Les Rencontres

Eccoci qui,

come dice la mia perspicace collega Elvira, si capisce quando sono in ferie perché pubblico almeno un articolo sul blog. In effetti sono in ferie, purtroppo per pochi giorni ancora, ma in serbo per voi ho molte informazioni di cui spero di scrivere al più presto.

L’argomento di oggi parte da una sensazione: quella di essere nel posto giusto al momento giusto. Avete presente tutte quelle volte in cui non ci si sente proprio calzanti in una determinata occasione, non so persone troppo chic, noia intorno a noi, assoluto sbalordimento? Con il mio passato da teenager nerd, mi è capitato molto spesso di sentirmi così, poi però arrivano, con il tempo, delle sensazioni totalmente contrarie, ovvero quelle di aver trovato il proprio ambiente ed il proprio spazio in esso. Ecco questo mi è capitato circa un mesetto fa, visitando il famosissimo Festival Les Rencontres de la Photographie di Arles. Per me era ormai un miraggio, uno di quei miti inarrivabili che quanto ti si presentano poi deludono, ebbene, al contrario, i quattro giorni passati in Provenza con le mie colleghe con occhi ed orecchie vigili sono stati davvero entusiasmanti. Considerando che il Festival chiude il 23 settembre (dopo aver aperto il 2 luglio) potreste avere ancora un mesetto per visitarlo, oppure potreste decidere di programmare il viaggio per il prossimo anno, in cui la festa sarà ancora maggiore visto che sarà la cinquantesima edizione.

Di Arles e della Provenza vi ho già parlato lo scorso anno, però devo dire che visitare la cittadina durante il festival è tutta un’altra storia. Se normalmente si può apprezzare il clima temperato e la tranquillità, nella settimana inaugurale del Festival il centro di trasforma in una fucina di eventi e mostre collocate un po’ dappertutto: edifici storici, case, chiese, strade, garage, librerie … ovunque troverete qualcosa che abbia a che fare con la fotografia. Se non vi sentite abbastanza appassionati non temete, anche la mia è una passione recente.

Sicuramente sono sempre stata attratta dalle immagini. Disegni e colori sono sempre stati grandi fonti di osservazione ed ispirazione per me e, devo dire, che fin da piccola ho sempre amato scattare fotografie. Un po’ la passione mi è stata passata da mio padre, che si è sempre dilettato con le vecchie analogiche, un po’ ho sempre avuto una grande ansia di fermare i momenti per non farli andare via. Con gli studi la fotografia invece si è trasformata più in un mezzo di conoscenza e da lì ho cominciato ad osservarla come arte a sé stante rispetto all’archivio personale che ho sempre amato costruire. Fatto sta che il destino abbia poi voluto che mi ci ritrovassi a lavorare, ma non è stato un percorso pensato, piuttosto in questo momento lo vivo come una buona sintesi di ciò che mi appassiona. Da qui a considerare la fotografia un’arte o addirittura “la mia arte preferita” il passo è più lungo di quanto si possa immaginare, ma se siete amanti di arte contemporanea e di festival, sicuramente Arles rappresenta un must da visitare, soprattutto nella settimana inaugurale.

Ben presto vi accorgerete che i volti che incontrerete sono in realtà piuttosto noti, perché il pubblico dei Festivals ha ben presente cosa ci sia da vedere assolutamente nell’anno e potreste incontrarli presto in altre locations, anche più vicine. Perciò non abbiate paura delle incomprensioni che possono sorgere a volte davanti alle opere contemporanee e buttatevi nella folla festivaliera. Una volta acquistato il biglietto potrete visitare le sedi che più vi ispirano (analizzando i lunghi flyer a disposizione) oppure partecipare ai tanti eventi serali in cui ci si potrebbe ritrovare a tu per tu con fotografi e curatori.

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Les Rencontres ovvero gli incontri di Arles, si tengono ormai da 50 anni, come dicevo. A fondare il Festival, che ha rilievo internazionale, fu un fotografo Lucien Clergue con due amici: lo scrittore Michel Tournier e lo storico Jean-Maurice Rouquette. Ogni anno vengono presentate più di 60 mostre fotografiche, ospitate nei diversi siti storici della città e raggruppate secondo le tematiche scelte anno per anno. Pensate che Clergue è stato direttore artistico del Festival (alternandosi con altre figure) dalla prima edizione del 1970 alla sua ultima nel 2014. Il festival è organizzato in collaborazione con musei e istituzioni francesi ed internazionali ed ormai tutto è organizzato da Parigi, fino al momento naturalmente delle installazioni in loco.

