L’occhio è più rapido della mano

Eccoci qui,

per un nuovo post pre-weekend! Oggi vi parlerò di fotografia, un po’ perchè me ne sono occupata negli ultimi mesi, ma sopratutto in quanto molti miei amici , sapendo che stavo lavorando agli allestimenti di Fotografia Europea, mi hanno domandato se la fotografia fosse effettivamente un’arte.

Questo discorso è molto complesso e io non sono sicuramente la persona adatta per dare risposte (questo è valido per ogni domanda in realtà!). Ad ogni modo, ho finito per chiedermelo anche io e qui provo a raggruppare qualche pensiero.

In verità la domanda che ci si pone per la fotografia, vale per tante “arti” o presunte tali che ci circondano: il cinema, il teatro, la moda, la grafica, il design, il fumetto e così via.
Tutti questi nuovi linguaggi, multimediali e non, sono arti a tutti gli effetti oppure no? In fondo nelle Accademie di Belle Arti ci sono entrati e vantano molti più iscritti delle discipline tradizionali.

Per me è sempre difficile considerare arte qualcosa che si allontani da pittura, scultura ed architettura. Le tre arti fondamentali e fondanti. Già l’architettura, per me, contiene troppa funzionalità per poter essere considerata un’arte. Tuttavia dobbiamo considerare che ogni arte si evolve sempre con la società che la produce e che essa vuole rappresentare. Il XX secolo è stato così rivoluzionario da apportare modifiche, imprescindibili ormai, in ogni campo. Da queste non si può tornare indietro e da queste sono originati nuovi linguaggi, che oggi ci rappresentano forse molto di più nella loro immediatezza, che non le arti tradizionali.

Tra coloro che hanno affrontato la questione, io sono emotivamente legata a Walter Benjamin ed al suo saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica“. Questo non perchè sia l’analisi più corretta o puntuale, ma semplicemente perchè l’ho letto l’ultimo anno di liceo e credo mi abbia poi influenzato parecchio, tanto da dedicarmi più alla tecnica che all’arte, in effetti.

Nello specifico Benjamin parla proprio del rapporto tra arte e fotografia, specificandone la differenza in termini di “riproducibilità tecnica”. La fotografia, da molte persone, non può essere considerata arte in quanto riproducibile, ovvero non unica. In tanti giustificano le proprie argomentazioni dicendo che oggigiorno tutti possono essere fotografi, non c’è realmente bisogno di essere “artisti” per fare belle fotografie, soprattutto dall’avvento del digitale. Bene, Benjamin si è trovato ad affrontare la questione molto prima di noi e prima di tutto confuta l’irriproducibilità dell’arte, intesa come pittura o scultura. L’opera d’arte in effetti è sempre stata riproducibile: gli allievi si esercitavano facendo copie dei maestri, i maestri producevano copie per diffondere le proprie opere e di mezzo vi erano anche terzi, che vi lucravano semplicemente!
Quello che effettivamente è nuovo è la “riproduzione tecnica” dell’opera d’arte.
Con riproduzione tecnica si intende un procedimento consolidato ed “industriale” di formazione di copie: i greci avevano la fusione ed il conio (per bronzi, terracotte e monete); più tardi con la silografia diventa riproducibile la grafica; con la stampa la scrittura (e tutti ne conosciamo gli effetti).
Tutti questi processi di riproduzione tecnica permettono ai prodotti della cultura e dell’arte di essere prodotti in grande quantità, perciò di entrare a far parte di una dimensione quotidiana.
Ciò che ha permesso alle illustrazioni di accompagnare la stampa fu la litografia, ben presto superata dalla fotografia appunto. Come dice Benjamin stesso:
“Con la fotografia, nel processo di riproduzione figurativa, la mano si vide per la prima volta scaricata delle più importanti incombenze artistiche, che ormai venivano ad essere di spettanza dell’occhio che guardava dentro all’obiettivo. Poichè l’occhio è più rapido ad afferrare che non la mano a disegnare, il processo di riproduzione figurativa venne accelerato al punto da essere in grado di star dietro all’eloquio.”

Cos’è allora che distingue l’opera d’arte dalla riproduzione? Benjamin identifica il fattore artistico nell’hic et nunc della creazione, quel momento di creazione originale che definisce l’autenticità di qualsiasi opera, la sua cosiddetta “aura”. La tecnica di riproduzione può infatti coniare una copia, ma non potrà mai fare un’opera. In essa è assente il processo di creazione artistica che caratterizza l’opera d’arte, il genio dell’autore.

