MM

Eccoci qui,

giornata dedicata alle M.
M (Macbeth) e M (Michael Fassbender) … lo sapevo che sarebbe stato fantastico! Sì, il primo proposito del mio elenco è stato spuntato (anche il terzo a dire il vero) ed ha soddisfatto tutte le aspettative. Tanti mi hanno detto che questo film è particolare in quanto “teatrale”, ma come ben sapete io ho un debole, perciò non potevo che meravigliarmi.

Secondo me però, così si dice soltanto per la scelta dei versi originali, rispetto a riadattamenti dei dialoghi. Io credo invece che esso si dimostri teatrale per la sua magnificenza, la solennità di alcune scene, la scelta dei costumi, e, tuttavia, non risulti per niente classico. Anzi, Justin Kurzel, australiano come il mio amato Baz (Lurhmann), dimostra appieno di essere nel nostro tempo. Non lo fa secondo riscritture drammaturgiche, elemento che, capisco, possa essere contestato, lo fa come lo farebbe un esteta … come piace agli scenografi, lo fa attraverso le immagini.

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Macbeth è sicuramente uno dei drammi più crudi e spietati di Shakespeare. Se Romeo e Giulietta mostra l’amore adolescenziale, l’Amleto il dramma esistenziale, Sogno di una notte di mezza estate l’incanto, il Macbeth è la sete di potere, l’ambizione, l’avidità, il destino. Tutto a sfociare nel buio della ragione.
E’ l’uomo retto che cede al potere e lo fa tramite lei: Lady Macbeth.

Quando smetteranno di vederci come quelle che parlano ai serpenti? Ad ogni modo, la drammaturgia contiene veramente ogni elemento portante dell’animo umano, d’altronde a parlarci è William (Shakespeare). Riassumendo al succo la trama, Macbeth sembra la dimostrazione narrativa che dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna. Peccato per la moralità della suddetta, nello specifico, che ovviamente fornisce le basi per la tragedia. In breve: Macbeth è generale del re Duncan di Scozia, vince le truppe nemiche con il fedele Banquo. Entrambi valorosi e di pari livello gerarchico, al termine del combattimento iniziale, essi incontrano 3 streghe, le fatali sorelle, che predicono a Macbeth la corona, seppur sterile, ed a Banquo che sarà padre di re. Questo breve e magico incontro, basta per istillare in Macbeth il tarlo della corona, che diviene sempre più un pensiero fisso, nonchè la paura della sua perdita, visto il destino a lui riservato.
Lo sventamento di un tradimento in battaglia, fa guadagnare al generale una fiducia sempre crescente da parte del re, mentre la rivelazione della confessione fatale alla consorte, Lady Macbeth appunto, provoca altre scintille di ardore che portano all’elaborazione da parte dei due di un piano malefico. Nonostante la rettitudine, fino ad allora dimostrata, Macbeth infatti cede alle insistenze della moglie e decide di uccidere il re, ospitato presso il loro castello una notte (immaginiamo di luna piena), prendendosi la corona a lui promessa con il sangue. Quel primo assassinio lo porta sul trono, ma con sè trascina un’ondata di violenza ingiustificata che si rivolta verso chiunque attacchi la posizione del nuovo sovrano. In particolare verso Banquo, infatti ucciso, altri fedeli generali e le loro famiglie. Tra essi, il figlio legittimo del vecchio sovrano riesce a fuggire, unendosi ad altri esuli in Inghilterra ed organizzando un attacco per riconquistare il trono. Anche il figlio di Banquo si salva, mentre ad affondare sempre più sono le menti di Macbeth e Lady, che si spengono nel duello finale.

Macbeth

Nulla di allegro insomma e nulla di nuovo se si pensa ai drammi storici. Quello che è sempre modernissimo in Shakespeare è l’indagine dell’animo umano, che, anche in questo dramma, ci mostra un uomo solo con le sue insicurezze ed i suoi fantasmi. Certo perchè, se anche ad istigare i pensieri è Lady, ad agire è sempre Macbeth ed è interessante che Kurzel nel film ci mostri praticamente la caduta di un uomo retto verso la follia.
Di impatto, a mio avviso, è anche l’idea di registica di far cedere Macbeth ai voleri della moglie tramite un amplesso, segno evidente di legame tra passione e potere, tutto fuorchè fuori moda, da sempre.

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Ad ogni modo, comunque la pensiate a livello registico, nella sala è calato il silenzio per due ore filate, cosa che con un dramma del genere, io riterrei di per sè un successo.
Ad impressionare sono sicuramente le battaglie e gli intrighi, ma bisogna ammettere che le scene, in particolare i cambi di scena, sono in effetti molto teatrali, questi sì!
Non a casa Fiona Crombie, scenografa del film, è stata la Sydney Theatre Company Resident Designer per un anno e si occupa principalmente di scenografie teatrali.

