Eccoci qui!
Settembre … fine d’estate ed inizio d’autunno. E’ strano come l’inizio di un nuovo anno coincida quasi più con l’inizio di settembre che con il primo di gennaio! Si torna al lavoro ed iniziano nuovi progetti, con grandi speranze ed aspettative.
Settembre a me fa inevitabilmente pensare al cambiamento, saranno le foglie che cadono, le giornate che si accorciano, non so … fatto sta che settembre quasi sempre per me ha coinciso con i traslochi e l’inizio di nuove avventure. Marguerite Yourcenar scrive
“Sembra esserci nell’uomo, come nell’uccello, un bisogno di migrazione, una vitale necessità di sentirsi altrove”
Ecco, per me settembre è proprio questo. Lo scorso anno, esattamente questo stesso weekend, con una valigia piena di rotoli, pantoni e manuali, più che di vestiti e viveri, mi sono trasferita a Milano, con l’obiettivo di prepararmi per l’esame di stato e, possibilmente trovare lavoro. Il lavoro non è arrivato, ma l’esame, almeno, è stato archiviato … possiamo farci tutti i programmi del mondo, ma la vita rimarrà comunque imprevedibile.
Quest’anno, ripensandoci, mi viene un po’di nostalgia. In questo momento di limbo in cui non so che farò e dove andrò, attendendo una città futura, ho ripensato a quelle passate.
Io ho sempre amato viaggiare, conoscere, sperimentare ed ho sempre avuto la fortuna di poterlo fare. Tra università, tirocini e corsi mi sono stabilita in tante città nella mia vita e, nella mia mente, le ho sempre associate ad un ricordo particolare; perchè quando viviamo in una città, piano piano la facciamo nostra e questo processo, lento e complesso, non è reversibile. Io ho molta considerazione dei luoghi e penso che in fondo, una volta incontrati, come le persone, ci rimangano dentro, anche se non fanno più parte della nostra quotidianità. Inoltre, proprio come un amico lontano, quando li rincontriamo, ci accolgono come se non fosse passato più di un giorno. Possono cambiare fisicamente, visivamente, a livello sociale, ma ci sarà sempre qualcosa lì ad aspettarci, a ricordarci dove e come eravamo.
Oggi, in assenza di prospettive future, voglio descrivervi quelle che considero le mie città, quei luoghi che hanno condiviso parte di me e che ricordo con affetto e talvolta nostalgia.
Seinajoki è una città finlandese, in cui ho trascorso i tre mesi estivi come ragazza alla pari. Città il cui municipio è stato progettato da Alvar Aalto, che ho conosciuto così molto prima di iniziare a studiare architettura. Il destino ci porta sempre dove dovremmo essere, anche se noi magari ancora non lo capiamo. Di Seinajoki mi ricordo i grandi spazi, la sensazione di pura libertà, il vicino di casa a 500 metri, le lunghe strade grigio chiaro ed il verde. Tanto verde, immenso verde … così tanto che quando sono tornata a casa mi sentivo costretta nelle quattro mura della mia camera, aprendo la finestra e vedendo il cortile dei vicini.
Mantova, dopo le scuole superiori è arrivata l’università, che volevo fare a Milano, ma che ho poi barattato con la piccola Mantova. Per tutti Mantova è un gioiello, una stupenda città d’arte piena di Rinascimento e pareti dipinte. Per me Mantova sono i suoi laghi, è il Mincio che si spancia e crea quelle oasi intorno alla città che la fanno sembrare un’isola. Sono le passeggiate alla sera lungo il lago, a scappare dalle zanzare ed a parlare del futuro, a ridere e bere un bicchiere di lambrusco, sono i caffè bevuti in fretta sul ciottolato caldo, è la nebbia fitta di febbraio e l’umidità in cui riesce a guidarti solo la seconda famiglia che ti sei creata. Di Mantova non mi manca molto, è qui vicina a me e posso sempre tornare, a svanire è stata solo la nebbia, la sensazione di non sapere dove andare e cosa fare.
Aachen, Acquisgrana, la città di Carlo Magno, in perfetta posizione centrale rispetto all’Europa, tanto da avere un premio, europeo appunto, da attribuire. Di Aachen mi manca tutto. Mi mancano i colori dell’autunno, l’odore della pioggia alla mattina mentre attraverso il Westpark, i dipartimenti di arti applicate, i sanpietrini scuri e bagnati della via principale dove scivolavamo sempre, le luci soffuse nel buio pesto della sera, le voci incomprensibili intorno a te, la fontana dei burattini, il mercato del mercoledì dove imparare i nomi della verdura in tedesco, il kiosk sempre aperto, il tepore della domenica mattina al Cafè Venezia, il freddo pungente dell’inverno scaldato soltanto da un caffè lunghissimo e dai più cari amici … mi manca persino la mensa! Se dovessi riassumerla con un’immagine però, Aachen rimarrà sempre quella distesa verde, giallo e rosso vista dallo spioncino del mio sottotetto, così aperta e rigogliosa che ti fa capire quanto ricca sia la vita.
