Mito

Eccoci qui,

un po’ distratti ultimamente, perciò perseveriamo con l’evasione e parliamo di MITO! Dove per Mito non intendo la tratta Milano Torino, bensì un mito … una persona ed un classico.

Mito, per quanto mi riguarda è Robert Wilson, architetto, meglio noto come regista e scenografo, e mitica è la sua Odyssey, non solo perchè ci parla di Odisseo e del suo viaggio, per l’appunto mitico.

Per chi non conosce il lavoro di Bob Wilson, posso brevemente dire che è un artista asettico ed esteta, che plasma ogni produzione con la propria firma, esattamente come fanno le Archistars. Non è lui ad adattarsi alle opere, ma sono esse, Traviata, Macbeth o Odissea che siano, ad adattarsi alla sua narrazione “illuminata”, un po’ in tutti i sensi in questo caso.
Wilson, americano, ha cominciato a lavorare negli anni Settanta e si è affermato con lo spettacolo Einstein on the Beach, musiche di Philip Glass, meraviglioso, un viaggio di 6 ore ininterrotte … il giorno in cui vidi più sagomatori che in tutta la mia vita! La sua estetica sul palcoscenico è pura, i movimenti degli attori controllati, le luci perfette, i costumi meravigliosi nel loro look cyber gothic.

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Chi lo conosce, invece, ora addurrà che i suoi spettacoli sono troppo misurati e precisi, che solitamente non dovrebbe essere il testo ad adattarsi al regista, bensì il contrario e sopratutto che è facile fare teatro con le disponibilità che a lui vengono date (o che si prende rispetto ai teatri in cui rappresenta).

Tutto vero … fatto sta che, nel momento in cui ti trovi davanti alle sue famose silhouettes o alla giustapposizione degli elementi sapientemente illuminati in scena, quasi sempre ti ritrovi a fare “oooohhhhh”, tornando all’età di 5-6 anni ed io credo che il teatro, in particolare la scenografia, in fondo esista per questo. Uno spettacolo riuscito è in grado di stupirti, facendoti rimanere senza parole e Bob in questo è proprio bravo! Inoltre sono le messe in scena più misurate e precise ad essere quelle di più difficile realizzazione.

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Direte voi, sì ok, ma è asettico, tutto bianco o blu, tutto perfetto, nessuna sbavatura, mai! Ancora una volta vero, perciò non adatto, a mio avviso, ad alcune opere. Però poi ti trovi davanti ad un mito classico, una storia fuori dal tempo, che verrà raccontata per sempre e che per sempre trasmetterà principi ancora validi. Ecco, Bob sembra avere la capacità di trasformare un classico in classico … nel senso che già il viaggio di Odisseo è di per sè epico, lo spettacolo non può che diventare altrimenti. Una performance di 2 ore e 50 minuti interamente in greco, che non ti fa perdere per un momento l’attenzione.
Incontriamo tutte le donne sedotte ed abbandonate da Odisseo, tutti i suoi più o meno mostruosi nemici, perdiamo uno ad uno i suoi compagni, piroettiamo con gli dei senza smarrirci mai (noi … basta Odisseo in fondo!).

Donne di Ulisse

Gruppi

Tutto si svolge in un tempo fuori dal tempo ed io credo che sia per questo che i suoi progetti più riusciti siano questa Odissea e gli Shakespeare Sonette (a parte quelli da lui appositamente coniati con musica e drammaturgia propria). Dei testi che sono già classici, a cui si dà una rappresentazione figurativa raffinata ed elegante, sempre valida perchè priva di ogni elemento decorativo specifico. In questa dimensione onirica, i miti, quelle storie sempre vere ed affascinanti, trovano la dimensione perfetta per confermarsi tali. Un mito alla seconda!

Per questo io amo l’arte di Bob Wilson, perchè di arte tecnica si deve parlare nel suo caso, non di sola rappresentazione. Amo i suoi costumi puliti dalle trame materiche, amo le sue luci perfette di cui non capisci mai la provenienza, amo i suoi par sparati a linea dietro al pvc, amo quell’atmosfera fiabesca che ci fa entrare come in un gigantesco carillon dai suoni metallici.

Amo questa rappresentazione perchè nella sua perfezione sembra un gioco, cosa che non è affatto nella realtà, ma che noi spettatori percepiamo come tale, come se avessimo una piccola chiave per azionarlo, quasi fossimo Alice nel paese delle meraviglie.
Ormai voi lo sapete, a me piace tanto sognare, soprattutto ad occhi aperti, quindi non posso che amare quest’uomo e le sue creazioni.

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Anche se le immagini non rendono affatto il senso dello spettacolo (certo c’è anche chi dice che Bob Wilson rende più che in fotografia che dal vivo, ma diffidate sempre da chi vi dice che uno spettacolo è meglio stampato su carta!), spero che con queste poche fotografie trovate su internet, possiate sognare un pochino anche voi … se preferite farlo seriamente, perchè i sogni sono una cosa seria, avete tempo fino al 31 gennaio al Piccolo Teatro Strehler a Milano.

Enjoy

F.T.

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