Città per architetti o architetti per città?

Eccoci qui,

tornati come promesso per la seconda puntanta sulla Scozia. Vi avevo anticipato che sarebbe stata più “architettonica” perciò via con qualche curiosità in più per gli amanti del design.

Si dice che nessuno sia profeta in patria, detto quantomai vero per tantissimi artisti, che sembra però escludere alcune categorie, almeno talvolta, tra cui quella degli architetti. Pensate ad esempio a Calatrava, che ha reso la sua Valencia una delle città più visitate in Spagna, oppure al Aalvaro Siza con Porto (ve ne avevo già parlato in un post precedente), o ancora alla Svizzera di Peter Zumthor e così via.
Sembra che dall’antichità ad oggi, quelli che oggi chiamiamo gli “archistar” cerchino di eleggersi una propria città da sviluppare, che sia la loro culla natale o il luogo d’elezione, che immaginano e cambiano a loro immagine e somiglianza, conferendone spesso una facciata attraente e carismatica.

Questo è successo anche a Glasgow, non capitale di Scozia, ma certamente l’unica città che davvero può contendersi l’attezione del pubblico mondiale con Edimburgo. Vitale, contemporanea, industriale, giovane, sono tantissime le attrazioni che Glasgow offre, dalla musica al vintage, dall’alta gastronomia (spesso esterofila) al design.
Sì perchè il deus ex machina della città di inizio novecento altro non fu che Charles Rennie Mackintosh: archietto, designer, pittore, ma anche grande romanticone che sposò la sua Margareth Macdonald al cambio di secolo, nel 1900 esatto.

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Sì perchè come volevasi dimostrare, dietro ad un grande architetto, c’è sempre una Margareth Macdonald anch’essa artista, pittrice, illustratrice che essendo nata prima del 1960 (non che oggi sia cambiato moltissimo) non poteva esprimersi autonomamente, ma doveva limitarsi ad orientare il gusto del marito. Fatto sta che i due, o meglio I QUATTRO, questo il nome del gruppo artistico della Glasgow School of Art di cui facevano parte, riuscirono con non poche difficoltà a plasmare la città nella “loro” città. Se è vero infatti che ancora oggi Glasgow, ma in realtà tutta la storia dell’architettura, vive della loro attenzione al dettaglio e del loro gusto liberty che ha avvicinato la Scozia al resto dell’Europa, è altrettano vero che come per tanti artisti, il riconoscimento del proprio lavoro, avvenne post-mortem anche per Rennie.

Partiamo però dall’inizio: Charles Rennie Mackintosh nacque a Glasgow il 7 giugno 1868, quarto di undici figli e secondo figlio maschio. Da giovane frequentò la Reid’s Public School e l’Allan Glen’s Institution, fino ad approdare alla già esistente Glasgow School of Art, dove divenne poi inseguito anche insegnante. Mackintosh iniziò a lavorare molto giovane in un prestigioso studio di architettura cittadino, esperienza che gli permise di iniziare la sua progettazione in città.
La sua carriera sembra ben avviata quando verso il 1910 arrivò la crisi economica e diversi studi chiusero in città. Mackintosh provò ad aprire il suo nel 1913, visto le varie commissioni cittadine, ma non ebbe fortuna e dovette trasferirsi con Margareth in Fancia, dove il costo della vita era più contenuto.

E’ in questo momento di stallo che avvennero due caualità che giocarono in favore dei Mackintosh: la prima è che la grande libertà creativa di cui potevano ora godere in Francia fatturò a Charles un ampio portofolio di acquerelli, principalmente di paesaggi e vegetazione. Questi acquerelli floreali, creati assieme alla moglie, vennero venuti all’industria tessile per comporre motivi, textures e patterns. La seconda riguarda invece la storia Scozzese, che a Glasgow aveva intrecciato uno stretto rapporto con il Giappone per via dell’industrializzazione del fiume Clyde. La costruzione di cantieri navali sul fiume da parte di ingegneri giapponesi, favorì sicuramente un maggior accesso ai loro disegni e forse alla loro arte.

Chissà che non stia proprio in questi due avvenimenti la chiave dello stile essenziale ed elegante di Mackintosh. Il suo gusto floreale, ma stilizzato e moderno, la sua attenzione ad ogni dettaglio, i suoi interni che tanto ricordano quelli quasi contemporanei di Wright negli Stati Uniti, altro grande amante del Giappone.

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Anche se lo stile art nouveau probabilmente era già ben sviluppato nel progettista prima del soggiorno in Francia, sicuramente in quel periodo la sua attenzione si focalizzò ancor più sul design e sui dettagli, attenzione che riportò in Scozia quando dovette tornare forzatamente a causa di una grave malattia che lo porterà poi alla morte nel 1928.
E’ proprio ora però che arrivò l’occasione di lasciare nella sua città natale la sua eredità. Saprete sicuramente tutti che il XIX secolo, il cosdetto secolo breve, fu dirompente per quanto riguarda le arti e, sopratutto, i movimenti artistici. Diciamo pure che vi era una vitalità tale che ad ogni gruppo di più di 3 persone veniva associato un nuovo movimento artistico. Anche l’architettura non fu da meno, se da un lato il Novecento lanciò indissolubilmente il modernismo ed il rifiuto dell’ornamento in ogni sua forma, dall’altra, sopratturro all’inizio del secolo, furono moltissimi i gruppi artistici che cercarno di virare l’architettura verso qualcosa di personale ed intimamente organico, lavorando a stretto contatto con le arti applicate o cosiddette minori. La voglia di creare stili personali ed intimamente legati alla natura dei luoghi, affermò tutta quella serie di movimenti artistici che si ricordano oggi per i loro decori accuratissimi e proiettati verso un gusto nuovo. Gaudì a Barcellona, Victor Horta in Belgo ed a Parigi, la Secessione a Vienna, tutti questi artisti ritornano artigiani portando all’estremo la capacità decorativa dei luoghi.

