Eccoci qui,
alla fine di un weekend che per molti sicuramente sarà stato di riposo, mentre su questi schermi si è rimasti belli attivi tra faccende professionali e domestiche. Tuttavia, chi sono io per farmi mancare una bella scrittura serale, anche perché sono in debito di un racconto di viaggio.
Già, proprio oggi, dopo aver finito l’ennesima lavatrice, la mia carissima amica Elena mi ha scritto dicendomi di accendere subito la tv perché sul Kilimangiaro (ammettiamolo una volta per tutte che è il nostro guilty pleasure domenicale … il programma dopo la cui visione vorresti andare ovunque) stavano facendo vedere il Marocco!!! Complice Camila Raznovich ed il tè marocchino alla menta che ci siamo fatti poi, mi sono resa conto che questo sarebbe il momento perfetto per programmare un bel viaggio invernale in Marocco.
Sì, perché in Marocco, come ci hanno detto ci sono 3 stagioni: freddo, caldo, molto più caldo. A quanto pare, escludendo i monti più alti dell’Atlante, nel resto del Marocco il clima è molto mite ed è molto meglio andare in inverno (quando infatti la stagione è alta) piuttosto che d’estate, dove i 40° sono una regola nelle città più centrali. Come programmare un viaggio in Marocco e soprattutto cosa vedere in Marocco? Partiamo da un presupposto: ci sono città e luoghi iconici del Marocco, ormai purtroppo anche molto turistici, che valgono sicuramente una visita.
Il Marocco però è anche un paese ricco di scoperte che si fanno pian piano, di strade che sbucano all’improvviso perché tu le prenda, di imprevisti che ti obbligano a fermarti. Un caro amico, prima che partissi, mi ha dato il miglior consiglio di sempre, ovvero quello di lasciare a casa i pregiudizi, che ci sono (e tanti) sul Marocco, perché è un paese che sa stupire.
La prima sorpresa in assoluto è che noi immaginiamo il Marocco come un paese arabo, mentre la sua cultura è fortemente berbera. Si trovano ovunque iscrizioni in arabo, francese e berbero, inoltre molti parlano anche la lingua berbera, che nasce come orale per poi diventare scritta solo in tempi recenti. La cultura berbera è qualcosa di assolutamente affascinante: nata dai popoli che abitavano il deserto (i Tuaregh sono un popolo berbero che abita il Sahara ad esempio), si associava non ai musulmani, bensì agli ebrei. Se vi chiedete dove ho trovato tutte queste informazioni, la risposta in realtà ve l’ho già data, ovvero nel museo berbero di Marrakech, quello intitolato a Pierre Bergé, di cui abbiamo parlato due articoli fa.
Quando siamo arrivati a Marrakech, noi in realtà venivamo da 12 giorni di viaggio on the road per il Marocco del Sud, che ci aveva già insegnato molte cose a proposito dei berberi. D’altronde, per una volta, non mi sono fatta trasportare dall’architettura ed ho voluto dedicarmi più agli aspetti naturalistici ed incontaminati del posto, anche perché per noi era la prima volta in Africa e volevamo godere dei paesaggi di cui molto si narra. Vi dirò perciò con molta onestà che, nonostante ci fossero cose che volevo vedere assolutamente, ho scelto l’itinerario digitando letteralmente “Marocco non turistico” sul web.
Naturalmente ci sono tappe imperdibili a livello artistico, soprattutto per via del fascino che alcune città hanno esercitato sull’arte contemporanea occidentale. Vi ho parlato di come Marrakech sia stata catalizzante per Yves Saint Laurent, bè allo stesso modo Tangeri è una città che rientra appieno nell’immaginario artistico dell’inizio del secolo scorso. Moltissimi artisti d’avanguardia si trasferirono a Tangeri attratti dall’esotismo del Marocco e dall’atmosfera libertina e peccaminosa della città.
Da punto di vista architettonico ci sono diversi siti Unesco ed alcune città e villaggi che presentano delle strutture assolutamente imperdibili e straordinarie, soprattutto a livello decorativo. Non dimentichiamo infine che il Marocco sarà il prossimo paese ad ospitare la Coppa D’Africa e, nel 2030 i Mondiali di calcio con Spagna e Portogallo. Questo ha fatto sì che nel paese si stiano sviluppando investimenti grandiosi e Marrakech è tutto un cantiere con strutture architettoniche contemporanee di rilievo, che non hanno nulla da invidiare all’Europa.
Nonostante ciò, io ho deciso che delle mie tappe imperdibili avrei tenuto soltanto Marrakech ed il Jardin Majorelle, di cui vi ho già parlato, mentre per tutto il resto sarei andata alla scoperta del Marocco più autentico. Fortunatamente per il mio compagno, negli ultimi anni mi sono appassionata di surf, e nonostante le legnate che riceviamo abitualmente dall’Oceano, questo salva i nostri viaggi da un destino architettonico sicuro. Come forse ormai saprete, se mi seguite da un po’, io sono comunque convinta che l’architettura sia strettamente legata alla cultura, alla società ed alle tradizioni di un luogo, per questo mi sento di dirvi che nel mio viaggio ho trovato stimoli straordinari.
Premettendo come sempre che ognuno ha i propri gusti, questi sono i miei consigli per un tour architettonico del Marocco del Sud imperdibile, un po’ pensati ed un po’ successi casualmente.
TAMRAGHT
Meno nota della famosissima Taghazout, fa parte con Aourir del cosiddetto Banana Village per via dei banani che crescono tra le due cittadine. Banana Beach è il litorale più conosciuto, dove si riversano le innumerevoli scuole di surf presenti sul luogo. Questa località è assolutamente in espansione, cantieri ovunque e surf house che sbucano dal giorno alla notte. L’atmosfera però è bellissima e la vicina Agadir è una delle città più modaiole del Marocco, conosciuta per la sua vita notturna e l’architettura contemporanea.
