AFFARI REALI

Eccoci qui,

non vi nascondo che avevo preparato un bel post sui viaggi, ma ho deciso di rimandarlo visto questo clima incerto. Parliamo dell’avvenimento scandalistico del momento: l’intervista di Meghan ed Harry!

No, non sono impazzita tranquilli, né voglio cambiare target, colgo solo l’occasione per approfondire un tema che nell’ultimo post ho citato velocemente. Ci siamo lasciati parlando di True Fictions, mostra a cui ho lavorato questo autunno e che speriamo di aprire presto compatibilmente con tutti i se e tutti i ma. Vi ho raccontato della staged photography e dell’attitudine a creare mondi diversi attraverso l’elaborazione delle immagini.

Questo tema è particolarmente attuale nella società contemporanea e sempre di più si parla di narrazione giornalistica o creazione di veri e propri casi e personaggi che non sappiamo con certezza se corrispondano o meno alla realtà. Vi ho citato l’intervista di Oprah Winfrey, una giornalista che su questo tipo interlocuzioni ha costruito una carriera, che a mio avviso ha molto a che vedere con la narrazione. Le accuse della coppia di ex-reali vertono infatti sull’aver subito degli attacchi continui da parte dei tabloid britannici e di aver visto la loro vita trasformata in un inferno, anche a causa del mancato appoggio della propria famiglia, quella reale appunto. Ora, i Windsor non sono proprio l’esempio di famiglia del Mulino Bianco, viste anche le precedenti vicende sentimentali di altri membri della casata. Serie televisive e documentari scaturiscono a fiocchi e è una delle monarchie più chiacchierate in assoluto a livello mondiale. Al di là che si appoggi una posizione o l’altra, quello che è evidente da questa situazione è come diverse letture scaturiscano dalle immagini che ci vengono presentate.
Ho letto oggi un bel commento di Francesco Costa, mio unico riferimento sulla situazione americana contemporanea, che ha dedicato alcune parole all’intervista. In modo come sempre molto neutrale, ha analizzato alcuni titoli dedicati a situazioni simili che hanno visto protagoniste Kate Middleton e Meghan Markle, come l’organizzazione del matrimonio o il periodo della gravidanza. Atteggiamenti praticamente identici sono stati presentati in modo completamente diverso, come ad esempio la profumazione della cappella di Westminster per il matrimonio è stata presentato come un gesto di stile da parte di Kate, al contrario quando lo ha fatto Meghan è stato descritto come un atto irrispettoso che avrebbe minato la conservazione dell’edificio storico. Tenere le mani sopra al pancione durante la gravidanza è stato descritto come un gesto di dolcezza per Kate, mentre per Meghan la motivazione era da ricercare in rituali yogici sul bambino. Le motivazioni di questo diverso trattamento possono essere varie, ma quello che mi interessa analizzare è la molteplice capacità di lettura ed argomentazione di un’immagine.

Meglio di me, lo fa l’ultima artista che vi ho presentato nel precedente articolo, Alison Jackson, che su questa narrazione e sulla ricezione della stessa da parte del pubblico, ha costruito tutta la sua ricerca artistica. Vi ho già detto come la Jackson lavori sull’immaginario collettivo delle persone utilizzando sosia di personaggi famosi. Lei è inglese ed il suo soggetto preferito sono proprio i reali. L’intuizione di lavorare sulla famiglia reale le arriva quando ancora sta frequentando il Royal College of Art a Londra e muore improvvisamente nel tragico incidente di Parigi la principessa Diana. In quei giorni la Jackson rimane estremamente colpita dal trasporto della gente comune sulla vicenda. Ogni persona incontrata in quel periodo, sembra avere una versione personale della vicenda e soprattutto ricordi ed aneddoti personali sulla principessa triste, come se l’avessero realmente conosciuta. Naturalmente non era così, ma la Jackson comincia a riflettere sulla potenza della narrazione nelle immagini. Suggestioni catturate da un paparazzo, fanno scaturire confessioni segrete a cui inspiegabilmente si crede e da cui si è inevitabilmente attratti.

Come esame finale per il suo diploma, da questa vicenda, Alison produce una fotografia di Lady Diana, Dodi Al-Fayed ed il bambino nato dalla loro relazione. L’immagine naturalmente è falsa, ritoccata al computer e realizzata con sosia dei protagonisti, ma su questa immagine la Jackson si gioca carriera e reputazione.

Incredibilmente infatti, la potenza di quella testimonianza, la porta a subire addirittura una perquisizione domestica da parte della guardia reale, in cerca dell’immagine originale. Naturalmente non c’era nessun rullino e nessun ulteriore tesoro da trovare, la fotografia faceva parte del progetto Mental Images, che l’artista aveva realizzato utilizzando principalmente come soggetti le icone mondiali del suo tempo, tra cui appunto anche Lady Diana. Soltanto dopo essere riuscita a dimostrare in tribunale la creazione fittizia dell’immagine la Jackson ha potuto proseguire la sua carriera fotografica che l’ha portata ad essere premiata con un BAFTA Awards. I suoi soggetti preferiti sono rimasti i reali, in particolare la Regina Elisabetta, William e Kate, Harry e Meghan, ma anche tante altre celebrities di cui la Jackson si diverte a creare ricordi. Il suo lavoro verte principalmente sulla realizzazione di quell’immaginario collettivo che la stampa con i suoi racconti crea quotidianamente, rendendoci vicini alle vicende di perfetti sconosciuti.

Così abbiamo grazie ad Alison Jackson una foto rubata alla finestra di JFK con Marilyn Monroe, una vastità di incontri piuttosto espliciti di Donald Trump con accondiscendenti bellezze, una Melania Trump che fa gli scatoloni alla Casa Bianca alla scadenza del contratto matrimoniale e così via. Nonostante gli scatti siano sempre ricreati in studio, sono pensati ad arte, con la grana sfocata e l’inquadratura dell’immagine rubata, di modo che noi avventori possiamo trovare immediatamente la prova delle nostre convinzioni.
Io trovo il lavoro di questa artista assolutamente interessante perché fortemente radicato nella nostra società dell’immagine. Una società in cui se non testimoni continuamente la tua esistenza con una serie di scatti non sei nessuno ed in cui, paradossalmente, a mancare sono le restituzioni di quei segreti ormai conosciuti da tutti, ma comunque proibiti.

Se volete seguire Alison Jackson ha un sito ed un profilo Instagram su cui potete anche candidarvi come sosia per le sue prossime produzioni.
Io spero di avervi incuriosito e di aver portato la discussione su un piano diverso, perché molte volte dimentichiamo che i più acuti osservatori della società sono gli artisti, ce ne ritraggono vizi e virtù. Forse dovremmo guardare molto più a loro di questi tempi, che ai grandi titoli di giornale.

Enjoy!

F.T.

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