Eccoci qui,
dopo mesi e mesi riapparsa nel “civile” mondo bel web!
No, non sono sparita, emigrata, non ho (ancora) raggiunto la promessa terra canadese, sono stata soltanto impegnata per un po’ ed incapace di comunicare qualcosa di sensato otre all’infinito orario lavorativo.
Come credo tutti sappiate, ormai, o non lavori, o ti offrono occupazione tutti allo stesso momento … ed è così che si diventa eremiti 2.0!
Per chi lavora in teatro, questi momenti dell’anno coincidono con Maggio/Giugno o Settembre/Ottobre, ovvero chiusura/apertura delle stagioni, rispettivamente invernale ed estiva.
Dopo diverse estati passate chiusa in laboratori senza ricambio d’aria, vicino a magazzini di frutta in via di putrefazione, quest’anno il destino mi ha riservato un cambio di stagione ed io mi sono chiesta se sarei mai riuscita a superare, non più agosto, bensì maggio.
Come potete notare, sì, ce l’ho fatta, anche giugno è arrivato, puntuale come i miei sfoghi allergici!
Così, rinchiusa in casa a cercare di respirare nelle condizioni più iperbariche possibili, finalmente posso aggiornarvi un po’ sulle ultime vicende.
I post da scrivere sono tanti e proseguirò pian piano. Un po’ di suspance suvvia!
Intanto vi posto un po’ di foto degli spettacoli portati in scena questo mese. In tanti mi avete chiesto cosa stessi facendo e con chi, perciò ho deciso di dedicare il post di oggi a quest’ultima avventura.
L’associazione con cui ho lavorato si chiama Noveteatro e si occupa principalmente di teatro appunto, nella piccola realtà novellarese. Lo fa con produzioni proprie, spesso di teatro civile, ed organizzando corsi per adulti e bambini. E’ stata creata ormai sette anni fa da un gruppo di giovani super motivati. Ben presto ne sono entrata a far parte anche io, prima come attrice (tempi lontani), poi come tutto fare. Come spesso avviene persone, cose, interessi cambiano e del gruppo iniziale ora sono rimasti ben pochi. Non lo dico in tono polemico, anzi, sono convinta che i nuovi incontri e gli scambi rigenerino ed aiutino l’evoluzione anche di piccole realtà come la nostra. Da parte mia, quando ho deciso di fare del teatro il mio mestiere, sono partita, trascorrendo diversi anni in giro tra Emilia e Romagna. Ora, ho deciso di tornare per offrire il mio aiuto, perchè in fondo il primo amore non si scorda mai no ?!
Così mi sono ritrovata con un lavoro (altro post) e quattro spettacoli da preparare nel mio garage, cercando di fare del mio meglio.
Se io ci sia riuscita o meno, non sta a me dirlo, quello che è sicuro però è che l’emozione quando il sipario si apre è sempre la stessa, che sia La Scala o il piccolo teatro di Novellara, c’è sempre quel momento in cui da dietro le tende rosse i rumori delle voci svaniscono pian piano, ti si stringe lo stomaco e pensi: ok, si parte. Da lì in poi è una lunga apnea fino a quando non arrivano gli applausi e finalmente pensi, ce l’abbiamo fatta anche questa volta.
Quest’anno la rassegna dei corsi di Noveteatro è stata incentrata sulla figura di Shakespeare, con un lungo omaggio, che è partito dallo spettacolo ispirato a “La Tempesta”, portato in scena dai bambini, fino a “La dodicesima notte”, stupendamente raccontato dagli attori de L’officina dei Tratti, nel contesto in una casa padronale di campagna.
In mezzo, “Sogno di una notte di mezza estate”, “Romeo e Giulietta” e “Sex Blood Shakespeare”, saggi dei corsi per adulti.
Shakespeare è Shakespeare ed in qualsiasi modo venga raccontato, si riesce sempre a percepire l’essenza del teatro. Questo perchè lui era un uomo di teatro, che il palcoscenico lo amava e raccontava. In quasi ogni sua opera si trova un riferimento agli attori o all’arte del dramma: travestimenti, maschere, finte morti, duelli, amori. Anche soltanto ascoltando qualche verso si riesce a percepire quanto davvero siamo fatti di sogni e probabilmente è per questo che chi fa teatro non può far altro che venerarlo.
