MODA e COSTUME

Eccoci qui,

non so se vi siate accorti di quale straordinario periodo cinematografico stiamo vivendo. Sarà stato il blocco forzato dovuto al passato lockdown, sarà stato l’accumulo di proposte, fatto sta che io mi sto ritrovando sempre più a passare le mie serate al cinema. Molto piacevolmente devo dire!
La mia prossima prenotazione riguarda l’attesissimo ed appena uscito House of Gucci, rigorosamente in lingua originale in questo caso, visto che nulla mi alletta di più che sentire attori americani sforzarsi inverosimilmente in un improbabile accento italiano.
Nell’attesa della saga sulla notissima famiglia a capo dell’omonima casa di moda italiana, ho ripensato a tutti quei film che riguardano in qualche modo la moda, elaborando una particolare lista di imperdibili da sostituire ai classici per le feste.

Se mi seguite da un po’, sapete che la differenza tra moda e costume è un argomento cui tengo particolarmente, visto che è molto difficile trasmetterla ai non addetti ai lavori, soprattutto in situazioni ibride in cui le due componenti si mescolano tra loro.
Partiamo innanzitutto da un assunto, ovvero che il cinema ha sempre aiutato la diffusione della moda e la moda ha sicuramente spesso influenzato il cinema. Tuttavia la creazione di un capo alla moda è ben diversa dalla realizzazione di un costume, che esso sia cinematografico o teatrale. Se vogliamo essere estremamente sintetici possiamo riassumere la questione in questi termini: il costume rappresenta qualcosa o qualcuno, inevitabilmente deve suggerirci una componente caratteriale o un aspetto caratterizzante del personaggio; la moda invece inizialmente è la libera espressione della creatività del suo autore, può però ben presto diventare un simbolo all’interno della società di appartenenza.

Quali sono allora le situazioni ibride? In realtà sono parecchie e possono costituire diverse tematiche specifiche. Abbiamo in primis i biopic dei più famosi stilisti contemporanei o di notissimi personaggi dello spettacolo che hanno legato la loro carriera anche alle scelte stilistiche. Certo questo è un terreno fertile perché molto spesso le vite dei cosiddetti creativi sono altrettanto fantasiose e talvolta turbolente, risultando facilmente trasformabili in sceneggiature.
Altra categoria è invece quella che contiene tutti quei film che, parlando di moda e non, sono diventati iconici, riuscendo ad influenzare le scelte stilistiche successive o facendo la fortuna di determinati stilisti.
Infine, ma non meno importanti, ci sono tutte le pellicole di vero e proprio costume, ovvero quei film così accurati dal punto di vista iconografico che sono in grado di restituire il senso di un’epoca, che sia passata o a loro contemporanea.

Potete ben immaginare la vastità dell’argomento, perciò sentitevi liberi di integrare questo elenco con tutti quei film che a vostro parere vi possono ispirare dal punto di vista estetico. Io di seguito ho raggruppato alcuni dei miei preferiti in fatto di moda.
Partiamo allora dalla prima categoria che, per quanto mi riguarda potrebbe essere infinita, visto che sono un’appassionata di biografie.

Coco avant Chanel è un film del 2009 con Audrey Tatou nei panni della famosissima stilista francese. Chi non conosce Chanel? Se non per gli abiti almeno per l’iconico profumo. Lo sapete però che, la vita di mademoiselle Gabrielle, questo il suo vero nome, è stata avventurosa quasi come quella di un personaggio immaginario? Ha saputo creare il suo marchio con coraggio, in mondo maschile, grazie alle sue intuizioni ed alla sua caparbietà. Assolutamente consigliato, se non almeno per la storia della protagonista.

Passiamo ad un altro stilista iconico Yves Saint Lauren, dalla vita veramente eccentrica e turbolenta, tanto da essere raccontato da ben due pellicole dello stesso anno, il 2014. La prima Yves Saint Laurent è del regista Jalil Lespert, è la più nota e racconta la vita dello stilista dal 1961, anno in cui subentra a capo della maison Dior alla scomparsa del suo creatore. L’altra Saint Laurent di Bertrand Bonello è più controversa perché maggiormente incentrata sui demoni interiori e sulle dipendenze dello stilista, ma racconta in maniera impeccabile il gusto Seventies degli anni più fertili.

Oltre ai biopic, sono interessanti anche alcuni documentari, tra cui Valentino. L’ultimo imperatore. Di produzione statunitense, questa pellicola del 2008 segue lo stilista italiano per antonomasia nei suoi ultimi due anni di lavoro prima del ritiro dalle scene, mostrandone la storia ed intervistando amici e colleghi dello stilista.

