BUONA LA PRIMA?

Eccoci qui,

dovete sapere che nella mia vita universitaria ho goduto parecchio dei benefici di Sant’Ambrogio, una delle poche cose buone di Milano, dicono i maligni. Negli anni mi sono affezionata a questo giorno che va a saldare la tradizione degli addobbi di Natale, ma soprattutto che rappresenta la prima della Scala.

L’inaugurazione della stagione operistica di uno dei principali Enti Lirici italiani è sempre un grande avvenimento, frequentato più dai personaggi di spicco di Milano ed oltre, che dai melomani, che a vedere la stessa opera vanno successivamente. E’ un grande show che sfoggia chi conta in società e come si veste insomma … nulla di nuovo per quanto riguarda la tradizione teatrale. Questo però non deve togliere alla qualità dello spettacolo, che solitamente è veramente alta.

Sulle scelte artistiche di cosa rappresentare o meno, vorrei illuminarvi, ma non mi è dato sapere. Spesso le stagioni operistiche si concentrano su alcune opere soltanto perchè sono, per così dire, “di moda” quell’anno e vengono rappresentate in diverse produzioni. Quest’anno è stata la volta del Boris Godunov, opera russa, scelta in modo oculato e ruffiano, per rappresentare la cultura russa bistrattata in altri contesti sicuramente inferiori per importanza. Ora, su questo punto sono particolarmente polemica perché trovo che la questione di ostracismo nei confronti della cultura russa sia stata presentata dall’opinione pubblica in modo fazioso e superficiale. Ad ogni modo, non siamo qui a parlare nemmeno di questo, bensì dell’opera.

Tutte le immagini dell’articolo sono tratte dal sito del Teatro La Scala

Boris Godunov è un’opera apparentemente noiosa, intanto perché è in russo, poi perché rappresenta una fetta di storia russa che forse è per noi difficile comprendere senza avere una conoscenza di base. La vicenda in realtà è piuttosto semplice e si presta a rappresentare in modo schietto ed universale il giogo del potere.
Siamo nel alla fine del XVI secolo e la Russia è governata dallo Zar e da un’assemblea di boiardi. A diventare Zar all’inizio dell’opera, supplicato dalla folla, è proprio Boris Godunov, a seguito della morte del figlio di Ivan il Terribile, legittimo erede al trono. Ben presto si scopre che non si tratta di morte naturale, bensì di uccisione ed è lo stesso Boris ad iniziare ad essere perseguitato da un forte senso di colpa verso l’adolescente erede dello Zar. Mentre Boris viene lentamente mangiato dal senso di colpa, un altro personaggio dalla storia misteriosa, Grigorij Otrepev, ascolta nel convento dove è novizio tutta la vicenda, oltre a scoprire di avere la stessa età dell’erede scomparso. Decide così di tentare la sua scalata verso Mosca spacciandosi per il figlio dello Zar. Questa molto in breve la vicenda, che ovviamente avrà l’esito tragico della morte di Boris a causa della sua pazzia, pur sempre di melodramma si tratta … dove finisce la finzione e dove inizia la storia non ci è dato sapere. Sicuramente però sono ben rappresentate moltissime vicende che seguirono la fine della dinastia dei Rurikidi fino all’avvento della dinastia dei Romanov.

L’opera è stata musicata da Musorgskij, unica sua opera lirica completa, musicata a partire dal dramma omonimo di Puskin. Pare che il poeta avesse tratto ispirazione dai drammi shakespeariani letti mentre era in carcere, ed in effetti c’è molto dell’Amleto o dell’avidità di potere di Machbeth, ed è proprio qui che secondo me le scelte artistiche della scala hanno centrato il punto, chiamando Kasper Holten, regista teatrale danese che per molto tempo ha diretto la Royal Opera House a Londra.
Holten ha portato con sè Es Devlin, quella che oserei definire la migliore scenografa in circolazione, che viene proprio dal teatro shakespeariano. Se vi interessa la sua storia, questa è raccontata del documentario Netflix ABSTRACT – The art of Design, di qualche anno fa. Devlin è diventata famosissima grazie alle scenografie realizzate per grandi nomi della musica che hanno utilizzato le sue creazioni nei loro tour. Oggi è non solo scenografa, ma artista a tutto tondo, che ha realizzato le installazioni inglesi degli ultimi Expo ad esempio o la grande scultura cinetica e sonora Your Voices per il Lincoln Center di New York.

Grazie alle sue scenografie meravigliose, ai costumi di Ida Marie Ellekilde che seguono cronologicamente l’andamento dei secoli con lo scorrere degli atti, ed alla regia di Holten io credo che questo Boris Godunov superi qualsiasi prova e renda evidenti, come solo il teatro sa fare, tutte le contraddizioni dell’uomo, del 1600 così come del nostro mondo contemporaneo.
Mi sono piaciute diverse cose di quest’opera: innanzitutto l’inaspettata scorrevolezza, le scenografie (ammetto con candore che ho seguito l’opera perché avevo letto che la scenografa sarebbe stata Es Devlin) che hanno creato dei quadri scenici impressionanti, e la capacità drammatica degli interpreti. In alcuni momenti sembrava quasi che l’azione si animasse su questo immenso foglio, rappresentante la mappa della Russia, diventando essa stessa una icona russa per come sono state gestite luci, attrezzeria e costumi. Inoltre la presenta massiccia del coro, che in quest’opera è un vero e proprio personaggio a sè stante, ha aiutato moltissimo questi effetti scenografi.

Nonostante la regia, se vogliamo più asciutta, più shakespeariana, sono stati moltissimi i riferimenti alla cultura russa: dalla storia degli Zar alla presenza del folle, personaggio chiave che turba a tal punto la mente di Boris da non riuscire più ad averne controllo. Inoltre l’opera, scritta nel XIX secolo, ha anticipato per moltissimi aspetti l’evoluzione dell’opera lirica, russa e non solo, del secolo successivo.
Io trovo tuttavia che questa rappresentazione non sia stata un omaggio, quanto una cruda rappresentazione del potere e della sua avidità. Il teatro diverte, è spettacolo e sfoggio, ma mai come ora fa anche riflettere, mostrandoci gli uomini nelle loro debolezze.

Vi ho incuriosito nonostante i pregiudizi sull’opera lirica? Io spero proprio di sì e se volete godervi l’opera non andate ala prima, fidatevi! Le repliche, al Teatro alla Scala, a prezzi molto più accessibili, resteranno fino al 29 dicembre.

Ultima curiosità: il basso Ildar Abdrazakov indossa il mantello appartenuto ad uno dei principali interpreti storici del Boris Godunov, prestato dagli eredi, che ha un peso di una trentina di kili … quando si richiede il phyque du role!

Enjoy!

F.T.

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