Eccoci qui,
nel mio caso da poco tornata da Parigi! In questo anno piuttosto deprimente, finalmente siamo riusciti a recuperare in extremis 3 giorni di quelle vacanze mai fatte nel 2024. Siamo partiti prima di Natale, in modo da poter poi passare le feste in famiglia, e ci siamo fatti guidare dalla mia voglia di rivedere il Centre Pompidou prima della grande ristrutturazione dei prossimi 5 anni.
Al mio “a Dicembre andrò a Parigi” ho scoperto di essere diventata parte di una grande diatriba, quella tra le due capitali d’Europa: Londra e Parigi. Le due si sfidano a suon di investimenti artistici e luminosi per risultare ancora più belle. Io personalmente tra Londra e Parigi ho sempre scelto Berlino. Capitale più sommessa, più drammatica, più vissuta ed incredibilmente rinata dalle sue macerie. Mi sento vicina al suo animo decadente e segnato, in cerca comunque di un ritrovato equilibrio che metta insieme i pezzi.
Ora, al nostro ritorno, il mio compagno dice che io sono intrinsecamente parigina … cosa che mi lusinga, ma non credo mi rappresenti fino in fondo.
In realtà, io penso che il bello di ogni città è che si inscrive in un’epoca ed in un grande periodo di crescita ed affermazione. Parigi è la città dell’arte per eccellenza, la città che più si è sviluppata dalla seconda metà dell’Ottocento in avanti e che lo ha fatto costruendosi un’identità che viaggia di pari passo all’atmosfera bohemien e chic. Londra è la città delle rivoluzioni musicali degli anni ’60 e con esse del costume e della moda contemporanei. Entrambe sono immense e piene di opportunità e scegliere è semplicemente questione di gusto personale.
Tuttavia anche Parigi è città della moda, oltre che della fotografia, capitale indiscussa di librerie indipendenti, atelier e studi. Io a Parigi sono stata l’ultima volta in gita alle superiori – gita non finita benissimo per noi peraltro, che siamo tornati a casa da una delle famose banlieue parigine con il vetro posteriore dell’autobus completamente frantumato – poi ne ho seguito il suo sviluppo contemporaneo sui libri e sulle riviste di architettura. Così ne ho approfittato per rifarmi gli occhi con le luci di Natale sì, ma anche per recuperare un po’ di reference finalmente dal vivo.
Il nostro itinerario è stato in gran parte segnato da musei ed architetture, tutti vicini tra loro negli anni di realizzazione, che vi lascio di seguito perché non sono luoghi troppo turistici, ma valgono davvero una visita.
VIADUC DES ARTS o PROMENADE PLANTEE


Questa è stata la mia reference per eccellenza in tutti i laboratorio di progettazione urbanistica al Poli. Il Viaduc des Arts sono una serie di atelier ricavati nelle arcate di una linea ferroviaria abbandonata, quella che portava da Paris-Bastille a Varenne. La linea ferroviaria aveva aperto nel 1859, per poi restare in disuso dopo la sospensione della ferrovia nella seconda metà del XX secolo appunto. Siamo nel 12° arrondissement, vicinissimi a piazza della Bastiglia appunto, nonché a Place des Voges (la più bella piazza esistente forse … per me sì). Nel 1983 il famoso paesaggista Jacques Vergely e l’architetto francese Philippe Mathieux decidono di riconvertire i binari in una passeggiata verde lineare, creando un luogo in cui parigini e turisti possano correre, passeggiare ed osservare i tetti della città più da vicino, allontanandosi dal caos della strada veicolare. Nel 1988 a questo progetto si sussegue quello dell’architetto Patrick Berger, che invece riconverte gli spazi sottostanti in atelier artistici e laboratori di artigiani, che daranno appunto il nome di Viaduc des Arts allo spazio. Oggi la promenade plantée è uno spazio che io spero esista presto in ogni città: una passaggiata sopraelevata, silenziosa, idilliaca, in cui chiunque possa salire per fare due passi, fare una pausa pranzo nel verde o spostarsi lontano dal traffico cittadino.
CENTRE POMPIDOU


Questo è un museo che non ha di certo bisogno di presentazioni, almeno non da parte mia. Il Centre Pompidou è uno spazio polivalente che comprende un cinema, diversi spazi museali, una collezione di arte contemporanea permanente e spaziale, un grande bookshop, una mediateca ed una grande piazza che lo fa dialogare con le preesistenze cittadine. Il Centra Pompidou è un’architettura avveniristica per la sua epoca di realizzazione, prende il nome da George Pompidou presidente della Repubblica francese dal 1969 al 1974. E’ stato inaugurato nel 1977, da progetto di Renzo Piano, Gianfranco Franchini e Richard Rogers, scelto tramite un concorso internazionale a cui parteciparono grandi firme dell’architettura internazionale. Il progetto è di fatto di Renzo Piano che, grazie a questa committenza riceve la doverosa notorietà internazionale. Richard Rogers è stato il suo maestro al Politecnico e con lui firma il progetto mentre Franchini, genovese come Piano, dopo questo grande progetto si è dedicato ad architetture di scala locale. Il centre Pompidou nasce come istituzione dedicata alla multidisciplinarità ed è configurato come un edificio al contrario, dove ciò che solitamente è nascosto tra le pareti – impianti, tubature, componenti strutturali – viene invece mostrato all’esterno come motivo decorativo e diventa protagonista.
Il centre Pompidou, noto oggi ai francesi semplicemente come Beaubourg, dal nome del quartiere, è sicuramente un’architettura di vasta scala che, nonostante la sua tecnologia dirompente, è perfettamente integrato oggi nel contesto ottocentesco che lo circonda. Inoltre dalle sue terrazze potrete godere di una vista magnifica sulla città.
ISTITUTO DEL MONDO ARABO

