Eccoci qui,
in questo momento in cui ancora non si capisce bene cosa fare o non fare, cerchiamo comunque di destarci come le rondini a primavera! L’unica certezza al momento sembra essere la salassata che riceverete andando fuori a cena, perciò oggi abbandoniamo le attività socialmente più conosciute e dedichiamoci al verde.
Sì il verde, l’unico luogo in cui sembra che quasi tutto sia permesso e che si possa davvero visitare in libertà. Lo sapete che due giorni fa era la giornata della sostenibilità? Sarebbe molto bello se questa pandemia ci avesse insegnato a rispettare di più l’ambiente che ci circonda e nutre, ma temo che purtroppo la specie umana non sia fatta per la condivisione di tali intenti. Renzo Piano, in merito a ciò, poco tempo fa spese queste parole: Credo che usciremo da questa tragedia, ma ce n’è un’altra che ci aspetta: la fragilità della Terra. L’innalzamento del clima significa che avremo una desertificazione, avremo dei problemi, avremo delle carestie, avremo la metà povera del mondo che non potrà accettare l’indifferenza della metà ricca. A questo punto non si potranno costruire muri, chiudere porti. Questo ci ha spiegato questa pandemia: che non ci sono frontiere.
Come sempre la sua capacità di equilibrio sceglie il modo migliore per esprime concetti che altri trasformerebbero immediatamente in slogan. Detto ciò, noi riusciremo davvero ad apprezzare di più ciò che ci circonda, sia dal punto di vista sociale che economico ed ambientale? Ripartiamo allora proprio dall’ambiente. Verde, parchi urbani, riserve naturali, orti botanici sembra che ora possano finalmente vivere il loro momento di gloria per il semplice fatto di essere all’aria aperta. Non fatevi trarre in inganno però, a fianco di effettive riserve naturali scolpite durante i secoli dal vento e dalla geologia, l’uomo come sempre ha fatto la sua parte, imitando la natura per portarla vicino a sé nel migliore dei modi possibili. Sono tantissimi infatti gli esempi di architettura ambientale che possono diventare delle attrazioni vere e proprie, tanto che dal 2004, con il nuovo decreto dei Beni Culturali, anche il paesaggio viene per la prima volta inserito all’interno delle tutele storico-artistiche.
In questi ultimi giorni, pensando a dove andare e a cosa vedere, mi sono tornate alla mente le lezioni di architettura del paesaggio dell’università ed ho pensato che fosse utile condividere qualche piccolo suggerimento di nuovi scenari da porre alla nostra attenzione. Ho dovuto naturalmente fare una selezione esemplificativa per ogni categoria, ma sono sicura che troverete qualcosa di simile in ognuna delle vostre città o all’interno del vostro territorio.
Parchi urbani
Iniziamo con quella che è fra le categorie più conosciute in assoluto, i parchi che rendono più verdi ed attraenti le nostre città. Si sono sviluppati soprattutto a partire dal XIX secolo e ve ne sono veramente moltissimi esempi: polmoni verdi di grandi dimensioni, piccole aree attrezzate, recuperi urbani dedicati a piante, fiori e percorsi. Tra i parchi urbani più conosciuti in assoluto possiamo annoverare Central Park a New York, Hyde Park a Londra, Parco Sempione a Milano, il Parco del Valentino a Torino, Parco di Villa Borghese a Roma e così via. Un’infinità! I miei preferiti sono i parchi lineari, ottenuti spesso da recuperi di strade o vecchie ferrovie che vengono riconvertite a verde creando delle vere e proprie autostrade di biodiversità in contesti anche fortemente antropizzati. Tra i primi e più famosi esempi troviamo la High Line di New York (ve ne ho già parlato e probabilmente ne riparlerò), il Viaduc des Arts di Parigi, la Rose Kennedy Greenway di Boston.
Purtroppo in Italia siamo ancora molto indietro su recuperi urbani di questo tipo, ciò non toglie però che abbiamo altre meravigliose opportunità a livello di parchi urbani, derivati soprattutto dalle antiche residenze signorili. I famosi giardini all’italiana o all’inglese che costellano le nostre città storiche si sono quasi sempre trasformati in parchi urbani o addirittura in attrazioni storico-artistiche. Pensate ai Giardini di Boboli a Firenze, alle ville sul lago Maggiore, al giardino della Reggia di Caserta, potremmo non finire più! Per questo, la prima categoria spetta di diritto ai parchi storici italiani di cui vi lascio di seguito qualche esempio illustre da non perdere!



