Eccoci qui,
in questa fine di Giugno, bella ed intensa, piena di emozioni e sorprese. In questo periodo dell’anno, sei anni fa, io ero tornata ormai da qualche mese da Berlino, mentre nella capitale tedesca moriva Pina Bausch, figura artistica speciale che ha saputo raccontare con intensità ed immediatezza le sensazioni umane attraverso il corpo.
Per chi non lo sapesse, Pina Bausch è una danzatrice e coreografa tedesca che dal 1973 ha diretto il Tanztheater Wuppertal, teatro-danza di Wuppertal. Questo termine fu coniato negli anni ’70 da alcuni coreografi tedeschi per riformare la disciplina artistica della danza. L’intento del loro progetto era quello di introdurre nella danza tradizionale la componente drammaturgica tipica del teatro: elementi recitativi, gesti teatrali, parole.
Tale riforma ha proseguito la liberazione del balletto da alcuni rigidi schemi classici, che, se ci pensiamo bene, aveva iniziato già Isadora Dunkan con il suo ballo a piedi nudi. Inoltre ha introdotto nelle coreografie nuovi momenti, nuove sequenze, nuove fisicità, ma soprattutto maggiore verità scenica, e, di conseguenza, maggiori emozioni.
E’ per questo che oggi ho pensato di scrivere il mio post per ricordare questa grande artista. Ovviamente non sono stata l’unica a farlo, anzi! Come già sapete ho una passione smodata per Wim Wenders e le sue drammaturgie “spaziali”, nel senso di luoghi, non di fantascienza … bene, Wenders è contemporaneo di Pina Bausch, tedesco, artista, osservatore e narratore come lei. Nel 1985 al Tanztheater Wuppertal vede per la prima volta Café Mueller e rimane così impressionato da voler conoscere Pina Bausch. Da quel momento nascerà una lunga amicizia che porterà al consolidamento artistico delle due figure nel film “Pina”.
In molti pensano che il film sia un omaggio reso dal regista alla Bausch, cosa che in effetti è diventato, ma in realtà fu pensato dai due artisti insieme. “Pina” si presenta quasi come un documentario, in cui si alternano spezzoni di coreografie famose del Tanztheater ed assoli o passi a due dei diversi ballerini. Originariamente doveva comprendere soltanto gli spettacoli, ma dopo la morte della coreografa, i suoi danzatori hanno deciso di arricchire il film con un ricordo dell’artista, che altro non poteva essere che danzato. Attraverso il loro sguardo e la loro voce, prima presentano ognuno il proprio ricordo di lei, poi danzano “un’emozione”.
Il risultato è fantastico, Pina è uno dei film più belli che io abbia visto, intenso, caldo, spassionato, crudo, emozionante. Come sempre Wenders è molto attento ai dettagli ed alterna gli spezzoni corali delle coreografie, danzate nel loro teatro a Wuppertal, ai momenti singoli più intimi, in cui ogni ballerino si esprime nella propria lingua natale (essendo tutti di diversa provenienza) per restituire a fondo le proprie emozioni. Per questi assoli intimistici sono state scelte come location diverse postazioni: la città di Wuppertal, un macello, la Glashaus, un tetto piano, un parco, il mare, la terra brulla e così via. Ogni spazio, oggetto e costume sembra perfettamente giustapposto per la descrizione del senso di concetti come la vita, l’amore, la libertà, la lotta, il desiderio, la gioia, la disperazione, l’unione, la forza. Tutte le passioni umane vengono setacciate ed analizzate con una delicatezza ed una forza unica.
Le coreografie sono invece parte di un repertorio ormai classico, che dovrebbero far studiare assiduamente da qualsiasi aspirante regista lirico per la commistione tra musica, movimento ed emozione. Su “Le Sacre du Printemps” Stravinskij viene ballato a piedi nudi sul terriccio, in Cafè Mueller una scena di cafè vuoto ospita la coreografia di 40 ballerini sulle musiche di Purcell, in Vollmond i danzatori vengono completamente sommersi dall’acqua! No dico …. completamente bagnati in scena grazie ad una pioggia scrosciante!!!! Altro che le Cirque du Soleil!
Ecco perchè, se non avete ancora visto Pina, dovete assolutamente farlo ed ecco perchè vi emozionerete come bambini piangerete, riderete, scherzerete, correrete, respirerete con loro per 140 minuti intensissimi.
Questo è possibile solo perchè Pina Bausch, è stata in grado di inserire la vita reale, le emozioni vere in scena, staccandosi da quell’estetica perfetta del balletto classico, riuscendo ad arrivare dritto alle nostre corde.
La scelta dei luoghi di Wenders è come sempre perfetta e le coreografie del Tanztheater sono quanto di più contemporaneo l’intera arte possa oggi esprimere. La confusione, la paura, la solitudine, l’euforia, la passione che emergono rispecchiano davvero ancora gli uomini di oggi, tutti sbandati e soli fino a quando non si lasciano andare alla gioia della vita e, mai più vero che in questo caso, della danza, comunque la si voglia intendere.
Allora, danziamo, danziamo … altrimenti siamo perduti.
Enjoy
F.T.






