo viaggio fatto sul finire dell’estate, che spero possa invogliarvi ad inizio anno, a qualche buon proposito di avanscoperta.

Oggi vi parlerò di una città che mi ha colpito fin dalla prima volta in cui vi sono arrivata: Oporto (o Porto … insomma … ecco).
La mia prima visita risale ormai a più di 10 anni fa, al 2001, quanto da giovane teenager feci un viaggio in Portogallo con i miei genitori ed una famiglia amica, toccando diverse città di questa nazione così diversa dalla vicina Spagna. Tutti rimasero affascinati dallo splendore di Lisbona, dalle sue terrazze, dagli oleandri per strada, dalla sua eleganza decadente, oppure dalle grandi architetture gotiche dei conventi e delle università, dalla storia dei templari, dalle strade strette e caldissime con le pietre bianche. Io no. Io rimasi colpita dalla città lasciata per ultima, una città portuale, più nordica ed industriale della capitale e decisamente lontana da qualsiasi altra idea di mediterraneo possiate immaginare. Già lì, dovevo capire che qualcosa non andava per il verso giusto.

Allora studiavo lingue al liceo scientifico, vennero poi gli studi in architettura e scenografia, la conoscenza e l’avvicinamento a linee estetiche minimali e contemporanee ed il mio grande amore per il nord. Tutto ciò in parte giustifica quel bel ricordo che avevo della città che mi sembrava più vicina a Bristol che a Lisbona. Ricordo che è stato confermato quest’anno da questo secondo viaggio in Portogallo, con il mio ragazzo ansioso di conoscenza, mentre io cercavo linee con cui unire i puntini della memoria.
Vi dirò che la realtà ha di gran lunga superato le mie aspettative!

Porto è la città capitale della zona del Douro, fiume che percorre la regione dandole anche il nome. Più a Nord c’è solo il Mihno, confinante con la Spagna, ma più vicino all’Inghilterra sia come clima che come territorio (troverete Mehnir). Non solo, anche gli scambi commerciali con il Regno Unito resero ben presto nella storia, le due nazioni amiche, soprattutto per quanto riguarda i mercanti di vino. Porto è famosa infatti per le sue cantine, che raccolgono le uve per fare il famoso omonimo vino, proprio lungo le terre bagnate dal Douro, e gli inglesi, a cui era proibito il commercio con la Francia, fondarono proprio qui redditizie attività che durano tutt’ora, come le cantine Taylor’s e Graham’s.
Porto fu anche la città che diede i natali al famoso Henrique il Navigatore, che fece del Portogallo una potenza mondiale e si guadagnò negli anni la fama di città “ribelle”, perchè dal 1750 ospitò il più alto numero di rivolte nel paese … sapevo che da qualche parte avrei trovato risposte ai miei istinti primordiali!

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Oggi però Porto è conosciuta soprattutto come città romantica, con il suo fiume e le cantine in cui sorseggiare vino guardano la Ribeira, ovvero il suo centro storico caotico e decadente, con le case tutte colorate, patrimonio Unesco. La città perfetta per trascorrere un weekend in coppia o tra amici, passeggiando tra le stradine in cerca di un po’ di sano spirito bohemien al di fuori di Parigi.
Per quanto mi riguarda, l’idea del weekend è ottima, non si può paragonare però il decadentismo di Porto a quello di Lisbona, giusto tre ore di treno più in là, e, soprattutto, non si può ignorare la sua vocazione industriale ed il suo essere così archi-friendly!

Sì, ho appena coniato un nuovo termine, perchè mi sembra davvero la definizione più adatta a questa città, che ha saputo rinnovarsi, facendo di sè stessa uno dei luoghi più visitati  e culturali del Portogallo, pur essendo più piccola e dalla storia più recente, rispetto ad altre località. “Porto è la nuova Berlino” … ora capisco tante cose e ad ogni modo, le parole non sono mie, bensì di un articolo recentemente uscito sul mio amato giornale di architettura Living (vi lascio il link sotto se interessa).
Si parla della città in questi termini, in quanto accanto agli edifici diversamente rinnovati, per così dire, del centro storico, sono sorte infrastrutture, quali una veloce linea metropolitana, nuovi edifici ed attrazioni culturali firmate dai più grandi nomi dell’architettura contemporanea. Questo processo di rinnovamento urbano, che tralascia saggiamente il centro storico più conosciuto, ha alla base non una, ma ben due figure universalmente riconosciute: Álvaro Siza Vieira ed Eduardo Souto de Moura.

