LE ENCATADAS

Eccoci qui,

in una giornata per me fortunatamente fatta di relax, mercato, verdure, gyoza e buona musica in vinile. Tuttavia uso queste ore serali per lasciarvi un consiglio “cittadino” oggi. Questo weekend (quindi domani siete ancora in tempo) sarà il penultimo della mostra “Encatadas” di Davide Benati, presente a Palazzo Da Mosto, qui a Reggio Emilia.

Ora, non voglio sempre e solo promuovere mostre a cui ho lavorato, ma penso che per Benati valga davvero il rischio di essere ripetitivi. Davide Benati è un artista reggiano, classe 1949, che da poco (circa dal 2020) ha trasferito il suo studio proprio in centro città. Cosa assai desueta di questi tempi, visto che tutti dal centro storico se ne vanno. Benati è uno di quei personaggi che potremmo definire intellettuali di un tempo. Ha studiato a Brera, dove ha proseguito la sua esperienza poi come docente. Ha frequentato il mondo milanese dagli anni ’70, su cui può sommergere di aneddoti, conoscendo alcune tra le personalità più di spicco del panorama culturale del tempo. Tra i suoi grandi amici reggiani c’era invece Luigi Ghirri, con cui, per molti anni, ha lavorato con la moglie di Davide, nel suo (suo e della seconda moglie in realtà) studio grafico.

Prima sala della mostra Encatadas di Davide Benati a Palazzo Da Mosto

Parlando con Davide si colgono facilmente due aspetti: il primo è la sua grande eleganza, il piacere delle forme ed una particolare sensibilità, il secondo è la grande forza delle sue relazioni. L’attività principale di Benati rimane infatti sempre l’insegnamento accademico, prima a Brera, poi a Bologna. Insegna tecniche pittoriche e disegno anatomico, mai pittura, perché non vuole forgiare schiere di “nuovi sè”, vuole che i suoi studenti trovino la propria personalità artistica. Accanto all’insegnamento, continua la sua attività di pittore e si afferma nel panorama nazionale ed internazionale. Attraverso la pittura, e le esperienze che la pittura gli porta, conosce moltissimi personaggi, tra tutti Antonio Tabucchi, di cui diventerà grandissimo amico.

Le relazioni le sviluppa anche viaggiando, moltissimo, soprattutto verso oriente, dove prende gran parte della sua ispirazione. Davide infatti dipinge prevalentemente ad acquerello, su supporti da lui stesso realizzati tramite collage su tela di carta cotone orientale. Il suo tratto è orientale nelle trasparenze e nelle ripetizioni delle stesse forme all’infinito, ma è occidentale della pesantezza degli oli o degli acrilici monocromatici che spesso accosta ai disegni di elementi naturali nei suoi dittici.
La sua è una pittura a tratti gentile e a tratti destabilizzante, a volte accondiscendente altre volte improvvisa nelle reazioni che può presentare. In generale però Benati è quel contemporaneo che piace quasi a tutti.

Nonostante ciò, ogni sua opera racchiude significati e storie nascoste, che lui rivela solitamente con entusiasmo. Nel consigliarvi la mostra, voglio oggi raccontare una storia che secondo me dice tanto di Benati artista.

Il titolo della mostra è Encatadas, che è anche il nome di una serie di sue opere. Davide mi ha raccontato in allestimento (assieme a tantissimi gossip non appena ha capito che ne sono ghiotta) che Le Encatadas sono anche isole, delle Galapagos, di cui ha scritto Herman Melville nel suo romanzo omologo. Si dice che il suo testo sia il reportage sulle Galapagos mai scritto, anche se è composto da racconti brevi in parte abbastanza descrittivi e naturalistici ed in parte allegorici. D’altronde si sa, le isole “più isole” di tutte sono quelle di cui non si può dare per certa l’esistenza e allora non disturba la vena poetica.
La stessa vena poetica doveva appartenere a dei giovani poeti visivi che ha incontrato Davide Benati a Milano mentre studiava, che hanno pubblicato un brevissimo componimento su Encatadas: semplicemente una E rovesciata che rappresenta l’arcipelago appunto. Benati conoscendo loro raccoglie l’idea e fa una prima stampa di questa E (che è presente in una delle bacheche in mostra) iniziando di fatto il suo percorso artistico. Da questa sua curiosità, da questa sua esplorazione di mondi, sia visivi che letterari, si origina quella sensibilità che lo porterà a raccontare sensazioni e sentimenti attraverso le sue forme più o meno riconducibili ad immagini, ma sempre evocative.

La sua arte è sempre stata legata alla narrazione, che sia di un testo o di un ricordo, ed a me ha fatto piacere conoscere l’origine di questa storia. Sarà che io ho un legame particolare con le isole, che sono diventate ultimamente la mia meta prediletta di viaggio, ma questa storia mi ha affascinato moltissimo e mi ha reso Davide una persona più speciale e più profonda di quanto non si riveli a prima vista.

Io vi consiglio davvero di approfittare domani o il prossimo weekend della mostra, per incontrare il suo mondo e perché no, per conoscere meglio anche Reggio Emilia attraverso lo sguardo di uno dei suoi artisti.

Enjoy!

F.T.

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