Eccoci qui,
avrei voluto parlarvi d’altro oggi, ma questa mattina mi è giunta, come a voi credo, la notizia della morte di Luca Ronconi. