Eccoci qui,
con un acronimo oggi, di cui tante volte ho pensato di parlarvi, ma come sempre attendo che sia il momento giusto e credo che ora sia arrivato.
ROF sta per Rossini Opera Festival, uno dei più importanti avvenimenti del palinsesto lirico estivo nazionale. Il ROF si svolge a Pesaro, città natale di Gioacchino Rossini, tra i più importanti compositori italiani, ed ha alternato negli anni direzioni artistiche, regie ed interpreti di altissimo calibro. Il ROF ha saputo miscelare con attenzione tradizione ed innovazione, creando produzioni intelligenti e vitali che, non solo offrono apprendistato e formazione a moltissimi studenti dell’Accademia di Urbino, ma vengono magistralmente create dalle maestranze migliori, quelle che conclusa la stagione lirica nei vari teatri stabili, si ritrovano l’estate su e giù per i festival italiani.
Per me, come forse già sapete, la lirica è casa … per moltissime ragioni su cui non sto ad annoiavi. Se la lirica è casa, il ROF rappresenta la famiglia elettiva, quella che scegli perché senti a te intimamente connessa. Ho studiato, ormai quasi 10 anni fa, scenografia del melodramma a Cesena ed il ROF per me ben presto è diventato un appuntamento fisso. Non ho mai direttamente lavorato per il ROF purtroppo, ma le sue produzioni racchiudono un insieme di persone con cui mi sono formata, con cui ho studiato e lavorato e che sono tra le mie preferite su questo pianeta.
Per molti anni, per me il ROF è rimasto un punto fermo, quel momento in cui prendo qualche giorno di ferie e vado a trovare gli amici cari, che nel mentre lavorano e mi coinvolgono nel loro lavoro, io sono felice e torno a casa ricaricata!
Quest’anno naturalmente, come è successo per moltissime altre attività, il ROF ha avuto un programma ridotto a causa Covid. Le rappresentazioni sono state effettuate principalmente all’aperto in forma di concerto, mentre le nuove produzioni, sospese a giugno, sono state tenute in caldo per l’autunno e sono uscite in diversi momenti streaming sul sito del Festival nelle scorse settimane, fino ad arrivare a oggi. In quest’ultimo weekend è prevista la trasmissione dell’ultima delle due produzioni “Il barbiere di Siviglia”, neanche a dirlo grande classico, con la progettazione di regia, scene e costumi di quel gran maestro che è Pier Luigi Pizzi.
Lui, architetto prima che scenografo, è uno dei capisaldi del teatro italiano. Prima di curare personalmente le proprie regie, come accade a tutti coloro riescono a realizzare uno stile così personale che difficilmente scende a patti con altre visioni, ha lavorato per registi del calibro di Ronconi. Pizzi lavora al repertorio rossiniano dagli anni ’80 ed ha segnato alcuni dei momenti di svolta dell’opera lirica moderna. In particolare la sua collaborazione con il ROF e con il teatro Valli di Reggio Emilia, neanche a farlo apposta, ha permesso la realizzazione di alcuni successi clamorosi che hanno segnato il ritorno di un certo repertorio nelle programmazioni liriche contemporanee. Di questo repertorio che si colloca a cavallo tra 1700 e 1800, io ho avuto l’immensa fortuna di vedere il Rinaldo di Haendel, a Ravenna in una ripresa storica di qualche anno fa, alla presenza di Pizzi stesso. Il suo segno grafico e lineare è tipico di chi della scenografia ha una visione contemporanea, tuttavia la sua attenzione ai materiali ed ai dettagli rimane assolutamente tradizionale. Per me, quella vista in quell’occasione, rimane una delle scenografie più belle che io abbia mai visto dal vero ed è stata un’esperienza sicuramente indimenticabile.
Non pensate io sia una cultrice della materia, non sono appassionata di musica barocca, tuttavia molto spesso non ci rendiamo conto di quante arie in realtà conosciamo perfettamente perché utilizzate banalmente come colonne sonore e di quanto, nel loro contesto, possano commuoverci e stupire. Questo sicuramente è il caso delle opere di Rossini, di cui alcune arie sono insite perfettamente nella nostra memoria. Se non mi credete provare a cercare l’Ouverture Barbiere di Siviglia oppure della Gazza Ladra, poi mi saprete dire. Sono tra i brani più suggestivi del repertorio lirico, forse proprio perché Rossini con le emozioni giocava in abbondanza. Pare fosse un gran simpaticone e godesse appieno di tutti i piaceri della vita. A Pesaro è famosa la pizza con maionese ed uovo, proposta come il suo piatto preferito, chissà cosa propinano invece in Francia, dove si trasferì negli ultimi anni della sua vita e dove è sepolto tutt’ora.
Rossini ha avuto la capacità di caratterizzare in modo forte, anche ironico, i propri personaggi e di renderli quasi delle icone. Il ROF ripropone in circolo tutte le sue opere, dalle più famose alle meno conosciute e, negli anni, ha proposto allestimenti tra i più interessanti della contemporaneità. Sono tantissime le scritture drammaturgiche che si sono alternate e credo che questo sia uno dei modi più efficaci per rompere quell’aura melodrammatica che ruota intorno al mondo lirico. Complice forse la simpatia e la creatività rossiniana, il ROF ha sempre coinvolto personalità contemporanee che hanno avuto la capacità di mantenere innovazione ed ironia nelle produzioni, a seconda naturalmente dell’opera.
Famosissima è diventata “La scala di seta” di Micheletto, non ancora superstar, del 2009, dove su un palcoscenico disegnato quasi ad AutoCAD ritrovavamo tramite uno specchio i vari ambienti di una casa. Altrettanto famosa “La gazza ladra” sempre di Micheletto, che ha piazzato un intero coro su un ponte sospeso da quinta a quinta. Ognuno ha un’opera del cuore al ROF, ed io credo sia impossibile resistere al fascino dell’opera una volta arrivati. La mia personalmente è il Guglielmo Tell del 2014 con regia di Graham Vick. Guglielmo Tell è l’ultima opera di Rossini e se volete una spiegazione pop, affascinante e completa, potete cercare sempre sull’immancabile Youtube il racconto del suo finale proposto da Alessandro Baricco. Il programma del del 1998 ed io non lo ricordo affatto, ma l’ho guardato recentemente durante i miei studi e credo non si possa negare la capacità di Baricco di raccontare. L’allestimento di Vick è ancora un’altra storia che prometto di raccontarvi prossimamente.
Insomma unite l’ironia di Rossini, la capacità di sintesi di Pizzi e la bravura di tutto il team del ROF e credo non possiate avere una visione migliore sulla lirica contemporanea. Domani, o forse già oggi domenica 29 novembre, è l’ultima giornata per questa possibilità … godetevi questo matinée, come di direbbe in gergo, per abbattere tutti i pregiudizi di una lirica incartapecorita, perché, per me, l’opera lirica è la più completa tra le forme d’arte.
Enjoy,
F.T.





