Eccoci qui,
in una giornata finalmente più fresca, che mi permette di scrivervi dalla mia calda mansarda! Ne approfitto così per parlarvi di una argomento che ho nel cassetto da un poco, ma che non ho ancora avuto modo di raccontare.
Cosa sarà mai?!? Il titolo dell’articolo, come spesso accade, in realtà è un po’ fuorviante, questa volta però si avvicina all’argomento. Non parleremo nello specifico di circo, ma di teatro di strada! Il settore dell’attività teatrale più svicolato ed underground se vogliamo, ma non meno complesso da pensare e realizzare.
Nel periodo estivo, con il caldo appunto, le belle giornate, le feste e le notti di stelle e luna piena, le piazze di paesi piccoli e grandi si riempiono non solo di persone, ma spesso anche di musica, artisti e luci. Non nego che la cosa mi affascini moltissimo e che, da quando mi sono dedicata nello specifico allo studio della scenografia, la passione non abbia fatto altro che crescere. Per me, il teatro di strada è l’essenza del teatro: un attore, il pubblico e nient’altro. So di andare contro alla mia professione, ma è proprio così e, se ci pensate, questo principio sta alla base di moltissimi classici della letteratura teatrale. Persino Shakespeare era d’accordo in fondo: nonostante il suo Globe fosse certamente più istituzionalizzato ad un certo punto, sicuramente in precedenza le compagnia inglesi nacquero come vere e proprie associazione (nel vero senso della parola dal momento che gli attori erano soci) pronte ad esibirsi in qualsiasi luogo.
Quello che a me, da scenografa, più affascina, è la capacità di questi artisti di esibirsi con poco, ma un poco di qualità. E’ presente, in questi spettacoli non sempre parlati, anzi spesso mimati o cantati, un’essenzialità ed una giustapposizione sconosciuta in altri ambiti! L’attore è perfettamente padrone dei suoi oggetti, nonchè dei suoi gesti e costumi, e tutto viene contenuto in valigie e bauli dal gusto assolutamente teatrale. Accanto all’attrezzeria, spesso ci sono queste meravigliose scenografie realizzate per mezzo di carri, impalcature mobili, luci, cerchi, coriandoli, fili … un incrocio insomma tra il teatro tradizionale e la giocoleria.

Chissà, forse il fascino sta proprio in questo: gli acrobati o il circo, sono il primo tipo di rappresentazione che generalmente un bambino conosce, perciò i loro pantaloni a righe o le casacche con bottoni dorati e code da pinguino rimanderanno sempre all’immaginario teatrale. Fatto sta che fu proprio il teatro cosiddetto “di strada” a salvaguardare la cultura teatrale occidentale.
Nel passaggio dall’età classica al medioevo, infatti, le uniche forme di rappresentazioni che sopravvissero alla censura religiosa furono le sacre rappresentazioni. Esse avvenivano nei monasteri, per mezzo dei canti e dell’opera dei monaci, e fuori dalle chiese, nelle piazze appunto. Questi momenti di festa religiosa, divennero ben presto aggregazione di tutto il paese, che seguiva i carri scenografici e si fermava davanti ai sagrati o nelle piazze, dove attori interpretavano le vite dei santi o momenti della vita del Cristo. Con l’umanesimo, la riscoperta dei classici e del teatro, queste rappresentazioni non furono abbandonate per tornare alle sole tragedie greche, ma sopravvissero come forme di spettacoli comici e, molto più avanti, dal XVI-XVII secolo, si formarono le prime compagnie di attori della commedia dell’arte, con i loro canovacci e le loro maschere.
Per questi motivi, io credo che il teatro di strada non vada assolutamente considerato una forma d’arte minore, anzi, oggi, dopo il XX secolo e dopo lo sdoganamento della rappresentazione “alta” dai luoghi teatrali per eccellenza, teatro si può fare davvero in ogni dove e spesso, ora è proprio in questi spettacoli di piazza che si trova ancora il senso più genuino ed autentico del teatro. Lontano dalle strategie di marketing e dalla macchina teatrale, non sempre ben rodata, si formano brevi opere d’arte che ci fanno appassionare.
A me, personalmente, è capitato moltissime volte negli ultimi tempi, anche perchè tantissimi sono i festival di questo tipo organizzati ormai in diverse città. Quando ancora studiavo, a Mantova ho visto il mio primo festival di teatro di strada e ricordo la magia di queste carovane di artisti che occupavano le piazze e palazzo ducale. Famosissimo è il festival di S. Arcangelo di Romagna, dove ho visto “I fratelli Karamazov” di Cesar Briè … spettacolo meraviglioso che con una velocità strabiliante ci accompagna nelle vicende molto russe di questa stramba famiglia. Io l’ho trovato ancora più intimo che rappresentato in teatro. Noto per gli spettacolari spettacoli di strada, è il Teatro dei Venti, di Stefano Tè, con sede a Modena e tournée in tutta europa … cercateli vi prego e meravigliatevi!
(Nella fotografia qui sotto, il loro spettacolo Il Draaago)