Non credo ci sia bisogno di ricordare l’importanza che il governo francese attribuisce alla cultura e, di conseguenza la quantità di attività ed allestimenti che effettivamente risultano possibili al Festival (cosa che vi garantisco è impossibile ad oggi nel nostro paese). Ad ogni modo chapeau a loro che ci permettono di godere di una bellissima esperienza di cui vi voglio ora elencare le 5 imperdibili sedi se coglierete la palla al balzo e vi ritroverete in Provenza a breve. Vi parlo di sedi perché le locations sono davvero tante, il paese è realmente pieno di esposizioni, ed io vorrei soffermarmi, come sempre, sugli allestimenti e sulla riuscita del progetto nella sua interezza, non soltanto sui progetti fotografici specifici, di cui spesso si conosce già il valore. Inoltre sono moltissimi gli articoli che parlano già direttamente di fotografia e dei top di Arles, perciò vorrei darvi un punto di vista diverso. Ad ogni modo vi lascio in calce due link ad articoli ben scritti e vi consiglio di seguire il lavoro dei Kublaiklan se siete interessati di fotografia perchè possono darvi molti più stimoli di quanto scriva io.

Iniziamo dunque:

1. Église Sainte-Anne – THE LAST TESTAMENT Jonas Bendiksen
All’interno della città le chiese utilizzate come spazi espositivi sono davvero molte e di grande effetto. Ne citerà un’altra più avanti e sicuramente non è da trascurare nemmeno l’èglise des frères prêcheurs che ospita il magnifico lavoro di Paul Graham. Tuttavia in questa sede per me si raggiunge la perfezione: cura del dettaglio nella pavimentazione (rialzata a livello dell’abside) e nelle pannellature, giustappozione delle immagini, utilizzo del colore, compresenza di opere a parete, testi e formati multimediali.
Il progetto fotografico, davvero interessate e sempre attuale, nonostante non sia una nuova produzione, è reso ancora più godibile dall’allestimento e dal raccoglimento che si può ottenere in uno spazio sacro. Essendo poi inerente ai nuovi predicatori ed alla religione, il contrasto è ancora una volta perfetto.

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Last Testament

2. Maison ds peintres – H+ Matthieu Gafsou
Altra sede molto interessante è la Maison des peintres. Come spesso accade qui, si viene accolti da installazioni esterne che ci danno già il senso delle mostre all’interno. In realtà le mostre ospitate sono più di una, che si svincolano nel piccolo spazio abitativo in modo davvero interessante. Il progetto che più mi ha colpito è stato però quello di Gafsou, ospitato nell’hangar dietro alla casa stessa, quasi fosse un gigantesco garage in cui un tranquillo arlesiano sperimenta strane diavolerie. Il soggetto della mostra sono infatti le intelligenze artificiali, ed, in particolare, quanto già oggi si utilizza di artificiale nelle nostre vite e nei nostri corpi. E’ incredibile vedere quando già siamo “robotici” in un certo senso … ed anche un po’ inquietante.

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3. Cloître Saint-Trophime – THE POTEMKIN VILLAGE Gregor Sailer
Qui il soggetto del progetto potrebbe aver favorito la sua posizione in classifica. Il villaggio Potemkin fa riferimento ad un episodio del 1787, quando il principe Potemkin, per nascondere la povertà dei villaggi della Crimea all’imperatrice russa Caterina II in visita, fece erigere delle facciate di cartone sontuose che mascheravano la reale situazione urbana. Gregor Sailer, partendo da questa storia, è andato alla ricerca dei villaggi che ancora oggi realizzano vere e proprie scenografie per nascondere la loro  immagine. Sono soprattutto realtà militari, scovate tra Stati Uniti ed Europa, che sembrano effettivi set cinematografici dato il loro carattere surreale.
L’allestimento della mostra, a sua volta punta a ricostruire attraverso le pannellature, delle quinte prospettiche in cui grandi wallpaper ci mostrano paesaggi che sembrano reali, mentre le fotografie vicine ci dimostrano la loro natura effimera.