Bisogna dire che si vede proprio … non perchè io sia di parte, ma scene e costumi sono davvero stupendi nel film. L’elemento più interessante a mio avviso, è come siano riusciti a trasmettere tanta empatia con costumi ed ambientazioni originali, ovvero dell’epoca, cosa assolutamente non scontata, fidatevi.
Tutto è rigorosamente basso medioevale, le capanne, i villaggi, le architetture, solo le scogliere sono forse come si presentano tuttora!

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L’accuratezza dei dettagli è davvero commovente ed i costumi hanno davvero un gusto fortemente teatrale, con quell’aspetto materico e l’impressione di ore ed ore di lavaggi per ottenere quel preciso colore.

Quello che però davvero mi ha stupito è stata una scelta stilistica ben precisa, che sembra ribaltare la concezione comune dell’opera.

Come ben sapete, anche perchè ormai ne parlo in ogni articolo, ogni spazio deve essere legato a ciascuna azione drammaturgica specifica perchè funzioni davvero, al di là della pura estetica. Macbeth narra la storia di un’ascesa di una caduta ed infatti l’inizio è fosco, nebbioso, grigio. L’apertura è in battaglia ed il combattimento è il passaggio obbligato per una vittoria, la scena è rappresentata dai vasti campi che si perdono nell’orizzonte e vengono ricoperti di corpi sacrificati. Tutto è molto macabro e crudo, ma allo stesso tempo in quella nebbia si tessono le trame del destino, che, guarda caso è sconosciuto, pertanto offuscato, buio. Proprio da quella nebbia escono le fatali sorelle, scelta commovente considerando che solitamente sono sempre attorno ad un falò come se stessero campeggiando con Macbeth e Banquo. Appaiono e scompaiono nella foschia con le loro suppellettili ed i loro avvisi.

Streghe

 

In quella nebbia Macbeth comincia a vedere la luce, la strada del suo destino, ed infatti la notte in cui il re viene ospitato e successivamente ucciso, è illuminata da fuochi e candele. E’ la luce della sua ascesa, ma è sporca di sangue, tetra, fumosa. A tal punto che certe scene sembrano davvero tratte da un film dell’orrore, tra le visioni di Macbeth e tutto il sangue versato.

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Se non chè, si arriva all’ascesa, alla luce, al castello dai grandi spazi. Dal buio e dalla nebbia del villaggio, prende corpo il destino dorato di Macbeth che, però, ben presto sfocia nel delirio per ciò che ha compiuto e quegli spazi luminosi e chiari diventano sempre più grandi, quasi a voler fisicamente mostrare la piccolezza del’uomo e del suo gesto, in confronto alla volontà del fato.

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Stesse scelte cromatiche sono presentate nei costumi: i blu scuri e marroni iniziali, rispettivamente per Lady e Macbeth, vanno verso un bianco candido ed un ocra aranciato a rappresentanza del regno, del sole, del potere. Scelta commovente numero due è proprio questa: prendete qualsivoglia rappresentazione teatrale, prosa o lirica che sia, e Lady Macbeth vestirà quasi sempre di rosso, se non quando abbia addirittura mise leopardate!

Vederla in bianco è spiazzante … vero è che in Oriente è il colore del lutto, ma lo è perchè rappresenta la luce. Come possono, questi due personaggi, commettere un omicidio efferato e passare dal buio del dolore e del rigore morale, al bianco della purezza, del candore, della luce. Questa scelta è davvero interessante e credo che, alla fine, renda i due protagonisti molto più umani, molto più credibili nel combattimento che hanno con le loro paure ed il loro senso di colpa, tanto che, ben presto, vi cedono.

Fatto sta che questo film ti commuove, uno dei drammi più crudi e violenti di Shakespeare così rimane, ma è capace di smuovere qualcosa proprio come solo William sa fare ed io credo che stia proprio qui la chiave vincente. E’ stato all’altezza delle aspettative shakespeariane. Mi sono piaciute moltissimo le battaglie, le scene corali, i banchetti, così come la solitudine delle camminate dei protagonisti sulle scogliere quasi a voler simboleggiare il loro faticoso districarsi nelle trame del destino. E’ bella la complicità e l’intimità dei protagonisti, è reale la follia di Macbeth, è struggente il ritorno di Lady là dove tutto era iniziato prima di morire … le preghiere per dare coraggio a Macbeth ad impugnare (nel vero senso della parola) il suo destino finiscono in quelle necessarie per redimere le anime di entrambi. Poi comunque … io amo le candele e gli amuleti e i boschi e le cliffs!

Un bel lavoro per iniziare l’anno insomma.

Ora non rimane che proseguire il nostro di cammino … magari a passo più lento.

Come sempre, enjoy

F.T.

Macbeth
Stills from the film ‘Macbeth’ 2014. Directed by Justin Kurzel, DoP Adam Arkapaw. Produced by Iain Canning, Laura Hastings-Smith & Emile Sherman Unit stills Photography by Jonathan Olley Shoot-Day/08

 

 

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