PRIME VOLTE

Eccoci qui,

con un titolo un po’ equivoco per attirare la vostra attenzione dopo le vacanze estive. Ebbene si torna in gran spolvero dopo la pausa di Ferragosto per parlarvi di prime volte. Non fraintendetemi … qui si tratta sempre di architettura.

Come forse avrete letto su riviste di settore e non, pare che il 2024-2025 siano anni di enormi ristrutturazioni museali. Ha cominciato il Pergamon a Berlino, che pare riaprirà addirittura tra il 2037 ed il 2042 (mi piace il loro calcolo teutonico degli eventuali imprevisti), poi ha chiuso il Centre Pompidou, il Victoria & Albert, il MoMA, il New Museum, oltre a molti altri.

Quello che mi piace osservare è che per la prima volta a prendere il sopravvento non sono soltanto le solite archistar, bensì un sacco di architette! Tra queste, in particolare, Frida Escobedo, enfant prodige dell’architettura messicana che, dopo aver vinto nel 2018 il concorso per il famosissimo Serpentine Pavilion di Londra, è ora considerata tra gli studi architettonici più influenti nel Regno Unito. Escobedo nel 2024 ha vinto ben due progetti immensi: la ristrutturazione del Centre Pompidou di Parigi, insieme allo studio Moreau Kusunoki e l’ampliamento del MET di New York.

MET New York – render dell’ampliamento dall’esterno, immagine dal sito istituzionale

Dalla sua fondazione nel 1870, Escobedo è la prima donna a ricevere un incarico di tipo architettonico all’interno del museo. Questo riguarda quasi 11mila metri quadrati e si propone di ampliare di quasi il 50% la superficie espositiva del museo, che sarà dedicata principalmente all’arte moderna e contemporanea. Il museo ha come obiettivo l’apertura di questa nuova ala, interamente finanziata da soggetti privati, entro il 2030.

Non solo Escobedo quest’estate come pioniera dell’architettura museale. Se lei sta firmando un numero davvero notevole e crescente di edifici a destinazione museale, identificandosi ormai come guru museografico contemporaneo, la segue a ruota la mia amata Elizabeth Diller che, con Diller Scofidio + RENFRO ha firmato sia l’ultimissimo ampliamento del MoMA, sempre a New York, che la nuovissima Victoria & Albert East Storehouse di Londra.

V&A East Storehouse – render presente sul sito dell’istituzione

Se l’ampliamento del MoMA si sta rivelando in parte controverso, l’ultimo progetto londinese rivoluziona l’idea stessa di museo, in quanto si tratta dell’apertura dei magazzini di quella che a Londra è un’istituzione, il Victoria & Albert Museum, il museo di arti applicate più famoso al mondo. La nuovissima V&A East Storehouse occupa 16mila metri quadrati di Here East, edificio che ha ospitato le Olimpiadi del 2012 ed è concepita come un vero e proprio archivio in cui il visitatore può accedere e scegliere i pezzi che preferisce vedere nelle teche museali. Questo sistema, chiamato “ordina un oggetto” permette di costruirsi la propria visita personalizzata all’interno di una delle collezioni di artefatti più grandi del globo. Elizabeth Diller ha definito questo museo come un prototipo, un nuovo tipo di istituzione che vuole creare un incontro tra personale e pubblico, né museo né magazzino, ma luogo di scambio ed incontro. Capirete perché per me a lei non si può dire davvero nulla …

In ultimissimo torniamo al Serpentine Pavilion che quest’anno è stato vinto e realizzato da un’altra architetta: Marina Tabassum. La Tabassum è un’architetta bengalese famosa per il suo stile che coniuga comunità ed ecologia in una modalità il più possibile sostenibile. Sono molto fiera ed orgogliosa del fatto che siano le donna a portare avanti questa nuova ondata architettonica che si fonda sulla scelta acuta e mirata di materiali naturali volti a realizzare architetture che restituiscano dignità alla persona. Molto spesso inoltre, questi progetti sono realizzati con le comunità stesse sviluppando quel senso di appartenenza al luogo che ha allontanato, negli ultimi decenni, l’architettura contemporanea dalla società che doveva abitarla a favore di elité finanziarie.

Vi ho raccontato proprio sul blog, l’incontro con Anupama Kundoo, mi sembra che la scelta di Marina Tabassum per il Serpentine Pavilion vada nella stessa direzione. Per chi non lo sapesse, l’estate londinese inaugura ogni anno con il disvelamento di un padiglione temporaneo costruito davanti alla Serpentine Gallery, all’interno dei Kensinton Gardens. Ogni anno il vincitore è scelto tramite concorso e deve realizzare un’architettura esplicitamente temporanea che ospiti conferenze, concerti, mostre. Nello stile di un vero e proprio padiglione espositivo che vive da giugno ad ottobre. Il primo Serpentine Pavilion fu realizzato negli anni 2000 niente meno che da Zaha Hadid, a cui hanno fatto seguito nomi altisonanti dell’architettura fino ad un’altra donna: Frida Escobedo appunto, nel 2018. Oggi Marina Tabassum prosegue la tradizione con un padiglione che lei vuole rappresenti un luogo di incontro e scambio.

Realizzato su una piattaforma mobile intorno ad un ginko, albero simbolo di resistenza, il padiglione è permeabile e può assumere diverse forme. Non vi è una vera definizione di interno ed esterno, perché questo non avviene spesso nelle architetture del suo paese di origine. Al suo interno ospita anche una piccola biblioteca volta a diffondere la cultura bengalese.

Bene, si conclude qui la mia estate delle prime volte. Non potete capire quando sia felice nel leggere che sono le architette a portare avanti il cambiamento in questo momento e non vedo l’ora di poter vedere dal vivo queste nuove architetture.

Enjoy!

F.T.

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