Parco Comunale di Taormina
Secondo la classifica dei viaggiatori stilata da Tripadvisor qualche anno fa, tra i parchi urbani più belli da nord a sud d’Italia, al primo posto c’è proprio il Parco comunale di Taormina. Non so se abbiate mai avuto la fortuna di visitare Taormina, perché di fortuna si tratta, io sì. La città è stupenda, sorge a picco sul mare e quasi tutti i suoi luoghi pubblici aperti, la piazza, il famosissimo teatro greco ed anche questo parco, sono realizzati a terrazzamento sul mare. Non c’è bisogno di dire che la vista è mozzafiato e la città è trés trés chic! I visitatori italiani e stranieri sono moltissimi, ed anche il parco urbano è un lascito di una nobildonna inglese, Lady Trevelyan, che si stabilì nel posto nella seconda metà del 1800. Il parco ha una stupenda terrazza sul mare ed è organizzato come un giardino all’inglese, neanche a dirlo, che significa che si ispira più agli ideali naturalistici e romantici piuttosto che alle costruzioni geometriche e classiche tipiche dei giardini all’italiana. Si alternano a piante rare, sculture, sedute e costruzioni particolari.


Parco Virgiliano di Napoli
Altro parco urbano la cui caratteristica principale è l’essere affacciato sul mare. In particolare in questo caso parliamo del Golfo di Napoli e del Vesuvio. Il parco infatti si situa nel quartiere di Posillipo, da cui si riescono a vedere, non solo il mare, ma addirittura le isole di Procida, Ischia e Capri. Il parco ha una grande estensione e comprendere anche un anfiteatro, una pista di atletica leggera ed attrezzature per i bambini. Purtroppo non sono ancora stata a Napoli di persona, ma ci stiamo lavorando … stay tuned!



Parco degli acquedotti di Roma
Questo parco è appena fuori Roma ed è famosissimo per la presenza sia delle antichissime e preservate costruzioni romane da cui prende il nome, sia dell’Appia Antica, una delle strade più famose e secolari d’Italia che arriva da Roma fino a Brindisi, passando per moltissime località. Gli acquedotti presenti sono 6 di 11 originali ed oltre alle bellezze storico-architettoniche il parco è ricco anche di elementi naturalistici di pregio. E’ particolarmente fotogenico ed è stato teatro di moltissime riprese cinematografiche tra cui la memorabile performance contemporanea de La Grande Bellezza.



Parchi di Nervi di Genova
Altro parco urbano a Nord della penisola che nasce come unione di diversi parchi di ville storiche genovesi. Ancora una volta affacciato sul mare (forse ho voglia di salsedine) ed ancora una volta ricco di bellezze sia naturali che architettoniche. Al suo interno sono presenti numerosi specie botaniche dove la flora mediterranea si unisce a piante esotiche e tropicali. E’ presente anche un bellissimo roseto ed al suo interno si svolge annualmente Euroflora. Il clima mite prodotto dalle correnti marine, fa si che questo sia tra i parchi più piacevoli da frequentare anche in autunno ed inverno, particolarmente apprezzato per il foliage.
Giardini a tema
Accanto ai parchi urbani, di impronta prevalentemente storica, in Italia troviamo alcune esperienze particolari di giardini a tema, realizzati a partire da un concetto specifico. Si visitano come vere e proprie attrazioni per grandi e piccini e sono particolarissimi dal punto di vista architettonico e formale. Si compongono ovviamente non solo di percorsi tra la natura, ma di passeggiate intervallate a sculture, costruzioni, fontane e così via. Sono parchi nati spesso da volontà di singoli artisti che hanno declinato la loro arte in percorsi diffusi nel verde. Moltissimi si situano nell’Italia centrale e qui vi propongo i più famosi.



Parco dei Mostri di Bomarzo
Il parco è un giardino rinascimentale progettato dall’architetto Pirro Ligorio, famoso per aver concluso i lavori di costruzione di S.Pietro dopo la morte di Michelangelo. L’iconografia delle figure che popolano il parco è tipicamente rinascimentale, richiamano i mascheroni che spesso si incontrano nei fregi o sulle porte di palazzi storici. Il giardino fu voluto dal principe Pier Francesco Orsini a seguito della morte della moglie Giulia Farnese, al solo scopo di “sfogare il cuore”. Si costituisce come un luogo magico in quello che era considerato un sacro bosco vicino ad un’altra costruzione rinascimentale, Villa Lante. Non si sa bene chi venne prima, si parla di 1560 per Bomarzo e di 1568 per la villa, ad ogni modo le figure di statue, Nettuni, rappresentazioni iconografiche di fiumi o divinità sono molto simili e sicuramente connessi.
Una passeggiata prima o poi qui la vorrò fare!


