Mondi possibili

Eccoci qui,

vi avviso … oggi sono carica come una molla!!! Sì perchè nuovi lavori, perciò nuovi mondi e orizzonti, sono pronti ad essere sfornati! All’inizio di ogni nuovo progetto si formano moltissime aspettative: si ascoltano le idee, spesso vaghe, dei registi e nella testa cominciano a frullare un sacco di immagini! Si compongono elementi super entusiasmanti, che ben presto diverranno problemi enormi, nella realizzazione, ma io credo che il bello sia proprio questo stimolo vitale di trasformazione!

Già, perchè secondo me è proprio di questo che si tratta: creare è vita. Se ci pensate è la natura la prima che trasforma, facendo nascere o distruggendo, gli elementi. Nel momento in cui noi immaginiamo, sviluppiamo e plasmiamo qualsivoglia forma, è proprio ad essa che ci avviciniamo. Come per ogni cosa tuttavia, il troppo stroppia!
Vi ho già descritto di come io mi sia iscritta alla facoltà di architettura pur non essendo così convinta di quello che stavo per fare!!! Sono un’appassionata di architettura, ma non credo di essere un architetto nell’anima. Di questo mi sono resa conto molto presto lungo il mio cammino: sentivo parlare alcuni miei compagni di corso di grande opere: grattacieli a mille mila piani, spianate di cemento a realizzare piazze che dovevano qualificarsi come punti di ritrovo, musei diffusi che invadevano ogni forma di vita per fare posto alle forme invece pure. Ecco, per quanto io sia indiscutibilmente affascinata da molte opere di architettura contemporanea, perchè in fondo sono un’esteta, e per quanto io trovi assolutamente fondamentale la storia della costruzione, dal momento che ha creato, nel bene e nel male, i luoghi in cui ci troviamo a vivere, non mi sono mai sentita così. Non ho mai voluto erigere le torri del domani.

Il comune pensiero dell’architetto è che, detenendo la comprensione degli equilibri delle forze, egli abbia la superiore, e unica, capacità di costruire e ciò lo avvicina a Dio! Sì, secondo me, tutti gli architetti prima o poi, in particolare dalla fine del secondo anno, si sentono come il Creatore! Per questo hanno un atteggiamento molte volte superiore ed inquisitorio nei confronti degli altri: lei la farebbe così la sua casa? Davvero? …ma, ha visto le finestre? E gli agetti?!? Vogliamo parlare del rivestimento?!?
Non me ne vogliano i colleghi in lettura, anche io faccio così, e, a nostra discolpa, va affermato che le allucinazioni spesso sono dovute alle poche ore di sonno ed alle infinite giornate davanti ad un pc!
Ad ogni modo, io ben presto ho capito che ho troppa paura di deturpare qualcosa per poter essere un architetto serio, così prima ho scritto una tesi di laurea in urbanistica, in difesa del povero suolo consumato a sproposito, poi mi sono data all’architettura finta, immaginaria!

Già perchè ora giungiamo a quello di cui in realtà oggi vi volevo parlare: della scenografia, la mia amata disciplina dei mondi possibili! Se in architettura si cerca di costruire in modo funzionale, corretto e bello (parole di Vitruvio, non mie), in scenografia vige l’assoluta libertà di tempo e spazio. Molte persone, sopratutto architetti, mi chiedono sempre come mai io abbia deciso di dedicarmi alla scenografia dopo la laurea. Non te ne bastava una? In effetti bastava ed avanzava, ma la risposta è semplice: innanzitutto sfido chiunque di voi ad entrare in un teatro vuoto, trascorrervi qualche momento di silenzio sul palcoscenico, e poi uscirne serenamente senza pensarci più. Di teatro si vive! E’ lui a chiamarti ed è lui a decidere quando te ne potrai andare. In secondo luogo, lo scenografo, come un architetto, deve costruire luoghi, ma questi sono totalmente effimeri, non danneggiano nulla e nessuno, non ti fanno sentire potente come un Dio quando poni blocchi di cemento su una terra vergine scendendo a patto con chissà quanti diavoli per poterlo fare. L’unica controindicazione che provocano sono innumerevoli sogni e stupore negli spettatori o almeno è questo che noi speriamo!
Per questo ho deciso di studiare scenografia, per capire come provocare quel sospiro che dalla platea buia sale dentro di noi ad un cambio scena, come se fosse una magia; per diventare una maga di mondi possibili.

Questo non è valido soltanto in teatro, naturalmente vale anche per la pittura, le illustrazioni, per il cinema, anzi, ormai con i mezzi digitali nei film è ancora più vero. Si possono davvero disegnare mondi lontani e vicini, spazi infiniti e minuscoli nascondigli, mari, montagne, costellazioni, deserti, porti, città di ogni genere e dimensione.

Effetti speciali

A proposito di ciò, ormai un anno fa, avevo visto e postato sulla mia pagina facebook un video, diffuso dalla Look Effect, un’agenzia di post produzione per il cinema, che mostrava la realizzazione delle location di Gran Budapest Hotel, film che ha meritatamente vinto l’oscar per scenografia, costumi e trucco. Sulla mia pagina avevo commentato “Ecco a cosa servono gli scenografi”. Purtroppo non ho ritrovato il collegamento internet, ma vi inserisco qui sotto alcune immagini.

Gran Budapest_HOTEL

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Ditemi se non è entusiasmante! Prendere dei luoghi reali, modificarli, colorarli, metterli sui cucuzzoli di montagne scoscese, fare in modo che tutto sia reale!
Curare ogni più piccolo dettaglio, disegnare le carte da parati, i tappeti, il bancone, le porte dell’albergo, tutto in modo che l’insieme finale restituisca esattamente l’idea che il regista vuole dare. Tutto perchè il lavoro degli attori possa risaltare e farci sognare.

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Ecco cosa faccio quando lavoro, quando faccio l’assistente o mi immergo in progetti tutti miei: prendo delle immagini e le trasformo in qualcos’altro. Proprio come in questo progetto di porto qui sotto. Sì, questo l’ho fatto io, il che è di per sè miracoloso, se sapeste come disegno! Come vedete sempre di ambienti, di invenzioni e di disegni si tratta, per questo forse c’è molta interdisciplinarità tra le materie. Per creare un luogo fittizio, bisogna comunque osservare, capire e conoscere i luoghi reali, ma quello che mi affascina di più di questo mestiere che spero davvero di fare mio è l’assoluta innocenza della creazione.

Collage

Panorama atto 1 CONTAINER

Sipario CONTAINER_versione 3 nave grande

Lo scenografo è un esploratore di mondi possibili e io, in quando inguaribile sognatrice, non potrei desiderare di più. Spero di avere anche la forza e la concretezza di poter continuare.

Intanto, sono certa che tutti insieme, potremo addentrarci in destinazioni sempre più  sconosciute.

Enjoy

F.T.

2 pensieri su “Mondi possibili

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