NOBILI VICINI

Eccoci qui,

finalmente! Dopo una lunghissima assenza dovuta come al solito ad impegni lavorativi. Giunte le ferie riesco a riprendere la scrittura per le gioie delle masse!!! “Consigli senza cui non potevate vivere bene” in arrivo eheh.

Oggi parlerò dei miei “vicini di casa” ovvero di Parma. Ho scritto tempo fa un articolo sulla mia città, Reggio Emilia, piccola ed abbastanza serena. Reggio come ogni città italiana ha due grandi frienemies come direbbero gli americani se fossimo personaggi di una serie televisiva: Modena e Parma.
Come ogni buona provincia che si rispetti, c’è astio tra noi e la faccenda è molto personale. Solitamente infatti da Reggio si studia a Parma o a Modena, fatto salvo per alcune eccezioni, ed una vicinanza ad una città piuttosto che all’altra, si sviluppa. Io faccio parte parte delle eccezioni, perché dopo il liceo a Reggio Emilia sono migrata verso la Lombardia e mi reputo abbasta super partes nei confronti delle nostre due vicine amiche/nemiche.

Le ragioni dell’astio sarebbero tante a sentire i locals, ma principalmente sono storiche naturalmente, riassumibili nel fatto che al contrario di Parma e Modena, Reggio Emilia non ha mai avuto un proprio ducato. La città infatti è sempre ricaduta sotto la giurisdizione dei Farnese o degli Estensi ed è rimasta una piccola cittadina sotto l’egida degli uni o degli altri fino a quando ha riscattato la propria libertà con la prima repubblica Cispadana. C’è inoltre la storia del Parmigiano Reggiano, cui noi non perdoniamo molto l’ordine degli addendi, in quanto, in questo caso il risultato cambia … solite storie italiane se vogliamo, niente di nuovo.

Fatto sta che lo scorso anno, la nomina di Parma a capitale della cultura 2020, non è stata vissuta benissimo dai Reggiani, ugualmente in lizza per la nomina, anche se ammettiamo che il karma ci è venuto incontro nell’anno passato per sgonfiare un po’ di boria … Tuttavia a me Parma personalmente è sempre piaciuta.
Si dice che quando la si cominci a chiamare “piccola Parigi” si sia definitivamente passati dall’altra parte … ecco io non arrivo ancora a tanto, ma per me è un bellissima cittadina. Elegante, ordinata, golosa al punto giusto, con bellissimi negozi.

La vicenda francese, per così dire, di Parma è legata ad una figura chiave della città: Maria Luigia. Lei, moglie di Napoleone, vissuta tra Parigi e Vienna, venne esiliata a Parma e, se dapprima forse non ne fu così felice, poi si fece promotrice di un grande rinnovamento urbano che la portò a realizzare la città dei propri sogni, da cui non si separò mai più. Complice probabilmente anche la serenità sentimentale che trovò a Parma con un generale ussaro, passò qui il resto della sua vita e fu amata moltissimo dai suoi sudditi che le rimasero sempre fedeli. Ecco spiegata così l’eleganza e la r moscia, i filari d’alberi ed il profumo alla violetta.

Collezione Farnese – Complesso della Pilotta


Parma grazie a Maria Luigia diventa anche la città della musica. Sì perché se Reggio Emilia per me ha la piazza più bella di sempre in quanto in sé stessa racchiude ben tre teatri, Parma ha dato i natali a grandissimi musicisti e compositori. Verdi, Toscanini, Paganini, la Tebaldi, tutti di Parma. Tanto che il Teatro Regio, voluto proprio da Maria Luigia come teatro pubblico nel XIX secolo, è uno degli scogli più difficili per ogni esecutore visto il pubblico melomane e per nulla accondiscendente.
Parma non è un palcoscenico facile insomma, lo stesso Verdi non fu mai gradito in patria, proprio da Maria Luigia, che prediligeva compositori molto più ricercati, come Bellini, ed acconsentì a riceverlo soltanto sul finire della sua carriera a seguito della sua continua insistenza. Vi è però anche un’altra caratteristica che accomuna i teatri di Parma, ovvero quello di essere sovradimensionati per la capacità cittadina. Sarà la grandeur mi viene da dire da cinica reggiana!
Fatto sta che sia il Teatro Regio che il Teatro Farnese, i principali teatri storici parmensi (ce ne sono altri molto attivi contemporanei che vale la pena esplorare), sono nati grazie ad investimenti finanziari spropositati che gli stessi nobili non potevano permettersi completamente. A me questa storia ha sempre affascinato moltissimo ed in particolare ho sempre voluto visitare il Teatro Farnese, che è un gioiello della scenotecnica italiana. Semidistrutto da un bombardamento durante la guerra, è stato ricostruito nella sua struttura preesistente interamente lignea. E’ uno dei poco luoghi così conservati in Italia, se non al mondo.

