Eccoci qui,
se qualcuno di voi vivesse a Londra o volesse passare a salutarla prima della definitiva uscita dall’UE, non deve assolutamente mancare la mostra Wonderful Things al Victoria & Albert Museum.
Ci sono tanti altri consigli che vorrei darvi per salutare a dovere una città vivace e contemporanea come Londra … salutare poi per modo di dire, non cambierà molto in realtà … ma il primo ha meritato un articolo a sè stante per la grandiosità dell’evento.

Questa fantastica mostra, meravigliosa di nome e di fatto, è un main event che terminerà a brevissimo (il 9 febbraio 2020, a meno di posticipi) e che racchiude il meglio della creatività inglese. Partiamo dal luogo: il Victoria & Albert Museum è IL MUSEO per qualsiasi artista e designer alla lettura.
Prende il suo nome dalla regina Vittoria e dal consorte Alberto, intellettuale e collezionista, fu fondato nel 1852 ed ospita al suo interno oltre 4,5 milioni di oggetti provenienti da tutti i continenti. Impossibile non conoscerlo se si è scelto un percorso artistico, rappresenta uno dei più importanti musei a livello mondiale di arti applicate e minori. Con questo si intende che troverete scultura, decorazione, moda, utensili, suppellettili, gioielli, scarpe, fotografie, ceramiche, tessuti, arazzi, tutto ciò che rappresenta l’ornato … un sogno praticamente. Pensate a qualcosa di assurdo ed al Victoria & Albert lo troverete! Io sono quasi certa che potrei passarci mesi interi pur non riuscendo a soddisfare la mia curiosità.

Io però non vivo a Londra, purtroppo, Tim Walker sì. Non pensate “e ora questo chi è?!?!” perchè è impossibile che non lo conosciate. Magari il nome non vi dice nulla, ma se avete sfogliato Vogue anche solo una volta o semplicemente se passeggiando avete buttato l’occhio su un cartellone pubblicitario, sicuramente lo avete visto. Hermes, Valentino, Dior, Marni, Miu Miu, Mulberry, Prada, Victor & Rolf, Missoni … lo hanno voluto tutti e sicuramente se lo avete visto anche solo una volta di sfuggita, lo riconoscerete subito. Le immagini di Tim Walker, classe 1970, sono infatti meravigliosamente oniriche, inseriscono i modelli in mondi immaginari, fatti di grandi oggetti, di voli pindalici, di scacchi e fiori, di luci colorate ed ombre allungate. Sembra di entrare nel mondo di Alice, come nella migliore tradizione britannica e forse per questo è diventato il fotografo di grandi stilisti inglesi, Alexander McQueen in primis.
Lo stesso Walker racconta che fin da bambino si divertiva a raccogliere oggetti, i più svariati, cose che apparentemente non sembravano poter stare insieme, per comporre piccole scatole magiche. Poi lavorò in archivio un anno, prima di scegliere il college e decise che la sua strada sarebbe stata la fotografia. Terminati gli studi volò volato a New York a fare da assistente a nientemeno che Richard Avedon, per poi costruirsi una carriera assolutamente personale ed unica.

Al suo fianco c’è sempre la set designer Shona Heath che, come nella migliore delle tradizioni, non voleva in realtà fare la scenografa, ma si sa la vita ci porta dove vuole lei! Shona ha studiato fashion design per poi concentrarsi soprattutto su creazioni scultoree, con carta e tessuto ed ora è la più desiderata dalla comunicazione di moda. Sono suoi i costumi, le scene e le idee dietro agli scatti meravigliosi di Walker e di tante altre campagne pubblicitarie.
Ora immaginate questi tre elementi insieme: un fotografo trovarobe appassionato di oggetti, una scenografa che li ingrandisce e rimpicciolisce a dovere a seconda delle esigenze ed il più grande collettore di cimeli a livello globale … io vi chiedo: come fa a non essere questa un’occasione impedibile?
Ed infatti, lo è. Nonostante le aspettative altissime, nonostante il patema che mi è salito immediatamente quando andando a cercare Mary Quant ho letto TIM WALKER … nonostante i preconcetti che si possono avere sulle mostre evento come questa … il risultato è impedibile!!!!


Walker si è divertito, non soltanto ad esporre il suo lavoro ed i processi creativi che lo realizzano (quaderni e raccolte di altre immagini ci accompagnano per tutta la mostra a svelarci come nasce ogni campagna), ma ha recuperato gli oggetti che, probabilmente lo hanno ispirato per ogni idea, visto che dichiara di passare ore ed ore di ricerca nel museo per ogni nuovo progetto.
Per ogni sala troviamo un mondo, che in questo caso contiene anche noi oltre agli scatti più famosi del fotografo. Ogni sezione è magistralmente associata a colori e materiali diversi. In ogni sala entri pensando “WOW questa è la più bella” e sei puntualmente smentito dalla successiva.



Non ci sono molti modi per raccontarvi questa mostra perchè è una vera e propria esperienza fisica. Si cammina tra gli animali fantastici dei suoi set, appesi al soffitto a vigilare le foto scattate, o tra i grandi panier utilizzati dalle modelle, si è talvolta accecati dalla luce, altre volte persi nel buio. Si possono apprezzare i riferimenti diretti all’arte ed agli oggetti del Victoria & Albert, come nella campagna di Vogue Italia ispirata ad Aubrey Beardsley (quante cose si potrebbero dire di lui, del graphic design e di Oscar Wilde), in cui le immagini di Walker dialogano direttamente con le grafiche ottocentesche di riferimento.


Che altro dirvi, la mostra è meravigliosa, non solo per i lavori esposti, ma perchè dimostra chiaramente che la grandezza della creatività non sta nell’inventare per forza qualcosa, bensì nel rielaborare secondo il proprio gusto e la propria epoca le cose che più ci sono affini, creando uno stile proprio.
Se non riuscirete a passare dalla capitale inglese nelle prossime settimane non disperate comunque, perchè visto il grande successo, sono sicura che operazioni di questo genere saranno sempre più frequenti … o almeno lo spero!
Enjoy
F.T.





