OASI

Parliamoci chiaro: quest’estate in città è insopportabile.
Siamo stati fortunati, il caldo si è fatto desiderare parecchio, ma ora sta recuperando tutto il tempo perso in meno giorni a disposizione.

Ora, indovinate in quale estate della mia vita, io non posso muoversi da casa perché ho statisticamente meno giorni di ferie di sempre … questa, naturalmente.
In realtà qualche giorno lo farò tra poco a casa dei miei nonni in Campania, prima però di partire ed abbandonare cellulare, computer, pensieri e parole, voglio recuperare un po’ di contenuti che ho ingiustamente abbandonato lungo la strada lo scorso anno.

Ho iniziato ad ascoltare un podcast molto carino e già un po’ datato, del Festival Letteratura di Mantova (che attenzione, è lì che ci attende ad inizio Settembre). Si chiama Oasi ed è realizzato da Annalisa Metta, paesaggista e bravissima divulgatrice. Lo sto ascoltando per lavoro e descrive tramite esempi di progetti concreti super interessanti, alcune parole riconducibili al paesaggio, come ossigeno, ornamento, artificio e così via, legandole tra loro due a due. Io vorrei partire da qui provando invece a legare progetti concreti proprio al nome del podcast, al concetto di oasi.

Cos’è per voi un’oasi? A cosa pensate quando immaginate un luogo in cui stare in pace con sè stessi e con la natura?

Ognuno a le proprie oasi che sono intrinsecamente legate ai nostri gusti ed alle nostre esperienze.
Per me il concetto di oasi non può prescindere da quello di non contaminazione in primis, di tutela.
Nello specifico poi, in questo momento, se penso ad un paesaggio che possa ricaricarmi per davvero, penso al mare. Sono in quella fase della mia vita in cui immergermi e rimanere il più possibile in acqua sbatacchiata dalla potenza delle onde, mi sembra essere quello che mi serve per tornare forte e centrata.

Una delle esperienze più belle che legano il mare e la sua tutela l’ho vissuta lo scorso anno, nella riserva naturale di Torre Guaceto. Un vero e proprio paradiso in terra che è anche riserva naturale. Sapete ormai che ho la fortuna di poter tornare spesso in Puglia, che è una regione che amo per tanti motivi.

La riserva si trova sulla costa merlata (mare Adriatico) in direzione Brindisi, anzi se non erro è già in sua provincia, ed il consorzio di gestione ha sede a Carovigno. Ora, il mare in Puglia è veramente bello in tante zone, ma questa è un’area marina protetta riconosciuta dalle più importanti organizzazioni ambientali a livello nazionale. E’ stata bandiera blu nel 2007 e dal 2016 al 2020, ma soprattutto è gestita da persone che hanno fatto un lavoro straordinario di divulgazione e partecipazione sul territorio. La caratteristica dell’area è che si estende sia sulla costa che nelle campagne limitrofe e tutte le attività che hanno luogo in quest’area sono organizzate a tutela delle acque.

Vi lascio soltanto immaginare lo sforzo del primo promotore del progetto che ha dovuto convincere agricoltore per agricoltore a passare a regimi biologici e a colture che non mettessero a repentaglio le falde idriche nella zona. Direte voi, ma come fai a sapere tutte queste cose? Ho prenotato un tour in bicicletta nella zona. Il consorzio infatti, che ha come obiettivi la tutela e la promozione dell’area, organizza tour guidati a piedi ed in bicicletta (noleggiata da loro), sia diurni che notturni, oltre a tante altre attività specifiche che trovate in calendario sul loro sito. Durante queste passeggiate si viene sempre accompagnati da una guida, che fa parte dell’associazione, e che racconta tutte le caratteristiche dell’area agricola, delle zone paludose e naturalmente della costa.

Il consorzio promuove il turismo sostenibile e per questo i gruppi partono sempre con un numero minimo e massimo e sono su prenotazione. La suddivisione territoriale è un po’ complessa da spiegare a non addetti ai lavori, perché considerate che l’intera area è divisa in aree di rispetto in cui è possibile o vietato fare determinate cose a seconda di dove ci si trova. Ad esempio una parte di spiaggia che è dedicata alla liberazione delle tartarughe (di cui il consorzio dispone un centro di recupero), non è praticabile da non addetti ai lavori. Un altra parte però è attrezzata con ombrelloni e lettini ed è possibile prenotarsi assicurandosi uno dei pochissimo posti a disposizione.

Noi a conclusione del nostro giro in bicicletta abbiamo fatto un bellissimo bagno in una caletta stupenda solo per noi, per poi rientrare al punto di partenza. Lungo il percorso siamo passati dalla torre costiera che dà il nome all’area protetta e dal centro di recupero dove era in quel momento presente anche una tartaruga adulta! Abbiamo scoperto che le tartarughe non sono così docili e pucciosine, per fortuna non sulla nostra pelle, ma è stato comunque molto emozionante.

Bene, se io penso ad un’oasi in questo momento, penso a quel bagno ed al mio ritorno in bicicletta tra i canneti con i capelli bagnati. Voglio condividere questa esperienza perché se è vero che aree di questo tipo andrebbero protette a tutti i costi da un turismo massiccio, è anche vero che, oltre ad essersi già dotate di strumenti per limitare o dilazionare la presenza di turisti, dovrebbero essere sempre più prese ad esempio per tutelare la nostra flora e fauna marine. Forse è una chimera, ma loro sono riusciti a coniugare in modo esemplare il legame con il territorio ed i suoi produttori ad un turismo attento e rispettoso.

Tutte le fotografie dell’articolo sono state scattate nella nostra visita
all’interno della riserva naturale.

Un’oasi insomma di cui si può godere soltanto limitatamente, questo per rispettare il mare, il pianeta ed anche noi stessi.

Vi auguro un’estate piena di oasi di questo genere!

Enjoy!

F.T.

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