Eccoci qui,
dopo un tempo che mi è parso interminabile e che ha incluso un periodo lavorativo piuttosto intenso ed un trasloco. Perché farci mancare qualcosa! Finalmente torno al mio piccolo blog sperando ci sia ancora qualcuno di voi curioso di leggere i miei voli pindarici.
Oggi vi scrivo dal mio freschissimo balconcino, appena diventato anche postazione pc, visto che la scrivania è già interamente occupata da tastiera e sintetizzatori. Questa brezza estiva, vi dirò, totalmente inaspettata in questo giorno di ferie da weekend lungo, mi ha fatto subito pensare all’estate, entità ancora non molto goduta per quanto mi riguarda. Le mie ferie inizieranno alla fine della prossima settimana, perciò per il momento ci godiamo solo il terrazzo con affaccio sui trucks della produzione hollywoodiana in corso ora a Reggio Emilia. Chissà se riuscirò a svelarvi qualcosa più avanti.
A proposito di cinema, si sa che tra i suoi obiettivi ci sia anche quello di creare immaginari. Ecco oggi vorrei vagare tra le più note case estive, sia per ragioni cinematografiche che per ragioni architettoniche.
Casa Malaparte
Ho conosciuto per la prima volta casa Malaparte al mio primo anno di architettura. Il nostro docente di progettazione architettonica 1, appassionato di letteratura e cinema (nonché grande architetto) ci ha fatto pedissequamente ricostruire in scala 1:50 il modellino della scogliera di Capri su cui si erge la villa, per poi invitarci, una montagna di curve di livello dopo, a ripensare all’abitazione. Il nostro progetto insomma doveva essere una villa che si sposasse con il contesto naturale.
Io ovviamente ho scelto la strada più semplice … come al solito … villa ipogea che doveva prendere luce solo dal tetto, di modo che la casa non si notasse affatto nel contesto, ma ci fosse. Al di là del mio progetto, bollato come audace, ma incompleto, ho poi scoperto che su quello scoglio già si erge villa Malaparte, di Adalberto Libera, maestro dell’architettura razionalista. Il nome lo prende da Curzio Malaparte, figura centrale del neorealismo italiano, che, tuttavia, ottenne il permesso di costruire su quel promontorio solo grazie all’amicizia con Galeazzo Ciano che a quei tempi era gran cosa.
Delibere a costruire a parte, è noto che la villa sia uno dei maggiori esempi del razionalismo italiano, la cui caratteristica principale è una altissima scalinata che corre sul lato lungo dell’abitazione fino al tetto, inconfutabilmente piatto. La sua struttura ricorda le ville di Le Corbusier, anche se con materiali e colori mediterranei. Pare però che Libera avesse in mente un progetto completamente diverso per la villa, distrutto e mai realizzato a causa della rottura con Malaparte.
La villa tuttavia rappresenta la casa al mare per eccellenza ed appare nel film Il disprezzo di Jean-Luc Godard e nel film La pelle di Liliana Cavani.
La Cupola di Antonioni e Vitti
La Cupola ha rappresentato per molti anni il nido d’amore di Monica Vitti e di Michelangelo Antonioni, oltre che essere stata testimone di quelli che devono essere state conversazioni straordinarie con le più grandi personalità del cinema di quel tempo. Antonioni si era innamorato della Sardegna, ed in particolare di quella che lui chiamava Costa Paradiso, negli anni Sessanta, girando in quei lidi dimenticati il film Deserto Rosso, suo primo film a colori. Decise così di costruire una casa che potesse ospitare lui e la sua compagna di allora, la Vitti appunto, secondo un nuovo sistema costruttivo istantaneo. Era stata la Vitti a sentirne parlare, dallo stesso architetto progettista, Dante Bini, che aveva ribattezzato le cupole Binishell. Fu così che nel 1971 fu pronta questa cupola in calcestruzzo con un solo buco al centro, quasi un nuovo pantheon, di cui molto si è parlato ricordando l’attrice qualche mese fa, in occasione della sua scomparsa. Oggi al mondo esistono più di 1500 Binishell, di cui questa è sicuramente la più conosciuta. Dopo un lungo periodo di abbandono, nel 2015 la Cupola è stata sottoposta a vincolo di interesse storico-culturale e proprio quest’anno è partita una petizione per inserirla nei luoghi del cuore FAI, di modo che possa essere valorizzata come “una delle architetture migliori degli ultimi cento anni”, parole di Rem Koolhaas, non mie.
