Eccoci qui,
sul post di oggi ero pronta da un pochino, come vi avevo anticipato qui e là, ma decido di pubblicarlo proprio oggi perchè, vista la curiosità suscitata con Il cielo sopra Berlino, spero di potervi fare passare un’altra bella serata!
Parlerò infatti di Anna Karenina, recente film di Joe Wright, che guarda caso proprio questa sera verrà trasmesso in tv, su canale 5, perciò, dovesse venirvi voglia di vederlo non dovreste nemmeno affaticarvi a cercarlo!
Quando si pronuncia il nome Anna Karenina si pensa subito al dramma, alla tragedia, alla sofferenza …. nostra, più che della protagonista! Il povero personaggio di Anna, vista la lunghezza del romanzo di Lev Tolstoj, viene infatti immediatamente associato alla pesantezza. oltre che al traffico ferroviario naturalmente! Chi però, tra voi, ha letto il libro, saprà che in realtà non bisogna affatto farsi spaventare dalla prolissità dell’autore, in quanto questi mastodontici romanzi russi erano l’occasione di parlare di ogni cosa, sapientemente miscelata ad una disperata storia strappalacrime. Accanto ad Anna ci sono infatti molti altri personaggi e molte altre vicende si susseguono, quindi, nel caso vogliate avventurarvi nella lettura, non fatevi impressionare dal volume del volume!
Per quanto mi riguarda, io tento di leggerlo da diversi mesi e devo dire che ormai è trasmutato in un arredo fisso di camera mia, tuttavia, non è della storia in sè che volevo parlarvi. Per chi non la ricordasse o non la conoscesse, non consiglio affatto la visione del film, dal momento che Anna diventa inspiegabilmente nevrotica, Vronslij è Ken, Karenin sembra l’unica persona sana di mente e tutti gli altri personaggi sono relegati a piccole particine di contorno. Tuttavia, se siete spaventati dalla lunghezza del racconto, che va di pari passo con le tempistiche degli inverni russi, non temete di avvicinarvi a questa sua versione “bignami”.
In breve, Anna è una donna che appartiene all’aristocrazia pietroburghese, con un fratello tanto spendaccione e farfallone, quanto il marito potente e conservatore. All’inizio del romanzo si reca a Mosca, dove il fratello, Stephan Arkadic, vive, per andare a riappacificarlo con la moglie, dopo l’ennesimo tradimento con la baby sitter. Già da qui si capisce di quanta poca originalità necessitino oggi gli sceneggiatori di soap operas! Attenzione però, perchè non appena Anna arriva a Mosca, comincia la fiera degli incontri più o meno fortuiti con i congiunti di qualsiasi personaggio presente (come tipico dei romanzi russi), cosa che ci dimostra quanto il mondo, già allora, fosse piccolo!
Fuori il libretto per gli appunti: Anna in treno è guarda caso nello stesso scompartimento di una gentile signora più anziana di lei, che si rivela essere la madre di Vronskij, suo futuro amante; lo stesso Vronskij, a Mosca, sta frequentando l’ultima sorella di Dolly, moglie tradita del fratello di Anna, tale Kitty, che spera così ardentemente di essere chiesta in sposa da Vronskij che rifiuta un’altra proposta, concreta invece, che le viene offerta da Levin, amico carissimo dello stesso Stephan Arkadic, proprietario terriero vicino e rispettoso dei suoi contadini, a tal punto da vivere e lavorare con loro, e, a sua volta, fratello di un oppositore politico ricercato ed inconcludente.
Dove nasce, direte voi, in questo groviglio, la tragedia? Nasce nel momento in cui, Vonskij incontra Anna e non riesce più a pensare o capire nulla, se non che deve passare la sua vita con quella donna. Peccato che lei sia sposata, che non voglia assolutamente mutare la sua posizione e che, con un tempismo perfetto, si incontrino proprio la sera in cui tutti pensano che lui chieda in sposa Kitty, imbastendo così il primo dei tanti scandali che costelleranno la loro storia. Con una costanza accecante lui, giovane e bello, continua a corteggiare Anna (oggi si parlerebbe di stolking immediatamente, Vronskij finirebbe ai domiciliari, Karenin fornirebbe ad Anna una scorta e lei lo tradirebbe con la guardia del corpo). Dal canto suo Anna, dopo interminabili paranoie cede e Karenin, con pazienza straziante, assiste e giudica tutto, alimentando le voci nelle loro teste molto di più rispetto a quelle originate dalle chiacchiere di società. La storia, in breve, è insomma una tipica storia d’amore, straziante e romantica, perchè contrastata e clandestina, perciò, per la società dell’epoca, inammissibile.
