La fortuna dell’architetto

Eccoci qui,

oggi sono rigenerata da una divertentissima conversazione avuta con i miei amici lontani, che, per vostra informazione, non sono immaginari, solo lontani. Non so se l’ho già scritto sul blog, ma io ho vissuto in diversi posti duranti gli studi. Ho avuto così occasione di conoscere tante persone che, per un certo periodo della mia vita hanno rappresentato la mia quotidianità, il mio divertimento, il mio appoggio, la mia famiglia, poi, come sempre succede, la vita va avanti, ti porta in altri luoghi e, fortunatamente rimangono skype, facebook e i matrimoni per sentirsi di nuovo!
Tra queste avventure, un pezzetto di me è rimasto sicuramente ad Aachen, in Germania, dove ho fatto l’Erasmus, più precisamente ora è sparso per l’Europa con i miei amici lontani appunto.
Purtroppo siamo davvero lontani per riuscire a trovarci spesso, ma cerchiamo di improvvisare delle reunion tra i vari impegni e fusi, la maggior parte delle volte improvvisate ed è bello constatare ogni volta come tra noi non sia cambiato nulla!

Dopo questo inizio sentimental-nostalgico passiamo alle cose importanti!!! Le nostre conversazioni sono per lo più composte da “Ahahahahahah” oppure “bauabuauahauahuahuha” … molto divertenti insomma. A scatenare le prime risate ieri sera, oltre all’evento Zoolander sulla “row” dell’alta moda, è stato per primo Alan (Dublino) che ha esordito dicendo:
” So guys, who is an architect right now?!?”

Risposta
“Buauahuahauhauaabauhauhauahuahuahauauhauahuauahauhauuaauhhhhh”

Questo in parte mi rattrista ed in parte mi consola, nel senso che constato che la professione è difficile anche in europa, non soltanto nella nostra piccola patria dominata dalla discendenza familiare! Mi rattrista pensare che sia così difficile, sempre, per tutti! Su otto persone soltanto una fa l’architetto. Voglio dire, dopo 10 anni di medicina, lo studente di medicina fa il dottore o il chirurgo, dopo gli studi in legge ed un lunghissimo tirocinio lo studente di giurisprudenza fa l’avvocato o il magistrato, l’ingegnere …. non parliamo degli ingegneri va o degli economi!
Ad ogni modo, cercate tra le professioni più svariate e sotto ad esse si nasconderà uno studente di architettura: arbitri, fornai, registi, wedding planners, stilisti, illustratori, oste, gestori di b&b …tutti hanno studiato architettura!
Almeno io ho scelto di fare la scenografa, non mi ha costretto nessuno a cambiare professione! Poi, non c’è tutta questa differenza tra le due discipline in fondo.

Insomma, o architettura è davvero una materia così flessibile ed omnicomprensiva (come generalmente dice mia madre per consolarsi) oppure intraprendere questa carriera è davvero difficile e tanti sulla strada del disegno continuo rinunciano!

Tutte queste considerazioni mi hanno fatto tornare in mente il mio libro di letteratura del liceo. La storia di ogni autore era suddivisa per paragrafi: biografia, opere, fortuna. Fortuna?!? Era il paragrafo dedicata al riconoscimento della carriera dell’autore. Ho impiegato abbastanza per capirne l’utilità … voglio dire, dal momento che li studiamo, qualche qualità avranno pur avuto questi scrittori … ed invece il mio testo si prendeva la briga di delucidare anche come questi, avessero ottenuto il successo, quando avveniva in vita e quando no.

Cosa determina la fortuna dell’architetto?
Bè già la realizzazione di un qualsiasi fabbricato, vedere la nascita e crescita dal nulla di una propria creazione, dà un’enorme soddisfazione, ve l’assicuro. Tuttavia per i grandi, le Archistar, cosa determina la fortuna? I concorsi vinti, le pubblicazioni, i riconoscimenti, le imitazioni?!?
No, il premio Pritzker! Il nobel dell’architettura. Se veramente vuoi entrare a far parte dei libri di storia dell’architettura e lasciare i tuoi disegni ai posteri alieni che costruiranno moto meglio e molto più velocemente devi ambire al premio Pritzker.

Quando il premio Pritzker viene ufficializzato? Oggi! Il premio Pritzker per l’architettura 2015 è andato ad Otto Frei, architetto tedesco famoso per la progettazione di meravigliose tensostrutture, all’età di 89 anni che, morto due giorni fa, non potrà mai ricevere il premio tra le sue mani ….

MA E’ FORTUNA QUESTA! Ha lavorato fino a 90 anni per meritarsi un riconoscimento e poi decidono di darglielo proprio in punto di morte?!? Le sue tensostrutture le ha progettate negli anni ’80, non ieri, con tanti Pritzker sprecati, non fatemi parlare che altrimenti mi faccio dei nemici, possibile che non sia stato considerato meritevole prima?!? Per fortuna che gli architetti vivono a lungo, almeno un minimo di speranza l’avrà conservata fino all’ultimo!