Potemkin

4. Croisière – 1968 QUELLE HISTOIRE + MINUIT À LA CROISÉE DES CHEMINS Cristina De Middel e Bruno Morais
La Croisière è una delle sedi più vive del festival, con punto ristoro, bookshop, moltissime mostre al suo interno ed un orribile margarita all’anguria. Sicuramente valgono la visita 1968, QUELLE HISTOIRE BARRICADES, EXPRESSION, RÉPRESSION, una delle tante mostre attuali sul ’68, vista la ricorrenza del cinquantennio, che qui si arricchisce di documenti originali, manifesti irriverenti e del rosso delle manifestazioni e della rivolta.
Al piano superiore una mostra la cui artista è davvero notissima all’ambiente della fotografia, Cristina De Middel, e che non delude le aspettative. I riti e le tradizioni africane si sposano perfettamente con gli ambienti decadenti ed i pannelli in legno che sembrano esporre le opere in una lunga sequenza quasi cinematografica, in cui i colori accesi spiccano nel buio della stanza.

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5. Église des trinitaires – THE HOBBYIST 
The Hobbyist è una collettiva, anche in questo caso ben nota ai frequentatori di Festivals, che esplora il lavoro degli amatori ed il ruolo sempre crescente dell’immagine nel mondo contemporaneo. Siamo circondati da immagini, sui giornali, nei media, sul web ed ormai tutti sanno e vogliono fotografare. Che ruolo rimane al fotografo? Forse quello del collezionista o dell’esploratore di immagini. I nomi noti all’interno della collettiva sono davvero parecchi, e, al di là che la mostra piaccia o meno, l’esposizione è come sempre impeccabile con un allestimento pop e contemporaneo.

The Hobbyst

Menzione speciale – MONOPRIX 
Volevo rispettare soltanto 5 punti, ma non potevo non nominare il Monoprix. Intanto perché è un supermercato, come se noi esponessimo alla Coop, al Conad o all’Eurospin, e ci si può addirittura guadagnare la visita con una spesa superiore ai 30 euro! Poi perché, nonostante il caldo di quella specie di parcheggio sopraelevato in cui sono allestite le mostre, è davvero bello e geniale pensare che la fotografia invada a tal punto il paese, da ricavare ben 4 mostre all’interno di uno spazio in disuso e sicuramente poco consono. Il nostro consulente della sicurezza si metterebbe le mani nei capelli, ma curiosare tra i banchi di libri fotografici o tra i pannelli in legno allestiti per l’occasione, è davvero divertente. Oltre ai libri fotografici sono presenti altre tre mostre, tra cui YO SOY FIDEL di Michael Christopher Brown, che ha seguito la salma di Fidel Castro da l’Avana fino al capo opposto di Cuba, dove sono state sparse le sue ceneri, documentando il saluto di un intero paese sceso in strada per l’ultimo saluto. Non è il primo lavoro di questo tipo, si ispira sicuramente a Funeral Train di Paul Fusco, che fece la stessa cosa negli Stati Uniti salendo sul treno che accompagnava Robert Kennedy da New York a Washington, ad ogni modo è un bel pezzo di storia contemporanea.

Monoprix

Io mi fermo qui, anche se le mostre e le sedi sono moltissime altre! Vi lascio qualche immagine che spero vi invogli e come sempre vi auguro buon weekend.

Enjoy

F.T.

Fondation Manuel Rivera Ortiz
Fondation Manuel Rivera Ortiz

 

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Palais de Luppé – Todd Hido

 

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Ground Control – Christoph Draeger & Heidrun Holzfeind

 

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Ground Control

 

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Ground Control

 

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Chapelle Saint-Martin-du-Méjan Gaza to America, Home away from home

 

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Maison des Peintres

Sul festival di Arles:
https://www.rencontres-arles.com/fr
https://www.facebook.com/kublaiklan/
https://www.themammothreflex.com/report/2018/08/10/siamo-andati-al-festival-les-rencontres-darles-e-ci-e-piaciuto-molto/

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