Eccoci qui,
ad estate quasi finita direte voi … invece no! Per me le ferie iniziano proprio ora e, prima di partire per lidi lontani (ma neanche troppo) vi lascio con qualche piccolo compitino.
Chissà quanti di voi sono già stati al mare, o chissà quanti preferiscono la montagna! Oppure un bel viaggio, esotico o nordico, e chissà quanti sono dovuti rimanere invece a casa, per dovere o necessità. Succede … in alcuni mestieri poi succede molto più di quanto possiamo immaginare.
Io non sono solita trascorrere il mese di agosto via perchè il mio lavoro mi permette di prendere periodi di riposo in altri momenti e soprattutto perchè luglio ed agosto sono proprio i mesi dove per me è d’obbligo la progettazione delle attività autunnali. Per questo motivo spesso le mie ferie sono a giugno/luglio o a settembre … sì esattamente come i neonati … vorrà pur dire qualcosa! Nonostante ciò e nonostante il caldo, non trovo sia così male questo assetto, almeno per come sono fatta io. Spesso rimanere a casa ad agosto significa potersi godere le città vuote e fare qualche weekend sicuramente assolato, ma tranquillo, in cui scoprire qualcosa di nuovo.
Qualche settimana fa sono così riuscita finalmente a vedere una mostra a cui ambivo da mesi e di cui ho deciso di scrivere perchè la consiglio davvero caldamente! Si tratta di Broken Nature:Design takes on Human Survival, mostra di punta della XXII esposizione della Triennale di Milano, che sarà aperta fino al primo di settembre … manca pochissimo!!!! Organizzatevi!!!!

La mostra è curata da Paola Antonelli, ex alunna PoliMi, almeno abbiamo una cosa in comune … ciò che differisce è che lei è curatrice del dipartimento di Architettura e Design al Moma, nientemeno, ed è stata inserita nelle cento persone più influenti nel mondo dell’arte dalla rivista Art Riview … ecco, io no.
Nel mio piccolo però al Politecnico mi sono sempre interessata di sostenibilità. Ho sostenuto la tesi triennale in Fisita Tecnica Ambientale osservando il comportamento dei materiali da costruzione alla dispersione del calore (per intenderci tutto ciò che sta dietro CasaClima), in Erasmus in Germania ho seguito per tutta l’annulalità il corso di Smart Energy, progettazione smart, “intelligente appunto”, perchè permette di minimizzare i consumi fino all’ausostentamento, per passare infine all’urbanistica con la tesi magistrale, sempre senza abbandonare la sostenibilità ambientale, ma al contrario analizzando il consumo di suolo non in ambito urbano, dove è noto il fenomeno, bensì in territorio rurale.
Ora non vorrei farvi un trattato sui risultati, anche perchè è stato già abbastanza singolare laurearmi in architettura sostenendo di non costruire e non vorrei ripetere l’esperienza. Volevo soltanto introdurre l’argomento che troverete esposto, ovvero la sostenibilità ambientale, o meglio come la creatività di designers ed artisti possa influire con il proprio genio sulla sopravvivenza umana.
Sappiamo bene quanto il cambiamento climatico stia influendo sul pianeta, possiamo accorgecene o meno, fare finta che non esista o diventare estremisti, fatto sta che non possiamo negare che esista perchè ci coinvolge nella vita quotidiana. Il caldo anomalo, l’estate tropicale con umidità al 99% e continue piogge alternate, i tassi di inquinamento e polveri sottili nell’aria, gli smottamenti ed i disastri idrogeologici … tutto è collegato.
Purtroppo oggigiorno quella della sostenibilità sembra una moda, invece dovrebbe stare tra i punti politici più importanti di ogni programma elettorale perchè si tratta della nostra vita, del nostro futuro … come è evidente invece si parla d’altro. Così, mentre Trump cerca di comprarsi la Groenlandia, Milano si dimostra invece una città smart, non soltanto per questa mostra interessantissima, ma anche perchè all’ingresso della Triennale potrete vedere la programmazione urbana futura, di un arco di circa 10 anni, che dimostra gli obiettivi di miglioramento urbano ed ambientale per la città che, a dire il vero, già oggi è cambiata radicalmente rispetto a 10 anni fa. Questo ambizioso programma urbanistico, cede poi il passo all’esposizione vera e propria … stratosferica nella sua chiarezza ed obiettività.

Innanzitutto la mostra non si pone come obiettivo quello di spiegare cosa sia la sostenibilità ambientale o come debba essere portata avanti. No, come ogni ricerca scientifica parte dai fatti, dall’osservazione della realtà. Tutta la prima parte è una chiarissima restituzione della situazione attuale del pianeta rispetto a 40 anni fa. I cambiamenti sono ben in mostra, ma l’analisi è una semplice restituzione. Il giudizio spetta a noi, non è in alcun modo evidenziato dai curatori.
Successivamente si passa ad un’esposizione per tematiche degli scenari futuri: trovetere ad esempio fossili di plastica, perchè questo è quello che già oggi ci restituisce l’oceano, ricostruzione di profumi da radici di specie arboree scomparse, totem di quello che un tempo fu la vita sulla Terra, un po’ di stile banca dei semi islandese, e le soluzioni creative che permetteranno ad un pianeta sempre più arida ed in difficoltà di sopravvivere ancora per un poco.

Potrete osservare allora le scarpe di una designer giapponese che nella zeppa ha inserito un meccanismo di dispersione di semi, di modo che qualsiasi passeggiata diventi un approvvigionamento naturale, le alternative alla plastica dalla vita comune ai materiali da costruzione o abbigliamento, strane maschere che aiutano l’uomo a respirare in contesti altamente inquinati ed il recupero di tradizioni locali sedimentate ed altamente sostenibili. Sono tutti ovviamente esperimenti in questo momento, ma chi può dire che non diventeranno magari un giorno di uso comune?



Accanto alla mostra principale, troverete poi un’esposizione sul mondo delle piante, La Nazione delle Piante, a cura di Stefano Mancuso, meravigliosa sia nell’allestimento che nei contenuti; le commissioni indirizzate a diversi paesi Europei ed Extraeuropei sul tema ed infine l’installazione sonora del bioacustician Bernie Krause The Great Animal Orchestra, magnifica perchè nella sua semplicità, si tratta della registrazione di suoni in ambienti naturali, ci dà la restituzione concreta e drammatica di quanto stiamo perderndo.


Insomma se è vero che, come scritto nell’incipit della mostra, “a chi crede che la specie umana si estinguerà in futuro, il design offre gli strumenti per progettare una fine più elegante”, è altrettanto vero che questa esposizione eleva la creatività artistica a strumento per la riqualificazione ambientale, ed accostata alla scientificità della ricerca tecnologica, le scrolla finalmente di dosso quell’aura di futilità che talvolta non la fà apprezzare appieno.
Spero di avervi convinto perchè credo davvero che questa mostra sia altamente didattica per tutti, dai bambini agli adulti più scettici. Paola Antonelli non ha tradito le mie altissime aspettative e spero si ripetano presto altre esperienze di questo tipo in Italia.
Io intanto cercherò di portare avanti la mia di sopravvivenza prendendomi un poco di riposo. Ci sentiamo al mio ritorno!
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Enjoy
F.T.

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