Ingresso – Fornasetti. Theatrum Mundi

Il Teatro Farnese è sempre visitabile accedendo al complesso della Pilotta, ma in questo momento ve lo consiglio particolarmente perché la sua storia è raccontata dalla mostra Fornasetti. Theatrum Mundi in cui la vicenda e l’architettura del teatro (e non solo, visto che la visita continua nel dialogo con le opere della collezione Farnese) viene sviscerata attraversa la poetica di Piero Fornasetti, grande designer milanese. La curatela è dello stesso Barnaba Fornasetti, che oggi è il direttore creativo dell’atelier Fornasetti, ed il risultato è davvero sorprendente. Mi ha stupito molto la cura nei dettagli e la giustapposizione degli oggetti contemporanei con le collezioni permanenti, in un misto di ironia e giocosità. Il concetto di Theatrum Mundi in effetti è filosofico e metaforico: partendo dall’allegoria della Caverna di Platone, molti intellettuali, a partire dal Rinascimento, espressero più volte nel corso della storia la volontà di teorizzare uno spazio perfetto in cui iconograficamente accogliere la miglior espressione del sapere.
Il percorso parte proprio da qui, dal Teatro Farnese che ci accoglie mostrandoci il palcoscenico. Tuttavia girandosi verso la platea a gradoni si trova la rappresentazione della varietà e della ripetizione delle forme attraverso i famosissimi piatti di Fornasetti.

Teatro Farnese – Complesso della Pilotta

Inizio suggestivo che ci porta ben presto alla storia particolare del teatro, pensato nel 1618, a partire dalla Sala D’Armi di quello che non era nemmeno il palazzo ducale, bensì uno spazio accessorio di servizi. Ranuccio Farnese voleva un matrimonio nobile per il primogenito e per far colpo su Cosimo De’ Medici, in visita a Parma, e guadagnare la figlia Margherita come nuora, fece costruire questo enorme teatro, per quella che invece era la corte parmense. Fin qui tutto bene, se non ché Cosimo non si presentò, diede buca all’appuntamento, ma il teatro ormai fortunatamente era realizzato. Venne inaugurato solo dieci anni più tardi, nel 1628, con il matrimonio dei due giovani, che alla fine avvenne. L’architetto dell’impianto scenico fu Giovan Battista Aleotti, detto l’Argenta, ferrarese, scenografo di straordinaria fama, oltre che architetto civile e religioso (bei tempi …). Lo spettacolo delle nozze fu musicato da Monteverdi, il massimo per le corti del tempo, e comprese addirittura l’allagamento dell’intera platea! Gradeur per l’appunto!

Fornasetti. Theatrum Mundi

Nonostante questo scoppiettante inizio, il teatro rimase però quasi in disuso viste le pochissime cerimonie della corte Farnese e chiuse definitivamente i battenti nel 1732 con l’arrivo del nuovo duca Carlo di Borbone. Nel 1816 poi arrivò Maria Luigia, come abbiamo visto, e decide che il teatro Farnese non era più abbastanza, finanziando abilmente la costruzione del Teatro Regio, di cui i discendenti delle nobili famiglie parmensi detengono ancora il possesso perpetuo dei palchetti di famiglia. Soltanto ultimamente il Teatro Farnese è stato riabilitato ed io personalmente penso sia il gioiello da non perdere di questa Parma 20-21.

Certo poi ci sono tantissime altre cose, l’Antelami nel battistero romanico, Il Correggio (in Duomo ed in Pilotta), il parco ducale, il festival Parma 360 di arti performative contemporanee ed il popolare Oltretorrente. Per non parlare del cibo!
Se volete consigli culinari non c’è che l’imbarazzo della scelta, io personalmente consiglio l’Osteria di Servi, l’osteria Ombre Rosse e la più mondana Officina Alimentare Dedicata. Un piatto di salumi comunque lo dovete assaggiare per forza, così come il pesto di cavallo, piatto tipico della città.
Ora basta altrimenti il mio ragazzo di dice che sto diventando parmigiana e questo è un affronto troppo grande anche per me!

Godetevi gli ultimi mesi di questa capitale della cultura sfortunata!

Enjoy!

F.T.

Salone Maria Luigia – Complesso della Pilotta
Fornasetti. Theatrum Mundi

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