Non uno, ma ben due architetti contemporanei. Non uno, ma ben due premi Pritzker.
Vuoi che non lascino proprio traccia nella loro città natale? Álvaro Siza, è davvero una delle figure più significative dell’architettura contemporanea, nato nel 1933 a Matosinhos, paese portuale appena poco distante dalle foci del Douro, ha posto indiscutibilmente le basi per quel minimalismo, per così dire mediterraneo, che ha interessato moltissime altre figure portoghesi e spagnole nel corso del secolo e che ancora oggi, dirige le linee di rinnovamento urbano del sud dell’Europa. Souto de Moura, nasce invece nel 1952 nella stessa Porto, e, a parte il nome buffo che mi ha permesso da sempre di ricordarlo, di Siza è stato collaboratore dopo essersi diplomato all’accademia di belle arti, fino a divenirne l’assistente, proprio all’università cittadina, per un decennio. Io sono fermamente convinta che i luoghi non solo ci accolgano, ma ci influenzino e formino, credo anche però che, in questo caso specifico, queste due figure abbiano saputo dare, non solo all’architettura contemporanea, ma in primis alla propria città, moltissimo. La loro passione e la loro professionalità trasuda nella Porto contemporanea che ha cambiato volto proprio grazie alla loro audacia.

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Io credo di amare così tanto questa città proprio per questo, perchè è il simbolo evidente di come l’architettura influenzi il nostro modo di vivere e, viceversa, di come l’amore per questa disciplina possa cambiare il destino dei luoghi, possa farli rinascere rendendoli sempre nuovi. Come dicevo, è come se nella città esistessero in realtà due città: una Porto turistica, quella della Ribeira e delle cantine di Vila Nova de Gaia, e una Porto reale e contemporanea, costellata da architetture di questi due architetti straordinari.
La linea di demarcazione è Avenida da Boavista, dove si trova un altro monumento dell’architettura contemporanea, la Casa della Musica di Rem Koolhaas (che meriterebbe un post a sè per lo splendore, non tanto della costruzione, quanto del concetto). Se la percorrete troverete moltissimi edifici contemporanei, non solo di Siza e Souto de Moura, ma anche di Fernando Távora, maestro di entrambi. Per chi ha bisogno di una mappa, perchè ha paura di vagare senza meta, all’ufficio del turismo di Porto, vi forniranno un itinerario per ognuno dei tre architetti, con indicati gli edifici cardine, sia palazzi, che fondazioni che ville private.

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Ora … già il pensiero di avere degli itinerari tematici di architettura contemporanea in città, a me personalmente entusiasma! Non finisce qui però … la passione per l’architettura in città si manifesta anche attraverso tour guidati, come il The Worst Tours – theworsttours.weebly.com, idea di tre architetti di Porto che un po’ per passione ed un po’ per necessità hanno deciso di mostrare la loro città nel modo meno turistico e più realistico possibile.
A Matosinhos invece nella casa di famiglia di Álvaro Siza, da lui stesso ristrutturata negli anni ’60, è ospitata la Casa da Arquitectura, dove un’associazione promuove la disciplina ed organizza mostre e visite guidate. Questo almeno fino al novembre scorso, quando la Casa da Arquitectura ha trovato spazio nella sua nuova sede, in una porzione del complesso edificato tra il 1897 e il 1901 da Menéres & Companhia, originariamente destinato alla Real Companhia Vinícola. L’inaugurazione, durata tre giorni, è stata coordinata nelle sue conferenze, dall’architetto italiano Roberto Cremascoli ed ha visto la partecipazione, tra gli altri, proprio di Souto de Moura.

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Ph. ITS.Ivo Tavares Studio

A Porto insomma l’architettura è ancora un introito ed è davvero valorizzata. Nonostante le polemiche di chi dice che prima dell’architettura debba venire l’urbanistica (cosa su cui sono totalmente in accordo) e che quest’ultima, al contrario, non sia adeguatamente valorizzata, qualcosa perlomeno si muove e caratterizza la città.

Per quanto mi riguarda, spero di avervi invogliato davvero a visitare questa città o a tornarci con nuovi occhi! Il vostro itinerario architettonico si aprirà ben presto, considerando che le stazioni della metropolitana sono progettate proprio da Souto de Moura. Vi consiglio tuttavia di proseguire un po’ per la linea, in modo da poter osservare dall’alto i quartieri delle Abitazioni Collettive di Bouça, vicino alla fermata di Lapa, progettate da Siza dopo la rivoluzione dei Garofani degli anni ’70 per venire incontro alle richieste di edilizia popolare, ora ampiamente decorate dalla guerilla art più veritiera.