I Buskers poi ormai sono davvero entrati nel calendario estivo di ogni dove … con attività ed eventi più o meno interessanti. Non basta che guardarvi intorno!
Ultimo spettacolo di strada visto e degno davvero di nota è Felliniana di Teatro Onda d’Urto. Rappresentazione davvero commovente che, come spesso avviene negli spettacoli di strada, riassume brevemente ed in un turbinio di colori e suoni una storia. La storia del caso era, come si dedurrà dal titolo, la cinematografia di Federico Fellini, ed i mimi, bravissimi, che si sono esibiti in piazza a Carpi, rappresentavano personaggi ormai così noti da essere diventati loro stessi vere e proprie maschere del cinema italiano.



C’è l’aspirante attrice che giunge a Cinecittà per la prima volta; c’è Anita Ekberg che entra con una motocicletta rombante, ben presto lavata a richiamare, con il sorriso, il mitico bagno nella fontana di Trevi; c’è il divo così irraggiungibile che è addirittura vicino alla Luna. Poi ci sono gli intrighi, la leggerezza di un mondo scintillante, le delusione, le cadute ed il lieto fine. Un’ora passata davvero sognando ed emozionandosi, cosa che avviene sempre meno nella cervellosi del contemporaneo.




Mi spiace parlarvene solo ora perchè lo spettacolo era inserito in Concentrico Festival, Festival del teatro all’aperto appunto, tenutosi a Carpi a metà luglio, con tante altre bellissime compagnie come Circo Paniko, Brunette Bors. Circus e Karl Stets. Ad ogni modo, l’appuntamento ormai è annuale, perciò segnatevi la data per la prossima estate e troverete sicuramente altre compagnie ad emozionarvi. Mentre per ora, cercate un angolino di magia nelle vostre vacanze. Per chi vive a Reggio Emilia come me, il prossimo appuntamento potrebbe essere il Cirque Bidon, carovana proveniente dalla Francia, in arrivo dal 29 al 31 agosto a S. Ilario.
Le tournée di questa compagnia durano mesi e tornano in Italia quest’anno dopo 15 anni dall’ultimo spettacolo. Forse la miglior rappresentazione vivente di come il teatro non sia solo una forma d’arte, ma anche di vita!
Ultimissimo … svelato l’arcano del titolo! Il Cirque Magic Light, altro non è che il nome inventato dai bambini del corso “dei piccoli” della compagnia che seguo. Il loro spettacolo quest’anno doveva infatti raccontare la fondazione del teatro di Broadway, essendo la rassegna finale dedicata proprio alla più famosa strada dei divertimenti americana. In breve lo spettacolo, scritto dalla brava e preparata Carolina Migli Bateson, con l’aiuto di Cinzia Pietribiasi sulle coreografie per i più piccoli, raccontava di diversi gruppi di migranti approdati a New York in cerca di fortuna. Tutto sembra andare per il meglio, la città offre lavoro ed occupazione, ma come in ogni storia, ad un certo punto, qualcosa va storto: la fabbrica brucia e lavoratori e titolari sono costretti a cercare nuova fortuna. Decidono così di unirsi ad un gruppo di circensi nomadi, che dopo un’acuta selezione, non solo decidono di assumerli, ma anche di cercare fissa dimora! Visto l’obbligo di sgombrare Central Park imposto dalla municipalità, tutti si trasferiscono a Broadway, dove realizzano niente meno che il famosissimo omonimo teatro!
I nostri piccoli circensi sono stati bravissimi ed hanno scelto per il loro circo le parole magico e luminoso, perchè è quello che per loro rappresenta … e io non posso che essere d’accordo con loro!
Voi quali parole scegliereste?
Enjoy
F.T.

Un pensiero su “Cirque Magic Light”