Altra figura italiana iconica è quella di Franca Sozzani, storica direttrice di Vouge Italia, prematuramente scomparsa. Il figlio, Francesco Carrozzini, fotografo e regista, ha deciso di dedicarle un film intimo e delicato, Franca: Chaos and Creation che raccoglie momenti privati e pubblici per ricostruire la sua carriera da un diverso punto di vista.

Parlando di icone giornalistiche non si può tralasciare Diana Vreeland, a cui è stato dedicato l’omonimo Diana Vreeland. L’imperatrice della moda che racconta la sua ascesa da giornalista di Harper’s Bazar a fashion editor leggendaria. Sue le intuizioni di stile su moltissimi personaggi diventati poi vere e proprie icone, inoltre il suo il gusto innato l’ha portata perfino ad essere consulente tecnico con l’istituto del costume del Metropolitan Museum of Art.

Non esistono però solo stilisti o fashion editor, esistono anche e soprattutto modelle che diventano vere e proprie fashion icons. Tra le prime vi fu Edie Sedgwick, affascinante e fragile musa di Andy Warhol, la cui vita viene narrata nel controverso Factory Girl del 2006. Controverso perché molti personaggi nominati e coinvolti sono ancora vivi (Bob Dylan, Bruce Springsteen, Lou Reed all’epoca dell’uscita) e non riconoscono in pieno la ricostruzione dei fatti. Di certo Sienna Miller è stupenda nel personaggio e verosimile è anche il caos creativo della Factory newyorkese di Warhol che ha a tutti gli effetti mietuto più di una vittima durante la sua storia. Il film tuttavia per me è imperdibile, soprattutto a livello stilistico, perché è innegabile che quella fosse la New York più cool dell’epoca.

Passiamo alla seconda categoria, altrimenti finiremmo a Natale 2022!
Tra questi non possiamo non inserire Il diavolo veste Prada, film iconico del 2006 che racconta le vicende dell’ambiziosa Andrea in un mondo a lei sconosciuto e poco affine … almeno inizialmente. Meryl Streep è fenomenale nella sua Miranda Priestly (a proposito lo sapete che il ruolo doveva essere di Glenn Close che rinunciò a favore dell’amica perché stanca di interpretare la “cattiva”). Il film ha lanciato un’intera generazione di giovani attrici tra cui Anne Hathaway ed Emily Blunt. La pellicola è narrata con una forma un po’ fiabesca, ma il mondo che racconta è assolutamente reale e Miranda Priestly altro non rappresenta che le varie Anna Wintour del fashion business. Il film ha riscosso un successo così grande da ispirare un vero e proprio documentario, The September Issue, che narra in forma più realistica l’ambiente frenetico delle fashion week con i reali protagonisti del settore.

Facendo un grande salto temporale passiamo ora invece ad un grande classico Colazione da Tiffany, film meraviglioso nel 1961, tratto dall’omonimo romanzo di Truman Capote. Questa pellicola vede protagonista la splendida Audrey Hepburn, che è diventata grazie alla sua innata eleganza una vera e propria icona della moda. Negli anni ’60 l’industria cinematografica era ancora principalmente volta ad indirizzare i sogni dei propri spettatori, investendoli di desideri nella cornice di favole moderne, perciò è molto facile capire come pellicole di questo genere siano diventate grandi classici del costume. Tuttavia è innegabile che il tubino Givenchy indossato dalla Hepburn nella prima scena sia diventato iconico, tanto da essere inserito tra gli abiti più influenti del XX secolo nel campo della moda e del costume.
Come dicevo, la Hepburn è inoltre diventata una vera e propria icona di stile e sono moltissime le pellicole che la vedono protagonista successivamente anche come modella improvvisata, come Cenerentola a Parigi, per me però i suoi outfit più iconici rimangono questi. Imperdibile davvero soprattutto per le feste!

Non dobbiamo pensare tuttavia che sia soltanto la moda femminile ad essere influenzata dal cinema. American Gigolo, del 1980, ebbe il merito non soltanto di lanciare Richard Gere come sex simbol, ma anche di affermare lo stile Armani universalmente. Sì perché è proprio il raffinatissimo stilista italiano a curare gli outfit del protagonista e quello che è arrivato di conseguenza ormai è storia.