Non si può parlare di architettura francese senza parlare di Jean Nouvel. Jean Nouvel è l’architetto francese del XX secolo, non perché non ve ne siano altri, ma perché si è fatto conoscere e riconoscere anche per posizioni decise e polemiche contro alcune scelte della città di Parigi e del mondo dell’architettura contemporanea in generale. Con questo progetto del 1987, non solo si ripacifica con la città, ma acquista anche un ruolo ed un’importanza internazionale che lo rendono l’archistar che ancora è oggi. L’istituto del mondo arabo si affaccia sulla Senna, al limitare del quartiere latino e nasce con la volontà dell’amministrazione parigina di riconoscere la cultura araba come componente importante della propria composizione sociale. L’opera è stata voluta da Francois Mitterrand con lo scopo di far incontrare cultura araba e cultura occidentale e di migliorare le relazioni diplomatiche tra i paesi.
Questo è quello che fa anche Jean Nouvel nel suo progetto: prende un elemento dell’architettura araba tradizionale, i musharabia – paraventi in legno intarsiati che regolano l’ingresso della luce all’interno degli ambienti – e li traduce in motivi altamente tecnologici in alluminio con la stessa funzione, che regolano l’ingresso della luce nella grande facciata in vetro che si affaccia sul grande spiazzo d’ingresso.
La tecnologia occidentale contemporanea del ferro e del vetro, si incontra con motivi che diventano sia funzionali che ornamentali e caratterizzanti.
Anche in questo caso l’IMA è visitabile e comprensivo di una grande biblioteca, un caffè panoramico ed un ultimo piano espositivo.
MUSEE DU QUAI BRANLY – JACQUES CHIRAC




Passiamo agli anni ’90 e passiamo alla presidenza di Jacques Chirac, appassionato di arti primitive non occidentali. Il Musée du Quai Branly prende alla sua apertura, nel 2006, anche il nome dell’ex presidente francese proprio perché da lui voluto. E’ un museo di arti primitive e di civilizzazione, che ospita 4 sezioni permanenti – Oceania, Africa, Asia, Americhe – oltre a spazi espositivi temporanei. Il museo raccoglie tutti gli oggetti artistici e non, che caratterizzano le varie culture non occidentali. Denominato anche museo dell’uomo dai francesi, la sua nuova sede è famosissima anche a livello architettonico. Progettato ancora una volta da Jean Nouvel, pacificato con la sua nazione, si trova nel VII arrondissement, proprio sotto alla Tour Eiffel ed è una struttura avanguardistica. Realizzato in diversi volumi agettanti, che al loro interno ospitano le sezioni dei vari continenti, è costituito anche da un grande orto botanico che lo circonda, in cui sono piantate piante provenienti da tutto il modo, e da una grandissima facciata in vetro di 12 metri che lo protegge ed isola dalla strada. La struttura del museo è suddivisa in quattro blocchi di edifici: uno a ponte sopraelevato da terra (il museo), l’Université, il Branly e l’Auvent (mediateca e magazzino). La facciata, alta cinque piani, del Branly è interamente coperta da vegetali ed è stata una delle prime opere configurate come “bosco urbano” in assoluto. Il progetto del parco è dell’architetto paesaggista Gilles Clément, mentre la facciata verde è del famosissimo Patrick Blanc – che poi ha brevettato questo modulo di rivestimento.
Inutile dirvi che va assolutamente visitato. Inoltre, appena al di là della Senna, si trovano il Musée Yves Saint Laurent ed il Museo Gallierà, due istituzioni della storia della moda, parigina e non.
LA MAISON EUROPEENEE DE LA PHOTO


Sempre negli anni ’90, nel 1997 per l’esattezza, l’amministrazione parigina ha incaricato l’architetto ed urbanista francese di origine marocchina, Yves Lion, di risistemare l’albergo Henault de Cantobre, del 1706, dislocato nel quartiere Marais, come museo permanente della fotografia contemporanea. Lo stabile apparteneva alla città di Parigi dal 1914 ed incredibilmente il restauro è stato conservativo, per quanto con aggiunte di servizi e locali tecnici. Lo spazio è molto bello, così come le mostre ospitate ed è progetto per rendere accessibili a tutti i tre livelli della fotografia contemporanea: la fotografia stampata, il libro fotografico ed i video. Per questo tutti e tre questi livelli sono sempre ospitati nelle mostre presenti.
I miei tre giorni parigini purtroppo sono finiti qui. Spero comunque di tornare presto per rivedere anche i grandi musei, ora purtroppo davvero inaccessibili con scarso anticipo per via delle prenotazioni.
Se siete in cerca di un itinerario architettonico alternativo, avete comunque qui i miei consigli. La mia ultima tappa è stato poi il Canal St. Martin, location utilizzata per le scene esterne del Favoloso mondo di Amelie, i cui interni sono invece stati interamente girati nella più turista Montmartre. Questo canale artificiale è diventato ben presto ritrovo di giovani creativi parigini e troverete negozi e bistrò uno più bello dell’altro. Io vi consiglio la galleria Artazart che vende grafiche di ogni dimensione e costo, davvero deliziose.
E voi per queste vacanze dove siete stati? Spero che il 2025 ci porti tanti altri viaggi di design così.
Enjoy!
F.T.