Eccoci qui,
incredibilmente arrivati al finissage di Fotografia Europea. Succederà sicuramente anche a voi: quando a livello professionale si ha un grande evento annuale, si finisce con lo scandire il proprio tempo in un prima ed in un dopo. Quell’evento per me è il Festival Fotografia Europea, che è giunto alla sua ventesima edizione quest’anno, per me la decima.
In questi dieci anni non sono mai riuscita a spiegarmi come possa passare tutto così velocemente. Come il lavoro di un anno si esaurisca fondamentalmente in 6 weekend. Un tempo inammissibile per lo sforzo compiuto … ma tant’è, siamo qui, come ogni anno, a ripeterci tra colleghi che è troppo breve e che alla fine del mese si comincerà a pensare all’autunno.
In questo mese e mezzo non ho effettivamente parlato del festival e di questa ricorrenza così importante e non lo farò nemmeno oggi. La chiusura sarà domani, il finissage stasera e l’unica mostra che resterà aperta ancora per due settimane è quella di Daido Moriyama, grande maestro della fotografia giapponese (aperta fino al 22 Giugno ai Chiostri di S.Pietro). In effetti però ormai non è tempo di parlare dell’edizione che è stata. Quello che volevo condividere è invece un talk molto carino, organizzato nelle giornate inaugurali nell’ambito del bookfair che ormai si ingrandisce ogni anno di più.
Il nostro bookfair è una fiera dell’editoria fotografica indipendente che prende vita nei tre giorni dell’inaugurazione con possibilità di acquisto presso i banchetti delle case editrici e di assistere a conferenze e presentazioni. Una di queste ha coinvolto il cantautore Dente che, da appassionato di fotografia, di macchine fotografiche analogiche in particolare, ha presentato differenti fotografi amatoriali famosi: Davide Mengacci, Luciano De Crescenzo, Gina Lollobrigida … tutti personaggi conosciuti per altri motivi, che hanno pubblicato un libro fotografico.
Tra questi anche Lewis Carroll, che oltre che scrittore era un appassionato fotografo, un poeta, un matematico ed un prete. Un sacco di talenti, tra cui la fotografia, di cui scopriamo attraverso una raccolta di celebri scatti che fece lui stesso alle bambine di cui narra nei suoi romanzi. La cosa è abbastanza inquietante con gli occhi di oggi, io vi racconto di questo però perché fin da bambina ho avuto una passione smisurata per Alice nel paese delle meraviglie. Era la mia storia preferita, il mio cartone Disney preferito, mi vestivo come Alice e volevo essere lei a tutti i costi. Tra me e questo sogno, si frapponevano caratteristiche fisiche evidenti (anche se per un buon periodo di tempo ho affermato convinta di avere gli occhi azzurri) che colmavo con scarpe di vernice nera e cerchietti nei capelli … irrimediabilmente castani e a scodella.
Bene, alla veneranda età di quarant’anni ho scoperto grazie a Dente che la vera Alice Liddell, a cui il romanzo è dedicato, era molto più simile a me rispetto all’Alice ariana disegnata da Disney. Che grande soddisfazione! Fino a che punto ci lasciamo condizionare dalle immagini? Quanto subiamo l’iconografia che ci impone la società. Per fortuna mia, posso rispondere che mi lascio condizionare fino ad un certo punto. Di Alice ho sicuramente sempre mantenuto la capacità di evadere e fantasticare con la mente ed ho abbandonato ben preso l’idea di essere bionda, con gli occhi azzurri.
Nonostante ciò, devo ammettere di essermi presa una sorta di piccolo riscatto e di essere sempre molto felice di come il mio lavoro mi stimoli a scoprire cose nuove.
Se anche voi vi siete sentite Alice per un momento, spero che questa storia vi rincuori altrettanto.
Io auguro a tutte noi di continuare ad immaginare mondi caotici, colorati, giocosi, ricolmi di personaggi originali, in cui vivere.
Enjoy!
F.T.