Berlino. Ah Berlino … la prima volta che ho messo piede in quella città era il 2003, scesa dal pullman della gita scolastica di quinta liceo. A prima vista mi è sembrata ostile e malinconica, così ho capito di amarla. Da quel momento ho sempre cercato di tornare ed alla fine sono riuscita. Ho passato là quattro mesi difficili ed intensi, poi non sono più andata, più per paura di non riuscire a separarmi di nuovo. Nel 2009 ho conosciuto una Berlino diversa da quella turistica, una Berlino fredda e non facile, ma piena di idee, di spazi, di segreti, di angoli in cui svoltare. Ho passeggiato lungo i parchi di quartiere e per le stradine di Prenzlauerberg con i negozi nei piani interrati, non mi sono persa un flohmark a Mauerpark, ho scoperto piccoli caffè in cui ricevere cupcakeda perfette casalinghe inglesi anni sessanta ed attici che non credo di rivedere mai più … con angolo bar e sgabelli in pelle di struzzo. Ho attraversato le corti dei condomini di Kreuzberg e preso il sole stesa sulle riva della Spree, mi sono messa la coperta fuori dai bistrot di Hackeschermark ed ho seguito con lo sguardo le S-Bahn che passavano sulle sopraelevate. Ho fotografato murales e salutato Bertold Brech davanti al Berliner Ensamble, mangiato kebab dopo un Vernissage e guardato vecchi film nelle sale polverose dei cinema di Friedrichshain. Tuttavia, quello che più mi manca di Berlino è la capacità di stupire, nel bene e nel male, di essere diversa in ogni quartiere, di farti percepire sempre nuove realtà, come se racchiudesse tante città in una.
Cesena è il contrario di Berlino. E’ la cittadina ordinata, accogliente, soleggiata, con l’aria del mare che ti arriva nelle sere estive. La sua frutta è in ogni dove e le persone sono sempre vestite bene. Ci sono le sagre in cui abbuffarti di buon cibo ed i locali colorati, le mura, lungo cui passeggiare ed il parco centrale ha un gazebo bianco in ferro battuto come nei tranquilli villaggi dei telefilm americani. Peccato che in quegli stessi telefilm uccidano occultando cadaveri, tradiscano, tessano trame nascoste, spiino i vicini dalla tendina pizzosa ed abbiano figli cresciuti con evidenti traumi psicofisici. Più o meno Cesena è così … e devo dire che pur avendoci vissuto due anni, io mi sono rinchiusa nella routine creativa del laboratorio di scenografia che ha preso tutto il mio tempo. Quello che mi manca? La porta aperta del retropalco del Bonci, mangiarmi un gelato prima della generale ed andare a qualche festa assolutamente anticonformista che solo la romagna può offrire … non a Cesena però.


Milano, altra città sognata ed agognata che ho vissuto in più fasi. Prima da pendolare, poi da ospite ed infine con una stanzetta tutta mia. Milano è più bella di quanto possa sembrare. I milanesi no, ma la città in se riserva sorprese e non si stanca mai. Questa infinita riserva di energia mi affascina moltissimo, quasi come se fosse ancora la città ottocentesca in cui è stata illuminata la Scala per la prima volta. Una città che oggi viene definita creativa per eccellenza, ma che per me trova ancora i suoi punti di forza nel suo spirito risorgimentale di investimento ed innovazione. Forse non è tra i maggiori poli tecnologici in Italia, ma la sua voglia di rinnovamento instancabile si percepisce e può offrire buone possibilità. Io non riuscirei mai a vivere nella sua iperattività per sempre, ma una cosa mi manca moltissimo: i tram. Per me Milano è il tram, il 24 che mi porta da via Ripamonti fino in Duomo, in un crescendo di urbanità ed eleganza. Oltre al tram? La luce. Quella luce che arriva alla sera e che fa brulicare la città in modo diverso, Milano è bella di sera, con gli aperitivi, i lampioni, il tacchettio delle scarpe.

Eccole qui le mie città, che spero vivamente non siano finite. Al momento mi rilasso nella mia piatta pianura e guardando la linea interminabile e dritta dell’orizzonte spero di poter costruire qualcosa qui … poi domani chissà!
Sono sicura che ognuno di voi ha le proprie città, quelle che ci hanno accompagnato, che ci hanno visto crescere e cambiare, quelle che ora guardiamo con occhi diversi. Forse dovremmo pensare di più a quanto i luoghi in cui viviamo ci influenzino e non dovremmo aver paura di cambiarli quando non li sentiamo più nostri. Dicono che la capacità di conoscere un posto nel suo intimo sia propria dei viaggiatori, io credo invece che sia necessaria soltanto un po’ di curiosità e la voglia di accogliere le sensazioni che ci arrivano, belle o brutte che siano, senza andare in cerca dell’uniformità che ormai caratterizza il gusto.
Detto ciò, domani prendete la macchina, il treno, la bici e spostatevi alla ricerca di sorprese! Sarà affascinante …
Enjoy
F.T.