Il giardino dei Tarocchi di Pescia Fiorentina
Questo giardino tematico nei pressi di Capalbio, prende ispirazione proprio da Bomarzo e dal Parco Guell a Barcellona di Antoni Gaudì. La sua costruzione è iniziata nel 1979 a cura dell’artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle. Inspirandosi alle creature fantastiche dei parchi sopra citati, ha deciso di realizzare un sogno magico e spirituale in cui immergersi nelle particolarità delle figure caratteristiche dei Tarocchi. L’ingresso è fisicamente delimitato da uno spesso muro con una sola apertura centrale, progettato da Mario Botta, che su indicazione dell’artista dividesse il mondo magico interno, da quello esterno, quasi come un paese delle meraviglie.
Le sculture che rappresentano gli arcani maggiori dei Tarocchi (la Temperanza, gli Innamorati, il Mondo, l’Eremita, l’Oracolo, la Morte e l’appeso) sono state interamente realizzate a Parigi da un team di artisti che ha aiutato la Saint Phalle e sono realizzate in acciaio e cemento ricoperti di vetro e ceramica. Del giardino dei Tarocchi la critica parla come di un’opera unica nel suo genere che più che un parco tematico diventa un’esperienza iniziatica.
Curiosità: le visite guidate all’interno del parco sono proibite per volontà dell’artista, per lasciare i visitatori liberi nella loro interpretazione.
Land Art e parchi dell’arte
Altra categoria vicinissima alla precedente è quella dei parchi dell’arte. Diciamo che questa tendenza ha avuto inizio negli anni Cinquanta del secolo scorso e potrebbe tranquillamente annoverare il Giardino dei Tarocchi. Prendendo spunto dai più famosi giardini storici italiani, arricchiti da costruzioni e sculture particolari, alcuni tra i più grandi collezionisti del XX secolo cominciarono ad arricchire i giardini delle proprie residenze di sculture d’artista. Prima fra tutti fu Peggy Guggenheim che tutte le estati apriva il suo giardino veneziano (ora sempre visitabile), poi seguirono i musei dotandosi di spazi all’aperto in cui proseguire l’esposizione delle collezioni all’esterno. Tra i più noti la Triennale di Milano, il Museo Burri di Città di Castello, il Parco di Pinocchio a Collodi, il Parco-Museo Pagani a Castellanza (VA), il Museo Santa Barbara. A partire dagli anni Settanta poi cominciarono a svilupparsi delle vere e proprie installazioni site specific che ben resto presero il nome di Land Art, arte del paesaggio, speso realizzate come interventi inscindibili dal territorio. Tra i primi vi sono i grandi Cretti, sempre di Burri, a seguito dei terremoti che colpirono alcune zona d’Italia, fino ad arrivare alle esperienze contemporanee promosse soprattutto in Trentino Alto Adige. E’ di qualche giorno fa un articolo di Artribune in cui si avanza l’ipotesi che proprio i parchi d’arte rappresentino il futuro dei musei, vista la loro possibilità di fruizione aperta e libera, che si può svincolare dalle rigide prescrizioni attuali.
Di seguito vi lascio tre classici imperdibili del genere.



Arte Sella a Borgo Valsugana (TN)
Il percorso di Arte Sella è ormai davvero famosissimo, soprattutto per l’installazione della cattedrale di alberi di Giuliano Mauri. Risale al 1986 ed ormai annovera 46 opere di artisti provenienti da tutto il mondo. La caratteristica di questo percorso non è solo quella di essere assolutamente immersivo, ma anche quella di cambiare con le stagioni e con le ore del giorno. Spesso le installazioni sono accompagnate da perfomance o da esperienze acustiche particolari.

SMACH Alto Adige
Lo SMACH è un festival biennale di Land Art che si tiene del comune di Piccolino, in provincia di Bolzano. La peculiarità delle opere di inserirsi nel territorio fino a subirne gli eventi atmosferici ed autodistruggersi, qui è stata superata con la ciclicità dell’evento che, ogni due anni, richiama moltissimi nuovi artisti da tutto il mondo. Il contesto delle Dolomiti è mozzafiato e si presta perfettamente come sfondo naturale per le opere. Il progetto è nato nel 2012 ed ha lo scopo di valorizzare sia il territorio che la conoscenza dell’arte contemporanea inserendo il suo linguaggio spesso astratto ed interrogativo nella tradizione naturalistica e storica dei luoghi millenari.



