Eccoci qui,
in questo giorno dedicato all’amicizia ed all’amore, in cui la mia parte Grinch fuoriesce più che a Natale. Ad ogni modo, non mi esimo dal parlare di coppie, ma lo faccio da un altro punto di vista, quello professionale. Sono moltissime le coppie, sia professionali che nella vita, che in architettura hanno formato fantastici duo progettuali … dove con duo si intende un eufemismo naturalmente, visto che avranno una schiera di giovani schiavetti che lavorano su Mac. Ad ogni modo, queste realtà sono tante, variegate e, generalmente, di successo, quasi più che gli studi associati.
In principio furono loro: Robert Venturi e Denise Scott Brown. Con la loro Guild House (il cui modellino ancora conservo ed ho anche provato a propinare come regalo di nozze, ma essendomi stato reso, sto pensando di donarlo alla casa degli orrori), mi hanno fatto scoprire che l’architettura è sicuramente campo del business, ma anche portatrice d’amore! Nonostante abbia poi studiato scenografia, nel caso di Venturi Scott Brown, mi sono fermata a questa conclusione, senza addentrarmi nel neo eclettismo in stile Las Vegas propinato poi dai due al mondo.

Come loro, soprattutto nel XX secolo, moltissime sono state le coppie che hanno dedicato la loro vita a due all’architettura. Ovviamente ciò è stato possibile a partire dal 1900: le donne in architettura prima di allora sono ignote, e, tuttavia, anche dopo il riconoscimento professionale, detengono un ruolo confinato per lo più all’arredamento delle case progettate dai famosi mariti ( vedi Massimiliano e Doriana Fuksas, anno 2016).
Tra esse ci sono state pioniere coraggiose, come Eileen Gray che con la sua villa modernista a Roquebrune-Cap-Martin ha scatenato l’amore/ira/invidia di nientemeno che Le Corbusier, oltre a molteplici film. Ci sono state le amanti, quelle di Frank Llyod Whight, dalle molteplici famiglie, quelle di Louis Kahn, il cui figlio non riconosciuto a dedicato un bellissimo film My Architect.

Poi, in tempi a noi più vicini, ma molto più formali e furbetti in tema di business familiare, sono arrivate le coppie effettive: ODBC (Odile Decq e Benoît Cornette), Miralles e Tagliabue, Diller + Scofidio, Jacqueline e Carlos Touzet, gli italiani MoDus Architects e studiomobile. I primi due hanno storie tragiche, che ci fanno percepire compassione nonostante i miliardi di introiti dei loro studi. Adoro Odile Decq, i suoi capelli e le unghie sempre nere! Il marito, Benoît Cornette, morì in un incidente in cui lei stessa fu coinvolta, nel 1998. Da allora è l’architetto Odile a portare avanti l’attività dello studio creato insieme e, tra i suoi lavori, ricordiamo l’ampliamento del MACRO di Roma (molto più riuscito, a mio avviso, del MAXXI della zitellona Hadid). Storia simile per Eric Miralles e Benedetta Tagliabue: lei, italiana, studia a Barcellona, si innamora, si sposa con Eric e fondano uno studio insieme, ma lui muore per un male incurabile ed è lei a sobbarcarsi della baracca.

Tantissimi sono i loro progetti veramente ben riusciti. Tra questi, io ho personalmente percorso il nuovo spazio pubblico di HafenCity ad Hamburgo, veramente bello: pulito, lineare, contemporaneo.
Di Diller Scofidio è la Highline di New York, parco lineare progettato sui tracciati della vecchia ferrovia sopraelevata cittadina. Fu uno dei primi interventi di ristrutturazione urbana totalmente incentrati sul verde e vorrei tanto fosse una delle mie prossime mete da scoprire! Jacqueline e Carlos Touzet sono stati nominati nel 2015 “Architetti dell’anno” dall’AIA di Miami ed il loro lavoro segue il filone di sostenibilità (ormai indotta) dell’architettura contemporanea, con una maggiore attenzione però alle necessità delle persone ed alla storia del luogo e della comunità. Lodevole a parole, nei fatti bisognerebbe chiedere agli inquilini, noi comunque apprezziamo lo sforzo. Paradossalmente, rispetto al contesto nazionale, le coppie italiane sembrano quelle meglio rodate e funzionanti, nonostante siano meno famose, il loro lavoro è poco gerarchico e molto interdisciplinare, chiave vincente dell’architettura contemporanea a mio avviso.
Vedremo quali altre coppie si formeranno. Nel frattempo, io vi lascio con la mia ultima scoperta, Cadaval e Sola Morales: messicano lui e spagnola lei, hanno fondato il loro studio nel 2003 a New York City, guadagnando visibilità e riconoscimenti. Nel 2005 sono tornati in Messico e a Barcellona, dove rispettivamente insegnano, e proseguono la loro attività progettuale in modo originale ed interessante. Si occupano principalmente di pianificazione urbana ed allestimenti per mostre, fiere, parchi, perciò … come dire … li sento vicini! Tuttavia sono molti anche i progetti di ristrutturazione e nuova costruzione che si possono vedere su riveste e sul loro bellissimo sito. A prima vista non sono appariscenti come altri studi contemporanei, ma io credo che la loro forza stia proprio lì, nel compito lineare e ben svolto che oggi è davvero difficile ritrovare. Anche perchè sarebbe bene ricordare, sempre, soprattutto agli architetti, che l’architettura nasce per chi la abita e la vive. Perciò un po’ di normalità creativa è più che apprezzabile.
Negli allestimenti i progetti invece eccellono: scelte particolari e sempre diverse di materiali, sapiente utilizzo della luce, effetto a sorpresa. Sono pienamente degni del titolo di scenografie “architettoniche”.



Ecco, se apriamo il paragrafo coppie e scenografia, non finiamo più: Gae Aulenti (architetto e scenografa) e Carlo Ripa di Meana (regista), vissuti insieme vent’anni, poi, ovviamente con due personalità così, non poteva durare; Margherita Palli (scenografa) e Italo Rota (architetto), coppia consolidata tutt’oggi; e sì, io includo anche Rinaldo Rinaldi e Maria Grazia Cervetti, entrambi scenografi realizzatori, il più bell’esempio di arte e famiglia.
Detto ciò, chissà quante altre coppie l’arte formerà e farà sbocciare! Tanti si conoscono in facoltà, molti erano anche tra i miei compagni di corso e devo dire che un certo fascino, quella vita a due nell’arte, lo suscita. Non troppa invidia, io trovo che un po’ di autonomia faccia sempre bene. Sicuramente però, questi progetti dimostrano che l’intesa porta ad ottimi risultati.
Noi umani, limitiamoci ad iniziare un progetto insieme al nostro partner per oggi … chissà dove ci porterà!
Enjoy
F.T.

Un pensiero su “San Valentino per architetti”