Lui ci descrive, con i nostri difetti, le debolezze, le paure, ma anche con la nobiltà d’animo, la fantasia e l’amore di cui siamo capaci, cosa che lo ha reso immortale.
Insomma … qui servirebbe un post ad opera, ma visto che non voglio farvi scappare immediatamente alla ripresa del blog, mi limiterò a dire che se non avete ancora visto uno spettacolo di Shakespeare, è proprio il caso che lo facciate, magari proprio in una bella sera d’estate.
Nel nostro piccolo, noi abbiamo provato a farlo conoscere a qualche persona in più, sperando di averli emozionati e stupiti.
La cosa certa è che ora passeremo uno di quei bei momenti di vuoto post spettacolo che ci rende tutti più depressi e vulnerabili. Perchè il teatro sarà anche magico, ma quando il palcoscenico è di nuovo vuoto e ripulito, pronto ad essere usato da qualcun’altro, a te viene il groppo in gola. Come ho scritto appena finiti gli spettacoli, è il momento più bello e anche quello più triste, quello che ti fa capire se vuoi davvero fare quel mestiere.
L’ho già detto altre volte, al teatro vuoto non si resiste, è lì che lui ti rapisce, anche se la sua essenza è tutto il contrario. Il teatro è fatto di persone: chi racconta e chi ascolta, gli attori o cantanti o ballerini, il pubblico ed i tecnici. Senza un attore ed uno spettatore il teatro non esiste, ma paradossalmente lui ti rapisce quando è vuoto. Quando il suo silenzio ti avvolge, quando stai aspettando in una pausa, che si ricomincino le prove, seduta dietro ad un pilastro delle quinte, quando fai gli ultimi ritocchi qualche ora prima di iniziare, quando è accesa soltanto la luce dell’emergenza da cui scorgi le corde e poco altro.
Strano vero. Bè, magari non per tutti è così, ma per me lo è, ed oggi ho deciso di raccontarvelo, forse per metabolizzare, forse per condividere.
Già, perchè un altro aspetto del teatro è la condivisione: in scena si va uniti, non si è più solo una persona, ma un gruppo, ognuno è una piccola parte di tutti gli altri e viceversa in te contieni la forza di tutti, come un atomo gigante pronto a brillare nella sua fusione. Metafora un po’ psico nerd, lo ammetto, ma non sono il tipo da scrivere che siamo tutti gocce dello stesso mare. Ad ogni modo, la forza del teatro non è fatta dal singolo, ma dall’unione, ed è per questo che l’immagine più forte che la rappresenta per me sono le mani strette, quasi stritolate, agli applausi finali, o quelle che non si vedono, dietro le quinte prima di entrare. E’ bello osservare come personalità così diverse possano unirsi, coesistere e collaborare, è bello soprattutto quando a fare questa esperienza non sono professionisti, abituati e consumati ai cambi di scene e compagni, ma persone vere, con la propria vita, i propri problemi, la propria energia. E’ bello perchè loro si fondono davvero e sono capaci di creare qualcosa di impalpabile che comunque arriva.
Uno spettacolo fallisce non quando è imperfetto, ma quando perde questa umanità, allora diventa solo estetica, ma finchè ci farà emozionare il suo compito sarà preservato.
Con queste perle di mielensa saggezza, che probabilmente sono causate dalla carenza d’aria in cui ormai vivo, vi metto qui sotto i nostri eroi e vi spingo a provare anche voi, da spettatore, attore o spettattore quest’avventura. Io continuo la mia esplorazione di mondi possibili.
Enjoy
F.T.
p.s. non tutte le foto del post sono mie questa volta. Diciamo che la mia prospettiva non era esattamente quella del punto principe, ma era un po’più costretta! Perciò i credits sono di Manuela Pellegrini e Leonardo Bonetti, che hanno immortalato le nostre avventure.