Possibile che questa categoria sia così bistrattata dalla sorte? Frei muore due giorni prima di ricevere il premio più importante; Gaudì è stato investito davanti alla Sagrada Familia lasciandola per sempre incompiuta e, forse, anche più interessante; a Wright negli Stati Uniti hanno distrutto tutto, è rimasta in piedi giusto la casa sulla cascata; tra i futuristi italiani l’unico a morire in guerra è Sant’Elia, l’architetto! Ma che cavolo?
E questi sono soltanto quelli famosi … pensate alle vite di tutti quei poveri Federico che vivono nell’ombra facendo render!!!

A parte gli scherzi, come in ogni campo, la fortuna gira, il destino è bizzarro, come gli architetti, quindi forse divertito, forse invidioso, si prende talvolta gioco di loro.

Stadio Olimpico02

Vista la giornata, ricordiamolo noi allora il povero Otto Frei. Nato nel 1925 in Germania, si è fatto tutta la seconda guerra mondiale in patria, senza rifugiarsi in America come molti altri (vi è approdato dopo), pertanto la finalità della sua architettura, come egli stesso ha affermato ricevuta la notizia del premio (appena prima di morire deduciamo), è diventata costruire per aiutare le persone, per dar loro una casa, un’abitazione, anche temporanea, ma presente. E’ diventato famoso con le sue tensostrutture, che tanto ricordano le tende nel deserto, la forma più precaria e meno accessoriata dell’architettura. Questi rifugi, lui li ha saputi trasformare in opere d’arte.

Stadio Olimpico01

Io ho visto il suo Olimpia Stadio a Monaco di Baviera, realizzato per le Olimpiadi del 1972. Vi assicuro che sembra davvero pensato e realizzato due o tre anni fa! La tensostruttura che avvolge l’intero complesso è immensa ed inspiegabile agli occhi di chi la osserva. Ovunque ti volti sei sempre circondato da essa!

Come vedete dalle fotografie, io sono andata in inverno, c’era la neve! Per l’esattezza era capodanno del 2005, che abbiamo passato a Monaco con i miei amici (vicini), facendo il viaggio in treno e dormendo in ostello. Veramente divertente ed anche ecologico, forse Otto avrebbe approvato! Ad ogni modo trovarsi davanti a quell’enorme struttura mi ha fatto pensare che il progettista dovesse veramente essere un visionario, una persona con una tale immaginazione da pensare di ricoprire un intero complesso sportivo con delle tende sinuose … le tende in realtà sono una struttura di ferro e vetro, ma risulta ugualmente impalpabile, come se fosse un grande telo calato sopra agli spettatori.
A Monaco ho visto anche l’Allianz Arena, dei miei amati Herzog e De Meuron, ma per quanto meraviglioso, credo che nulla sia eguagliabile allo stadio olimpico in città. E’ la struttura più ardita e stupefacente che lì vi ho trovato.
Questo ci fa capire due cose: innanzitutto che la sperimentazione porta a risultati innovativi e sorprendenti (negli stessi anni ’70 iniziano a lavorare anche i CoopHimmelbau a Vienna, non dimentichiamolo) e che Frei Otto doveva essere davvero un genio!

Stadio Olimpico03
Non finisce lì! I suoi lavori più recenti sono sempre più stupefacenti, cosa che dimostra quanto egli abbia continuato a sperimentare nuovi materiali e tecnologie applicandoli sempre alla stessa forma, alle amate tende. Cercate la Diplomatic Club Heart Tent, realizzata in Arabia Saudita negli anni ’80, e ditemi se non è spettacolare! Come se fosse la materializzazione dei cerchi sul grano nel deserto, ma con mille colori. E.T. sarà invidioso.

Diplomatic CH Tent

Diplomatic tend

La sua indiscutibile creatività e tecnica, si è però mossa nella storia dell’architettura contemporanea molto più in sordina rispetto ad altri ed è un peccato anche che nessuno abbia l’idea di farlo studiare a noi, poveri studenti di architettura. Per fortuna ho deciso di avventurarmi con i miei amici a Monaco, in modo da poterlo conoscere per caso, tra uno stinco ed una radler, cosa che difficilmente me lo farà dimenticare.  Così mi ha fatto molto piacere sapere oggi che il Premio Pritzker sia andato a lui, anche se sicuramente ci sarà chi dirà che bisogna invece guardare avanti, scoprire nuovi talenti, cominciare ad essere architetti prima dei 60-70 anni. Tuttavia io sono grata a questo uomo per avermi fatto rimanere a bocca aperta, per avermi regalato l’emozione di camminare sotto un’enorme tenda di vetro e ferro, per avermi fatto domandare tra me e me ma come l’avrà pensata?!? Per avermi stimolato. Nei momenti bui si cerca conforto in una guida, in una luce che ci porti fuori dalla tempesta, in un esempio, allora forse sono proprio quelli i momenti in cui, più che guardare avanti, bisogna guardare indietro per risollevarsi. In fondo anche lui avrà guardato agli espressionisti tedeschi, a Bruno Taut ed al suo padiglione per l’Expo per ispirarsi, quantomeno nella tecnica.

Detto ciò consiglio a tutti di fare un bel viaggetto nella mia amata Germania, o ancora più lontano per chi può, di trovare ispirazione nelle sorprese inaspettate e di consolidare le proprie radici, spirituali o fisiche che siano!

Per ridere un po’ vi faccio vedere come poi quella famosa sera sia finita!

Enjoy

F.T.

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2 pensieri su “La fortuna dell’architetto

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