Fattoria di Celle di Prato
Concludiamo con una delle prime esperienze italiane dell’arte ambientale, promossa dalla famiglia Gori, proprietaria della villa secentesca in cui originariamente avrebbero dovuto collocarsi le opere appositamente realizzate dagli artisti inviati. La villa si trova in aperta campagna e comprende un parco romantico. Forse proprio la presenza di così tanto spazio verde, ha invogliato i proprietari a creare un parco d’arte piuttosto che una tradizionale collezione, indicando specificatamente agli artisti di realizzare opere che valorizzassero il contesto agricolo e ne fossero eticamente consone. Hanno risposto in tantissimi, Robert Morris, Anne e Patrick Porier, Dennis Oppenheim e Alice Aycock, costituendo in ogni caso una collezione degna di museo contemporaneo.
Esperienze periurbane contemporanee
Come ultima categoria inserisco delle esperienze presenti in contesti periurbani, ovvero in quei territori dove la città finisce (o finiva) e la campagna inizia. Sono ambiti di progettazione piuttosto nuovi e derivano soprattutto da esperienze estere, tuttavia penso che in alcuni casi virtuosi siano riusciti a diventare tipicamente italiani. Vi presento due casi, uno a nord ed uno a sud per accontentare tutti!



Cascina Cuccagna di Milano
Come saprete Milano è una città molto compatta che ormai ha inglobato il suo interland. Soprattutto con l’inizio del nuovo secolo tra il 2000 ed il 2010 una delle rotte principali urbanistiche è stata quella della valorizzazione del verde periubano, ovvero di preservare quelle strisce di terra che una volta erano campagna ed ora si ritrovano ad essere città. Esperienze caratteristiche di Milano sono sicuramente il Parco Sud ed il Parco Nord, ma tra queste si annovera anche il recupero di alcune cascine storiche che si sono improvvisamente ritrovate circondate da palazzi. Un po’ sullo stile della Hackney City Farm di Londra o delle fattorie didattiche sparse per il territorio agricolo nazionale, Cascina Cuccagna è un’esperienza nata dalla volontà di conservare le origini contadine in città. Sull’onda della diffusione degli orti urbani e sulla sempre maggiore valorizzazione degli spazi verdi come luoghi di aggregazione e socialità, cascina Cuccagna è riuscita a salvarsi ed il Comune ha promosso il recupero architettonico della struttura storica con modifica della sua destinazione d’uso. Ora la cascina ospita un piccolo ostello, un ristorante bistrò, il mercato del contadino, un negozio di fiori e diversi spazi di coworking dedicati ai vari progetti di integrazione sociale e di valorizzazione culturale promossi dall’associazione nata a cura del luogo. La cascina del XVII secolo è così diventata ora un avamposto agricolo all’interno del territorio milanese ed un luogo di aggregazione e partecipazione.


Basilica di Siponto a Manfredonia (FG)
Passiamo da una cascina agricola recuperata ad un vero e proprio progetto di valorizzazione archeologica. La basilica minore di Santa Maria Maggiore di Siponto era l’antica cattedrale di Siponto. Un edificio a pianta quadrata, molto particolare perché comprendeva due chiese indipendenti di cui una interrata. La sua origine è medioevale, ma storicamente, come spesso avviene, è stata rimaneggiata ed ha mutato alcuni particolari. Rimasta per secoli come un sito di culto mutilato, in quanto mancante di una parte della costruzione, è stata rimaneggiata dall’artista italiano Edoardo Tresoldi, scultore e scenografo giovanissimo, che ha conquistato il mondo con sculture in rete di ferro. In particolare a Siponto Tresoldi ha realizzato la famosissima opera Dove l’arte ricostruisce il tempo che ricrea come un disegno la basilica paleocristiana perduta e si accosta al reperto rimasto. L’intervento di modernizzazione del sito archeologico si è avvalso in toto di finanziamenti pubblici ed è risultato come un complesso in rete di ferro alto 14 metri e pesante 7 tonnellate. Dal 2016 il sito ha aumentato di moltissimo il numero dei visitatori e Tresoldi ha definitivamente spiccato il volo ricevendo riconoscimenti ed altre importanti richieste di intervento site specific a livello mondiale. Deve essere particolarmente suggestiva soprattutto di sera, quando la costruzione in ferro sembra prendere ancora più forma attraverso il sapiente uso della luce.
Insomma anche il verde o le sue rivisitazioni artistiche possono essere molto attraenti. Spero di avervi dato qualche suggerimento utile per le vacanze del 2020.
Enjoy!
F.T.