L’isola di Dino
L’isola di Dino è un isolotto in terra calabrese, vicino al paese di Praia a Mare, famosa per essere stata acquistata dalla famiglia Agnelli e poi restituita allo Stato. Qui più che di casa vacanze, dovremmo parlare di villaggio vacanze, in quanto proprio per questo l’isola fu originariamente venduta. Partiamo però dal principio: storicamente l’isola è stata teatro di battaglie ed attacchi pirati, grazie alla sua conformazione ed alle parecchie grotte presenti. Prima Borbonica, poi, a partire dal 1928, di proprietà del Comune di Praia, nel 1962 l’isola venne venduta per 50 milioni all’avvocato Agnelli con lo scopo di portare sviluppo turistico nell’area. Dopo aver dotato l’isola di una strada principale, sono stati costruiti diversi cottage e costruzioni a trullo, tipicamente balneari. La proprietà poi è passata ad un gruppo di imprenditori che hanno negli anni abbandonato il bene, caduto in disuso. Oggi non rimane più nulla, se non la memoria di un passato glorioso in cui il villaggio attirava le maggiori personalità del jet set. Nonostante nel 2014 venne annullato il contratto con gli eredi Agnelli, nel 2019 l’isola è ritornata di proprietà privata. Vedremo quali altre storie avrà in serbo.
La casa di Neruda
Parliamo di Pollara, non una villa, ma una località della bellissima isola di Salina, diventata famosissima grazie ad una casa eoliana lì presente. La casa è famosa come la villa di Neruda, nel film Il Postino, che fu girato proprio in quei luoghi. Io ho trascorso a Salina le mie vacanze dello scorso anno e vi posso assicurare che l’isola è splendida. Sono tre i comuni sull’isola, cosa alquanto particolare per le Eolie: Santa Marina, Malfa e Leni. Mentre i primi due sono più turistici, il terzo è abitato dagli isolani ed io sono stata proprio qui. Ciò non toglie che Pollara, località di Malfa, la più ad ovest dell’isola, sia lo spot più indicato per la visione di un bel tramonto! La casa di Neruda purtroppo non è visitabile, ma si può vedere dall’esterno e nella piccola piazzetta tutte le sere viene proiettato il film, che si può guardare gratuitamente. La spiaggia del Postino invece, oggi è raggiungibile solo a nuoto, a causa dell’erosione subita dalla costa, ma vi consiglio comunque di addentrarvi perché il luogo è davvero suggestivo.
Il film non fu girato interamente a Salina tuttavia, ma anche a Procida, che è capitale della cultura quest’anno perciò perché non andare!
Villa Albergoni
Forse di nome non vi dirà molto, ma Villa Albergoni a Moscazzino, in provincia di Cremona, è la villa meravigliosa dove è stata ambientata l’estate italiana di Elio Perlmal, alias Timothée Chalamet. Call me by your name è uno dei film più apprezzati degli ultimi anni e tutto possiamo dire, ma non che non rimandi indiscutibilmente la nostra mente alle estati adolescenziali, piatte ed al contempo vive. La villa è uno storico palazzo nobiliare del XVII secolo ed è probabile che derivi dalla trasformazione di un precedente castello. Il paese dove sono girate la maggior parte delle scene è Crema, anche se Guadagnino scrive nel film semplicemente “Somewhere in Northen Italy”. La villa non è visitabile perché privata, anzi pare sia stata venduta da poco alla cifra di 1,7 milioni di euro. Lucky them!
Qui mi fermo per oggi, sperando di avervi stimolato pensieri d’estate. Nel frattempo io sono rientrata perché ha iniziato a piovere, ottime premesse direi. E voi dove trascorrerete la vostra estate? Vi avvicinerete ad uno di questi luoghi? Io intanto vi auguro che sia speciale.
Enjoy!
F.T.