IMSOUANE
Appena più a nord, seguendo il litorale più panoramico del Marocco, si trova questo villaggio di pescatori con una piccola caletta in cui si fa surf facendo lo slalom tra i pescherecci di ritorno dal mare. L’atmosfera è vivace e rustica, sembra una piccola Essaouira.
MIRLEFT
Andando invece molto più a Sud di arriva a Mirleft, cittadina stupenda, ancora poco conosciuta dal turismo europeo. Anche qui la prevalenza è di surfers e skaters, anche se la corrente picchia molto di più perciò è per un livello più avanzato. Il centro città sembra uscito da uno spaghetti Western per via dei porticati di origine coloniale bianchi ed azzurri. La cittadina è dominata dai resti di una roccaforte da cui si vede tutto l’Oceano, mentre proseguendo verso Sud, alla spiaggia di Lepziga si incontra uno stupefacente arco di pietra attraversato dal mare. Noi abbiamo visitato la spiaggia in una giornata di nebbia e tempo grigio e l’impressione era quella di essere in una dimensione parallela.
TIZNIT
Già Mirleft è una città berbera, ma se volete addentrarvi nella cultura dell’artigianato berbero è Tiznit il posto da visitare. Nella città c’è addirittura una intera strada dedicata all’argento. Centro commerciale storico del Sud del Marocco, tra Marrakech e Gouline, una delle porte del deserto, Tiznit è moderna ed antica allo stesso tempo. La medina comincia ad essere caotica e labirintica, come nelle città più grandi, ma l’atmosfera è ancora assolutamente locale. Un consiglio in particolare è quello di pranzare (o cenare) in quello che pare essere uno dei ristoranti migliori del Marocco: A l’ombre du figuier. Non perdetevi d’animo quando dovrete passare per vicoli che sembrano letteralmente casa di qualcuno, il ristorante è lì che vi aspetta, con la sua architettura in terra battuta, la grande corte interna a riad e naturalmente il grande albero di fico sotto cui sono collocati i tavoli.
TAFRAOUTE
La sorpresa più bella di tutta la vacanza: Tafraoute è incastonata tra le montagne del Medio Atlante. Lasciando l’Oceano e prima di arrivare al deserto, c’è una sorta di terra di mezzo, dove le montagne si fanno deserto roccioso e di tanto in tanto si incontrano oasi fatti di palmeti. Descrivere il senso di pace, silenzio e metafisica di questa città è davvero difficile. La cultura berbera è ovunque, dalle omlette ai palazzi rigorosamente decorati di simboli e frigi geometrici. Qui chiunque si incontri, ti ricorda che di lì è passato Gabriele Salvatores che ha raccolto cimeli e scenografie per Marrakech Express e mentre ti offrono un tè, come pare abbiano fatto anche con Diego Abatantuono, ti raccontano che i colori dei tappeti corrispondono ognuno ad una parte dell’Atlante: giallo è l’Anti Atlante per la sabbia, rosso è il Medio Atlante per l’hennè, bianco è l’Alto Atlante per la neve.
A Tafraoute ci sono anche diversi interventi artistici raggiungibili con trekking ragguardevoli, come le pietre dipinte dall’artista belga Jean Verame.
TAROUDANNT
Taroudannt è stata la nostra ultima tappa prima di Marrakech, cittadina di scambi commerciali che pare ricordi Marrakech di quaranta anni fa. Pochissimi stranieri, tutti per lo più reclusi nei lussuosissimi riad ed ecolodge, Taroudannt racchiude alcune delle migliori perle architettoniche del viaggio. In particolare il palazzo di Claudio Bravo, artista cileno, trasferitosi prima in Francia, poi in Marocco; prima a Tangeri, poi a Taroudannt, dove ha investito moltissimo per la città. E’ stato Claudio Bravo a finanziarne l’ospedale e diversi istituti scolastici, oltre ad un parco comunale vicino alla Kasbah in cui ha lasciato le sue sculture. Il parco è ormai abbandonato, ma a circa 8 km dalla città, è stato destinato a museo il palazzo in cui lui viveva. E’ naturalmente anche un hotel di lusso, ma la visita (che costa 200 dirham) vale sicuramente la ricerca tra le strade non asfaltate. Diciamo che Claudio avrà sicuramente dato molto al Marocco, ma lui se la passava benone: il suo palazzo conserva una collezione d’arte antica di un certo livello (considerando che è privata) composta di cimeli proveniente da ogni parte del Mondo. Dal palazzo è passata sicuramente molta arte e parecchia massoneria, ma il mio debole per la bellezza fa sì che annoveri questo luogo tra gli imperdibili.
A questo punto noi siamo arrivati a Marrakech, di cui vi ho in parte raccontato ed io, ora, sarei pronta a ripartire visto che ho almeno altri quattro itinerari da sviluppare. Inoltre, lungo la strada tra Taroudannt e Marrakech si possono incontrare alcune delle più antiche costruzioni del Marocco. Villaggi interamente costruiti in pietra con piccolissime finestre quadrate per far passare aria e luce. Il bello del Marocco è soprattutto questo: assaporare il nulla per approdare ad un villaggio o ad un oasi che sia, che spesso riserva grandi sorprese. Allora, aspettando un bel viaggio che mi porti dal deserto verso l’oceano, non mi resta intanto che augurarvi la buona notte ed un buon inizio della stagione autunnale.
Enjoy!
F.T.