Metro

In pieno centro invece, nella famosa zona di rua dos Clérigos, si trova il Centro Portoghese di Fotografia, un ex-carcere adibito ad edificio espositivo contemporaneo da Souto de Moura. Originale nella struttura, interamente conservata, e nei nuovi allestimenti. Di fronte troverete una magnifica piazzetta sollevata che vi farà vedere da vicino i tetti di Porto, sorseggiano un’ottima White Sangria al piccolo chiostro “BASE“, fantastico luogo dove passare un’oretta di relax dopo una giornata in giro, tra gli olivi ed il prato curato, ed ottimo punto di partenza verso i locali di Rua das Carmlitas.

Centro di fotografia

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Molto più distante invece si trova il Museo de Arte Contemporânea, ancora una volta di Siza. Nota anche come Fondazione Serralves, in quanto ospita una casa, villino in stile art déco, ed un parco omologhi, è un vero pezzo da novanta dell’architettura contemporanea. Entrambi i musei, la nuova costruzione e la villa storica, possono essere visitati con lo stesso biglietto, ma, per quanto mi riguarda, nulla uguaglia la grande ed articolata struttura bianca di Siza.
La sua commistione con il parco, la diffusione sul terreno, la presenza di grandi pareti finestrate che fanno apparire anche all’interno il verde che la circonda, l’articolazione degli spazi ed  il loro allestimento attuale, ad opera di uno studio contemporaneo portoghese, valgono davvero la visita e permettono di comprendere la portata dell’architettura di Siza in un grande edificio pubblico.
Ho sempre pensato che l’architettura mediterranea, con i suoi tetti piani, l’intonaco chiaro alle pareti, le aperture ed i chiostri che aiutano la ventilazione, fosse naturalmente portata ad una traduzione contemporanea. Tuttavia, se non ci fossero state figure come quella di Siza, in grado di tradurre questa tradizione in un linguaggio contemporaneo effettivo, aggiornandolo in materiali e sintesi delle sue forme, forse non ci sarebbero stati tutti quegli esempi, soprattutto nella vicina Spagna, che noi studenti di architettura abbiamo seguito ed amato, e che hanno permesso di trasformare le nostre città senza sfigurarle.

Serralves

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Non vi svelerò altro, se non che il quartiere della fondazione è veramente splendido, pieno di verde e ville stupende, e le collezioni, naturalmente, sono contemporanee.
Spero comunque di avervi stimolato e di avervi messo una piccola pulce nell’orecchio che continui a ripetervi di partire o programmare eheh.
Io, come buon proposito per il 2018, mi pongo di cercare di essere molto più presente, nonostante gli impegni, anche con qualche piccolo buon consiglio … il chè si potrebbe tradurre con un più semplice “smettila di essere logorroica perdendo pomeriggi a scrivere”. Intanto, semplicemente e come sempre

Enjoy

F.T.

Qui lascio il link all’articolo interessantissimo di Living sulla città:
http://living.corriere.it/city-guide/design-tour/porto-cosa-vedere/

Un consiglio goloso invece è quello di far visita al bellissimo Ponto 2, vicino alla fermata della metro “Casa da Musica” per una colazione davvero meravigliosa!!!!
https://www.facebook.com/ponto2porto/ 

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4 pensieri su “Oh Porto!

  1. Quanto mi intrigherebbe ritornare in Portogallo! Mi piacerebbe proprio!
    Ci sono stata solo una volta un paio di estati fa. Ci siamo fermati a Lisbona qualche giorno , poi siamo andati una settimana a sud e poi ritornati a Lisbona.
    Praticamente ho ancora tutto da vedere! 😉
    Ma l’idea di andare a Porto mi stuzzica veramente tanto! Non per ultima la libreria Lello e Irmao.
    A titolo informativo, trovi voli diretti per Porto?

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    1. Il Portogallo è davvero meraviglioso! Noi siamo partiti da Porto ed arrivati a Faro quest’estate, un po’ con il treno, un po’noleggiando un auto.
      Il nostro volo su Porto all’andata era diretto sì, da Bologna con Ryanair (appena in tempo ahah), ma credo ci siano anche voli diretti EasyJet. Porto e Lisbona sono davvero facilmente raggiungibili.
      Ti auguro di tornarci presto!

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      1. Grazie! Beh potendo eviterei con Ryanair…
        In famiglia nel giro di 20 gg ci ha fatto saltare tre voli quando è successo il patatrac….adesso riguardo con EasyJet anche se non vedo diretti. GRAZIE!!

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