IL SOUVENIR DELL’ARCHITETTO

Eccoci qui,

sul finire di un’estate a dir poco impegnativa!!! Il tempo per le vacanze quest’anno è stato davvero risicato e ritagliato tra tanti progetti, c’è anche da dire per fortuna, visto i tempi appena passati. Almeno ci sono state! In questo weekend, che sembra davvero segnare il passaggio al mio amatissimo autunno (e non solo perché ho impiegato tutta la giornata di ieri nel cambio dell’armadio), concentro i miei ricordi estivi per passare ad un nuovo capitolo.

Parliamo dunque di ferie, fatte ovviamente e non in programma purtroppo. Non so se abbiate avuto mai la fortuna di soggiornare in qualche idilliaca meta con un architetto. Innanzitutto se siete con un architetto, per quanto idilliaca, la meta non sarà mai remota. Questo perché nel planning del suddetto ci sarà sempre un borgo, una piazza appena ristrutturata, una villa non riconosciuta di Le Corbusier … solo che voi non lo sapete … ancora. Ebbene sì, l’architetto mentre finge non curanza, sta mappando il territorio alla ricerca della particolarità urbanistica o della villa dei desideri. Lo sa bene il mio povero fidanzato, che ormai è stato trascinato in lungo ed in largo alla ricerca di edifici normali agli occhi degli altri (ricordiamo con commozione la passeggiata al nuovo quartiere fieristico di Lisbona con valigie da 20kg al seguito visto che non abbiamo trovato un deposito accessibile). Quella particolarità, quella che non vi svela e a cui generalmente giungete dopo un discreto cammino in zone che non sembrano affatto turistiche, è il suo souvenir. Il ricordo di viaggio, l’esperienza, l’ispirazione e la conferma dell’amore per il proprio mestiere.

Quest’anno la nostra vacanza è stata prettamente naturalistica: avevamo bisogno di sole, mare e natura per ricaricarci ed abbiamo scelto la meravigliosa isola di Salina. Questo non ci ha impedito di fare tappa a Catania, dove siamo atterrati e decollati, e di visitare questa meravigliosa città. Io a Catania ero stata in una fantastica vacanza on the road lungo la Sicilia orientale, fatta con le mie compagne di accademia quanto studiavo a Bologna. Per me è una città splendida e vitale e volevo assolutamente passarci di nuovo. Catania è una città che si visita molto facilmente e di cui non vi stancherete mai grazie alla vivacità delle sue strade e dei quartieri. Io adoro la decadenza del barocco annerito dalla polvere dell’Etna ed amo la creatività che si sprigiona lungo le sue vie. Naturalmente prima di partire mi sono documentata come faccio sempre, perché in fondo questi due giorni sarebbero stati gli unici più “culturali” per così dire e non volevo lasciare indietro qualcosa.

E’ stato così, abbastanza casualmente, che mi sono imbattuta nel sito dell’associazione Trame di quartiere e nella storia del quartiere di S.Berillo. S.Berillo è citato da diversi blog e siti turistici per il S.Berillo District, lo trovate anche mappato su Google Maps, una piccola piazzetta dietro ad una delle principali vie di locali e ristoranti, che si presenta come un’area riqualificata, colorata e divertente, in cui fare aperitivo o cena.
La maggior parte dei turisti arrivano a S.Berillo e si fermano qui, pensando che questa sia la riqualificazione urbana del quartiere. La pianificatrice che è in me però ha voluto informarsi di più sulla storia di questo quartiere, perché mi sembrava impossibile che, a Catania, l’operazione di riqualificazione urbana si limitasse ad un investimento privato di ristorazione (anche se oggigiorno …. ). Ecco quello che ho trovato.

Immagine dal sito dell’associazione

Partiamo con ordine: S.Berillo è uno storico quartiere di Catania, che si colloca tra la zona di Piazza Bellini ed il mare. E’ un quartiere centrale dunque, appartenente alla prima Circoscrizione della municipalità che prima degli anni ’50 era densamente abitato e ricco di botteghe artigiane. Parlo degli anni ’50 come data di svolta, perché fu allora che venne attivato un piano di sventramento del quartiere, che ne causò il declino da cui ancora non si è interamente ripreso. I suoi abitanti furono spostati forzatamente verso la nuova periferia della città, in particolare verso il quartiere di San Leone, che è noto proprio come S.Berillo Nuovo, ed il rettangolo centrale che ne segna il confine in centro storico, fu completamente espropriato. Il grande progetto per il quartiere però si è ben presto arrestato, trasformando questo territorio in una terra di nessuno e soprattutto nel quartiere a luci rosse di Catania ed è per questo che è conosciuto. S.Berillo ha tutte le caratteristiche di un’area in degrado: abitazioni senza servizi (acqua, luce), arrivo di immigrati (i soli ad accettare delle condizioni di vita simili), prostituzione, violenza, spaccio, ghettizzazione. Sono tante le storie che emergono ancora oggi sulle condizioni di vita del quartiere, non ultima l’estrema povertà in cui il Covid ha lasciato i suoi abitanti, che hanno perso l’unico lavoro posseduto.

Immagine dal sito dell’associazione

A fronte di questa condizione, il comune di Catania ha cominciato a vendere a privati alcune aree, anche di buone dimensioni, per la realizzazione di grandi alberghi, resort e così via, cominciando a parlare di riqualificazione, nonostante non ci siano effettivi miglioramenti nella qualità di vita degli abitanti o non si presenti una reale integrazione. E’ su questo terreno che lavora l’associazione Trame di quartiere, un gruppo di volontari, dalle competenze diverse e multidisciplinari, che cerca di portare avanti una concreta rigenerazione urbana, intesa come integrazione sociale e riattivazione economica. L’associazione porta avanti diverse attività sia per far conoscere la storia del quartiere che per cercare di integrare i suoi abitanti. Tra le altre cose organizzano delle passeggiate urbane per le strade di S.Berillo, mostrando la vera faccia del quartiere, non quella patinata da social. Io sono venuta a conoscenza delle loro attività proprio attraverso queste camminate. Ho provato a scrivere per partecipare e, nonostante i nostri tempi non si incastrassero benissimo con la programmazione dell’associazione, la gentilissima ed appassionata Alice, architetto e volontaria di Trame di Quartiere, ci ha portato domenica sera alle 20:00 a visitare la loro sede raccontandoci quello che vi ho riportato qui.

Il mio personale souvenir dell’estate 2021 perciò sarà questa bellissima storia di rinascita attraverso la ricerca di una comunità, che in qualche modo è già presente e che sta lottando perché non sia cancellata la propria storia per quanto scomoda questa possa essere.
Si parla moltissimo in questi anni di rigenerazione urbana, ma tante volte sono solo specchietti per le allodole. Ecco io quest’estate sento di aver trovato invece qualcosa di buono e coraggioso, qualcosa che testimonia che la solidarietà e la passione possono ancora portare lontano.

Così auguro a tutti voi un autunno altrettanto ricco di scoperte!

Enjoy,

F.T.

Una delle porte murate del quartiere, decorata con interventi di street art. Foto mia

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