GENESI

Eccoci qui,

ad un mese esatto dal giorno dell’inaugurazione di Fotografia Europea e proprio di questo pensavo di parlarvi. Di Alice nel paese delle meraviglie in realtà e di come mi sia riscoperta molto più simile alla vera Alice che all’immagine proposta dalla Disney. Nel mentre però, proprio ieri, è venuto a mancare Sebastiao Salgado, immenso fotografo brasiliano.

Per chi ama la fotografia sicuramente non è un nome nuovo e sinceramente non vorrei far diventare il mio blog un necrologio perenne, ma Salgado va conosciuto assolutamente, non solo per la potenza delle sue immagini, soprattutto per la profondità e l’etica del suo lavoro.

Sebastiao Salgado, come scopro avviene spesso nelle storie più interessanti, non ha avuto un percorso lineare con la fotografia, o meglio, ha dovuto raccogliere prima diversi indizi per dedicarsi a ciò che più amava, ovvero raccontare per immagini i problemi del mondo. Salgado nasce in Brasile nel 1944 dove si forma come economista. Comincia a lavorare per l’Organizzazione Mondiale del Caffè, frequentando molto spesso territori fortemente sfruttati, sia dal punto di vista ambientale che umano.
E’ così che Salgado fa un’equazione che è difficile a molti economisti d’oggi, ovvero capisce che c’è una forte correlazione tra le regioni più ricche a livello ambientale e lo sfruttamento del lavoro e del territorio.

Immagine tratta da “Il sale della Terra”

Nasce così Salgado fotografo, nasce dalla volontà di testimoniare, di farsi occhi per chi non può o non vuole vedere, perché capisce ben presto che senza prove, senza testimonianze appunto, non avrebbe potuto influenzare il cambiamento. Salgado ha visitato moltissimi territori e si è fatto testimone di guerre, genocidi, cambiamenti climatici. Uno dei suo progetti più famosi è La mano dell’uomo raccolta di immagini derivata da un viaggio di 6 anni in 26 paesi come testimone dei conflitti in atto. La sua è una ricerca continua, che non lo porta necessariamente però ad inseguire l’attualità. Al contrario Salgado si muove in quei territori che non vengono considerati da nessuno, dove piuttosto si tende a nascondere ciò che avviene.

Entra a far parte dell’agenzia Magnum, di cui fa parte dal 1979 al 1994. Le sue foto sono meravigliose e spietate, l’uso del bianco e nero e della luce in Sagado è quasi mistico e le immagini, anche le più crude, diventano arte ai nostri occhi. Un dono che solo un grande narratore può avere, ma un dono difficile da gestire. Dagli anni ’90 Salgado smette infatti di documentare i conflitti, probabilmente per un senso di pietà verso sè stesso, verso la vista di tutto quel dolore, e si dedica alla questione ambientale. Questo passaggio della sua carriera viene raccontato da uno dei documentari più belli che possiate vedere: “Il sale della Terra” di Wim Wenders. Se mi seguite da un po’, sapete cosa io pensi di Wenders e della sua capacità di narrazione per immagini, bene, pensate quando un regista così incontra un fotografo come Salgado.

La sua attenzione verso l’ambiente e la crisi climatica non è solo un film, ma soprattutto una delle principali opere fotografiche contemporanee: Genesis. Un libro fotografico meraviglioso e maestoso, uno dei regali più graditi che possiate fare a degli appassionati di fotografia di qualsiasi generazione.
Salgado è stato spremuto come un limone negli ultimi anni, in termini soprattutto di visibilità. Le sue fotografie hanno d’altronde la capacità dei grandi di diventare subito dei classici. Esistono immagini iconiche che sicuramente vi sarà capitato di vedere, anche probabilmente dal vivo.

Immagine utilizzata come copertina di Genesi

A Reggio Emilia Salgado è stato ospitato nel 2019 dallo spazio Binario 49, un locale plurifunzionale in una delle zone più critiche della città, via Turri, in zona stazione. La mostra era molto semplice a livello allestitivo, ma le opere erano stupende, così come la volontà di esporle in un luogo che solitamente non viene frequentato così tanto e che invece, in quel periodo, si è animato a tal punto da avere sempre la fila fuori dalla porta.

Io ho avuto la fortuna di osservare più volte i suo lavori dal vivo e la monumentalità delle immagini, accostata all’etica professionale del suo autore, sono, credo, qualcosa di unico, soprattutto considerando l’uso spropositato delle immagini che facciamo oggi.

Salgado ha usato il suo talento per farsi testimonianza di valori come il lavoro, l’umanità, la natura e l’ambiente, cercando la bellezza anche nelle zone più sfortunate della nostra Terra.
Spero che il futuro ci riservi tanti altri Salgado, che per quanto sia diventato un nome pop della fotografia, non ha mai disilluso le aspettative del suo pubblico. Se non ne fate ancora parte, correte a documentarvi!

Enjoy!

F.T.

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