Tornando ai giorni nostri sono due i film che vi cito come precursori di mode che poi si sono effettivamente affermate anche nella fashion industry: I Tanenbaum di Wes Anderson (2001) e The Great Gatsby di Baz Luhrmann (2013). Parliamo di due registi che posseggono un universo iconografico possente e condizionante, che, in un qualche modo, ha la capacità di influenzare il costume del periodo. I Tanenbaum con i loro outfit fuori dagli schemi ed eccentrici ebbero effettivamente la capacità di influenzare la moda degli anni immediatamente successivi, più che ogni altro film di Anderson. The Great Gatsby invece ha ricevuto l’accoglienza anche di altri film di Luhrmann, acclamatissimo ha effettivamente lanciato un vero e proprio revival degli anni ’30, cosa peraltro successa anche all’epoca di Moulin Rouge. Sarà forse merito anche della partecipazione di Prada nella realizzazione dei costumi? Forse, innegabile comunque che le scelte stilistiche rimangano iconiche.

Arriviamo così infine all’ultima categoria. Se consideriamo soltanto la seconda metà del XX secolo, quindi un periodo storico a noi abbastanza vicino, che va a contemplare le possibili scelte di vintage e modernariato. Tra i miei preferiti ci sono:

Blow Up e Who are you, Polly Maggoo?, entrambi film del 1966, entrambi racconti del mondo di fotografia e moda. Film dall’iconografia stupenda, sarà poi che io ho un debole per la fine degli anni ’60 e gli anni ’70, ma perché, perché non usciamo ancora così! Imperdibili.

Se ci spostiamo poi negli anni ’70 c’è un capolavoro assoluto, uno dei film più belli degli ultimi anni: American Hustle. Del 2013, diretto da David Russell, contiene degli outfit leggendari!!! Considerando poi che è un revival, perciò il lavoro di archivio e rivisitazione deve essere stato davvero straordinario. Trama avvincente, personaggi fighissimi, ancora una volta ricordatemi perché noi non ci vestiamo più così, cosa andato storto?!?

Recentissimo pre pandemia è uscito invece Bohemian Rapsody, biopic su Freddy Mercury che non mi ha entusiasmato, principalmente per le lacune di trama che arrivano in un film curatissimo invece dal punto di vista della restituzione dei personaggi e dei loro outfit. Il film abbraccia gli anni dal 1971 al 1985 con il famosissimo Live Aid, e ripropone pari pari alcuni degli outfit più iconici del frontman.

Passando agli anni ’80 va citato Dallas Buyers Club, che è valso l’Oscar ai suoi interpreti e che restituisce appieno lo spirito della fine degli anni ’80 americani. Bisogna ammettere che sono moltissimi i film di costume, magnificamente ricostruiti, girati negli Stati Uniti, altro che mi viene in mente dell’epoca è BlacKkKlansman di Spike Lee, del 2018, ambientato in realtà negli anni ’70, con outfit imperdibili davvero!

Gli anni ’90 con il loro disagio esistenziale passano per me da un solo film: Trainspotting. Il caso è chiuso!
Gli outfit qui non sono sicuramente scintillanti e forse è il miglior incontro tra moda e costume perché si restituisce il senso di un’epoca attraverso gli abiti sgangherati delle altrettanto confusionarie vite dei protagonisti. Vi viene in mente qualcosa di più calzante per il periodo?

Arriviamo così agli anni 2000 che per me significano una sola cosa: Sex and the City. Serie prima, film poi, reboot ora. Pensate quello che volete della trama, ma tutti i vari film successivi su moda, shop addicted, personal shoppers passano da loro, da Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte. Noi continueremo ad invidiare solo le loro cabine armadio, tutto il resto sarà uno sfocato sottofondo.

Siamo giunti così al termine. Volete sapere quale sia il mio film preferito in assoluto sulla moda? Beh non c’è in realtà. La pellicola più iconica vista recentemente è stata Cruella. Sì, vi stupirete, ma in quest’ansia perbenista di giustificare in un qualche modo le scelte meno morali dei propri cattivi, dimenticando peraltro la “banalità del male”, la Disney ha messo insieme un capolavoro di costume della Swinging London. Cruella è in qualche modo la rappresentazione della forza creativa e punk di quel periodo, della voglia di rottura degli schemi e cambiamento. Nella storia sono inclusi tutti i passaggi fondamentali: il sabotaggio dei grandi magazzini della moda aristocratica, la diffusione del second hand e del vintage, l’invenzione potente ed inarrivabile del genio creativo. Cruella è un po’ Vivienne Westwood ed un po’ Alexander McQueen e raccoglie degli outfit a di poco strepitosi! Peccato perché forse il racconto delle vite dei due stilisti sarebbe stato più realistico ed interessante.

Emma Stone in the new film “Cruella.”

Voi invece cosa scegliete? Sono convinta che molti film li conosciate già benissimo, ma quale periodo è migliore delle feste per rivedere un grande classico?

Enjoy!

F.T.

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