Detto ciò, torniamo al discorso di partenza, come la mano disegna, l’occhio può catturare in un momento creativo particolare, può vedere ciò che altri non vedono e pertanto mostrarlo in un’opera d’arte. Anche la fotografia può assumere la sua “aura” se coinvolta in un processo artistico, tanto che lo stesso Benjamin in un saggio successivo, quello su Eduard Fuchs, afferma che la fotografia è il linguaggio artistico che, assieme alla tecnica cinematografica, è riuscita a mutare l’appercezione del mondo, costituendosi come alternativa popolare rispetto all’arte individualistico-aristocratica sempre professata. Nel secolo delle rivoluzioni e delle masse popolari, la tecnica fotografica ha reso l’arte popolare.
Questo si è dimostrato vero a tal punto che decenni dopo Pollock giustificherà il suo astrattismo affermando che non vi è più bisogno di arti figurative descrittive quando si possono fare bellissime fotografie.

E’ un cane che si morde la coda insomma! L’arte, come la storia, ha corsi e ricorsi, perchè è un prodotto dell’uomo e noi siamo volubili e, spesso, ripetitivi. In fondo, non si inventa mai niente, si torna all’una o all’altra corrente, quello che cambia veramente le abitudini ed i costumi, sono la tecnica e la ricerca.
Detto ciò, se è vero che una produzione è artistica se è inserita in un hic et nunc specifico, cosa rende una fotografia un’opera d’arte? Vi sono fotografi che riproducono opere d’arte, fotografie di architettura, di moda, di personaggi, che diventano esse stesse oggetti del desiderio. Altri lavorano sulle stratificazioni, compiono collage, usano tecniche di stampa particolari, dipingono sulle fotografie. Altri ancora colgono l’unicità della fotografia nell’unicità del momento che ritraggono, compiono reportage particolari, documentano la storia come una volta facevano i pittori negli affreschi dei grandi palazzi rinascimentali.

Ecco cosa dovrebbe determinare se una fotografia sia o meno un’opera d’arte, questi elementi di unicità, al di là della bellezza di composizione, tecnica e luce. Questo nella teoria, perchè nella pratica, la mia personale opinione è che da molto tempo l’arte sia fatta dai critici, più che dagli artisti.
Ad ogni modo, in fondo la risposta è dentro ad ognuno di noi: la fotografia è arte se la percepiamo come tale, se guardando una fotografia ci emozioniamo, se ci fa riflettere, se ci fa sognare.

Fontcuberta_Musei

Palazzo da Mosto

Romagnoli_San Domenico
Se è vero che la fotografia è una delle prime forme di arte popolare, non dovrebbe esserci poi così difficile riconoscerla quando si manifesta. Se non è così, sarà solo un reportage, o il lavoro di qualche egocentrico. La scelta spetta a voi e visto che si avvicina il weekend vi lascio una bella carrellata di fotografie delle mostre di Fotografia Europea a Reggio Emilia.

Qui, in diverse sedi sparse per la città, trovate mostre di ogni tipo, da Fontcuberta ai Musei Civici che lavora sull’immaginazione componendo con le immagini forme inesistenti alla “Natura senza uomo” della collettiva di Palazzo da Mosto, dai reportage di NOOR ai chiostri di S.Pietro a quelli dei CesuraLab ai chiostri di S.Domenico, dalle immagini della terra viste dallo spazio della mostra del libro alla topolino di Unfinished father, omaggio di Erik Kessels al padre.

Per chi è vicino, venite a fare un giro per decidere cosa sia o meno arte. Io, di mio, mi espongo perdendo qualche scommessa con gli amici, perchè dalle fotografie si capiranno le mostre che ho seguito. In realtà l’offerta è molto più grande e le mostre rimangono aperte fino a fine luglio, perciò niente scuse!

Enjoy

F.T.

No man nature

Henner

Kessels

Kessels Snagoga

Erik Kessels _ Unfinished father

NOOR

Mostra Libro

Mostra libro centrale

Libro

Le cose che si vedono in cielo a cura di Ilaria Campioli

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Pannello Audiovisivo di Joan Fontcuberta, Musei Civici

Tutte le informazioni di orari di apertura ed eventi sono sul sito

http://www.fotografiaeuropea.it/

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