Mackintosh, con il suo background artistico e la sua sensibilità orientale, vira a questo punto verso uno stile liberty inglese, nuovo e dirompende, di cui la tutta di Glasgow è tutt’ora ornata. La sua eredità viene affidata alla scuola di Glasgow che ne diventa non solo il luogo di apprendimento, ma il vero e proprio simbolo, dal momento che è proprio Mackintosh a vincere il concorso cittadino per la sua ricostruzione nei primi anni del 1900. Peccato che oggi tutto ciò non sia accessibile a causa dell’incendio doloso che ne ha distrutto la facciata e gran parte degli interni in legno … grazie teppisti ignoranti!! Spero abbiamo ricevuto una debita punizione per aver distrutto un capolavoro mondiale …anche se ne dubito … tuttavia sono moltissimi gli spot tematici che potete visitare in città e che vi permetteranno di conoscere l’enorme portata architettonica del genio di Mackintosh.

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Interni della Glasgow School of Art pre distruzione

La prima tappa deve necessariamente essere l’edificio soprannominato “The Lighthouse” – IL FARO. Questa torretta, dalla cui estremità si può osservare tutta Glasgow con l’indicazione dei monumenti principali, ospitava un tempo gli uffici del Glasgow Herald, primo progetto architettonico di Mackintosh, che oggi è stato trasformato nello Scotland’s Centre for Architecture, Design and the City.

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Qui troverete mostre temporanee, gadgets ed una esposizione permanente con la storia di Mackintosh e la mappa di tutti i suoi edifici in città, nonchè la riproduzione dei suoi principali oggetti di design, oggi diventati storia.

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Sono poi diverse, ma quasi tutte fuori città, le ville private, alcune delle quali visitabili, progettate dai Mackintosh, così come la Queen’s Cross Church, unico edificio religioso da lui progettato.
In Argyle Street poi, una delle principali di Merchand City, troverete svariate facciate liberty, facimente riconoscibili, che rappresentano al meglio lo stile della School of Art. Attendendo poi la ristrutturazione completa della stessa, potrete comunque recarvici per dei tour guidati condotti dagli studenti nelle zone già risistemate. Oltre a questo potrete vedere il campus, progettato nel 2009, prima degli incendi, da Steven Holl Architects (su concorso) e l’adiacente Center for Contemporary Arts che ospita gallerie, cinema, un graziosissimo bar ed anche un club all’ultimo piano.

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In ultimo sono due i piccoli gioielli rimasti in città e ricostruiti secondo progetto originale: le Willow Tearoom. Quella originale è in Sauchiehall Street, ma ora ne è presente una seconda sempre in Argyle str.

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Questo solo per quanto riguarda la cosiddetta Arts and Crafts … Ma le sorprese per gli architetti non finiscono qui. Sono moltissimi gli edifici di alto design in città, soprattutto ristoranti di nuovisissima ed attentissima progettazione. Se poi ci spostiamo da Glasgow e torniamo verso Edimburgo potremo trovare in nuovissimo IMPACT Center di David Chipperfield, lo Sculptural Building di container dell’artista inglese David Mach, il già citato V&A Museum di Kengo Kuma & Associates e molti altri.

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Spendo ancora due parole per la succursale del V&A di Dundee. L’edificio è pazzesco, interamente in lastre di cemento che però ricordano moltissimo i sistemi costrutturivi in legno delle navi, almeno nella loro forma, si affaccia sul mare e costituisce una vera e propria attrazione urbana … fa il porto insomma. Non so come fosse prima, ma sicuramente ora la città è caratterizzata al meglio. All’interno potrete trovare originalissime forme di design tradizionale scozzese esposte accanto ai nuovi prototipi delle scuole d’arte chel evidentemente, sono rimaste una tradizione. Design, moda, navi, interni …. credo che qualsiasi designer debba prevedere un viaggio in Scozia a breve!

Chissà quante cose poi nasceranno ancora, perchè l’impressione è quella di una nazione giovane e creativa, che ha appena iniziato ad esprimersi al meglio.
Una volta a Glasgow comunque non dimenticatevi di salutare il simpatico comandante con birillo in testa davanti alla Galleria di Arte Moderna, vero simbolo della città. L’irriverente capacità di tornare sempre a mettere il birillo al suo posto, fa sorridere e forse comprendere, lo spirito scozzese anticonformista e libertino.

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Alla prossima scoperta allora!

Enyoj

F.T.

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