Con questo piccolo riassunto riuscirete tranquillamente a seguire le vicende del film, tralasciando gli attori, tra cui si salva soltanto il povero Jude Law ed i personaggi Kitty e Levin (gli unici ad interagire con l’originale dolcezza), osservando invece la meraviglia di scene e costumi! Ora, si sa che nei film storici i costumi diventano spesso qualcosa di catalizzante, qualcosa che mi permette di guardare con estrema attenzione anche Biancaneve e il cacciatore o I tre moschettieri! Inoltre, parliamoci chiaro, con cifre esorbitanti a disposizione, oltre che gioielli Chanel, Jacqueline Durran, ha avuto “solo” l’intuizione di ricollocare gli abiti ottocento all’interno dei corpetti Balenciaga e delle forme vintage di Dior, ma io ho il sospetto che anche se avesse scelto una diversa epoca di riferimento, noi avremmo apprezzato lo stesso! Plausi a lei.
Come sempre, però, io voglio focalizzarmi sulle scene che, a mio modesto parere rappresentano la vera genialità e vita di questo film.
Qualche anno fa scrivevo sulla mia agenda un elenco di persone che, nella vita, avrei voluto incontrare. Poi, rendendomi conto che la maggior parte di questi erano già morti, ho trasformato i miei elenchi in nomi di persone a mio avviso geniali, sperando che osservando i loro lavori, per osmosi, qualcosa arrivi anche a me! Tra questi, vi sono Chaterine Martin, scenografa e costumista, nonchè moglie, sua, sì, di Baz Luhrmann, che, grazie al cielo, nella vita ha deciso di fare il regista; Bob Wilson; Sophia Coppola, ultima della dinastia e anche lei, Sarah Greenwood.
Questa donna, è arrivata alla mia attenzione con i film di Sherlock Holmes, sui quali non mi pronuncio in fatto di trama o personaggi, ma che sono indiscutibilmente rilevanti dal punto di vista grafico e visivo. Poi ha firmato le scene di Anna Karenina, perchè da sempre lavora con Joe Wright, e lì ho capito che mi nascondeva qualcosa.
Dovete sapere che l’intero film, che a questo punto stasera dovrete vedere per forza, è ambientato in un teatro. Sì, il mio amato luogo di elezione, il posto in cui tutto più divenire ed avvenire! L’intera storia si sviluppa infatti all’interno di un teatro vuoto che, proprio come negli spettacoli teatrali avviene, di volta in volta diviene stazione, camera, città, pista di pattinaggio, arena per la corsa dei cavalli, verde campagna al tempo del raccolto, e così via. Come è possibile ciò? Con le tecniche tradizionali del teatro dell’Ottocento. Con le quinte fisse ed i soffitti che calano creando salotti o spalti, con i fondali dipinti, con le luci della ribalta costantemente accese, perchè allora Wagner non aveva ancora riportato il buio in platea, con le corde ed i macchinisti, che in graticcia ricreano i vicoli nascosti della Mosca “carbonara”.
Il film insomma, accompagna la storia alla storia della scenotecnica, ci mostra il racconto come un vero spettacolo, palesa la sua finzione, non per questo rendendola meno toccante, al contrario esasperandola, perchè si sa, quando si tratta di melodramma il teatro dà quel tocco di fatalità che nessun altro luogo riuscirebbe a spiegare (Moulin Rouge docet). L’accuratezza delle scene e dei dettagli, mi ha portato a cercare la formazione della Greenwood che, difatti, si è rivelata essere una scenografa teatrale prima che cinematografica e che, a mio modesto parere, in questo film compie un lavoro davvero audace e mirabile. Non so se possa piacere a tutti, o se sia soltanto io, come chi nel teatro lavora o ha lavorato, a sentirlo vicino e mirabile. Questo compito spetterà a voi, quindi vi prego, ditemi cosa ne pensate!
Per il resto vi ho messo nel post delle immagini del film trovate sul web e due bozzetti che mostrano quanta attenzione e cura sia stata messa sia nella progettazione che nella successiva fase realizzativa. Per quanto mi riguarda, io sono sicura che questa sera finirò con il pensare di nuovo Sarah CHOOSE ME, LOVE ME, PICK ME, citando immeritatamente Meredith Grey, ma inevitabilmente pensando di voler conoscere questa donna per chiederle, ma come ti è venuto in mente? Come hai fatto a diventare così? C’è speranza? Posso fare qualcosa per trasformarmi? Sangue di drago e ali di piccione?!?
In questo delirio vi saluto e vi auguro buona visione!
Come sempre
Enjoy
F.T.






