Anthropocene

Eccoci qui,

sorpresa!!! Pensavate che lasciassi il 2019 in balia degli eventi senza nessun commento, come faccio ogni anno tralatro, invece no! In questo 2019 super impegnato ho deciso di scrivere sul blog prima del consueto appuntamento di inizio anno con propositi ed aspettative.

L’argomento non è nuovo, torniamo infatti sulla sostenibilità, non perchè sia particolarmente devota a Greta Thunberg, bensì in quanto la questione mi appassiona molto, come già scritto. In particolare trovo molto stimolanti i progetti che cercano di farci capire qualcosa di più su quella che ultimamente sembra essere diventata una moda. Non che sia nulla di male, anzi, meglio attirare l’attenzione sul tema, il problema è che nonostante cresca consapevolezza (comunque a rilento lasciatemelo dire) non si smuovono ancora gli interessi economici e politici veri. La recente conferenza sull’ambiente di Madrid non ha infatti portato ad alcun accordo concreto, concludendosi con un nulla di fatto. Volendo essere ottimisti possiamo sempre pensare che non si è tornati indietro, ma non si va neppure avanti.

In questa situazione sono tornata a chiedermi quale possa essere il ruolo dell’arte in questa questione. Da persona che in questo campo lavora, posso assicurarvi che questo ambiente porta moltissimi stimoli e rappresenta tante cose, tra queste però sicuramente non c’è la sostenibilità. Le dinamiche che portano alla realizzazione di mostre ed eventi sono tutt’altro che sostenibili ed una grande sfida sicuramente potrebbe essere rappresentata dall’introduzione anche in questo campo di una maggiore responsabilità ambientale.

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Tuttavia sono diversi gli artisti che, in varie forme, hanno affrontato la problematica verde. Tra questi vi sono Edward Burtynsky, Jennifer Baichwal e Nicholas De Pencier, autori del magistrale documentario Anthropocene_L’epoca umana. Antropocene, oltre ad un lungometraggio è diventato, grazie alla Fondazione MAST di Bologna ed al patrocinio del Consolato del Canada anche una interessantissima mostra che, a mio avviso rimane meno esaustiva del film, ma che mostra in modo alternativo e suggestivo i cambiamenti che il nostro pianeta fronteggia ogni giorno.

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Gli autori sono un fotografo, uno dei maggiori artisti documentaristi viventi, e due registi, che nel 2018 hanno deciso di collaborare per la realizzazione di quest’opera bellissima che consiglio a tutti di vedere. La qualità principale del lavoro artistico credo risieda nella capacità degli autori di non emettere un giudizio su ciò che riportano, bensì di lasciarci osservare senza rimanerne sconvolti. Sicuramente questo può avvenire grazie alla capacità tecnica di Burtynsky ed alla potenza dei suoi strumenti fotografici, ma anche nell’eleganza astratta che riesce a cogliere ordinando paesaggi devastati o particolarmente modificati dall’uomo. Questa sua capacità fa sì che la visione del documentario, come della mostra, non ci butti in uno stato di sconforto e autocommiserazione, al contrario ci fa riflettere. Ci fa capire cosa fin dove l’uomo possa spingersi, cosa riesca a fare ancora di buono e dove sia invece necessario un arresto.

Antropocene è infatti il termine che un gruppo di scienziati canadesi ha coniato per definire la nostra epoca, ovvero “l’epoca geologica nella quale la specie umana è la causa primaria di un cambiamento permanente del pianeta“. Non è corretto in realtà parlare di specie umana al completo, perchè come ben ci mostrano gli autori, il cambiamento è promosso soltanto da una parte del pianeta, dai paesi che detengono i poteri economici maggiori. Ad ogni modo il risultato, da due secoli a questa parte, è che con l’industrializzazione il paesaggio sia stato trasformato brutalmente in territorio ed esistono ormai pochissime oasi ancora intatte da tutelare e proteggere.

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L’utilizzo di diversi mezzi espressivi, come appunto la fotografia, il cinema, la realtà aumentata ed addirittura una App (AVARA) scaricabile e utilizzabile in mostra, sembrano portarci in questi luoghi fino quasi a farci sperimentare in prima persona le atmosfere vissute dagli autori nei loro viaggi e incontri. In particolare, i filmati in cui vengono intervistate le persone che lavorano ad esempio nelle cave estrattive o nei giacimenti minerari o addirittura nella discarica africana più grande del pianeta, ci fanno sentire l’orgoglio di questi uomini e donne per quello che fanno, la soddisfazione di partecipare alla riuscita di un’economia più vasta, su larga scala. In questo contrasto, tra sostenibilità e regime economico attuale, emerge prepotente tutta la dicotomia del nostro tempo e ci lascia spiazzati di fronte ad una scelta per cui anche l’ambientalista più convinto si troverebbe in difficoltà al pensiero di tornare indietro.

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La possibilità di un futuro però emerge dall’avanzamento delle nostre tecnologie, e non mancano nella parte finale del progetto fotografico, esempi virtuosi di realtà vastissime di rigenerazione o alimentazione di energie alternative. E’ in questo viaggio attraverso la monumentalità di territori fortemente modificati che arriviamo così alla speranza, non ad una condanna, bensì alla consapevolezza che gli stessi territori potranno evolvere ancora se lo vogliamo, questa volta per trovare altre energie, altre risorse, altro sostentamento.

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La mostra è purtroppo aperta soltanto fino al 5 di gennaio (essendo già stata prorogata), ma consiglio a tutti di cercare il film o il catalogo dell’esposizione (dallo stesso nome). Chi ha la possibilità di passare da Bologna non si faccia scoraggiare dalla fila un po’ lunga di queste ultime giornate, anche perchè il MAST stesso vale la visita se non siete ancora mai stati. Il tutto per di più è gratuito.

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Questa era una delle mie mostre must da vedere nel 2019 e non mi ha affatto delusa! Spero di avervi invogliato e sfrutterò questi giorni di vacanza per fare un pieno di piccole gite giornaliere e portarvi altri stimoli artistici con l’inizio del nuovo anno.

Non mi piacciono molto i bilanci perchè divento insopportabilmente nostalgica, però con questo nuovo decennio alle porte cercherò di farmi venire qualche idea per portarvi indietro o chissà avanti nel tempo!

Enjoy 2020!

F.T.

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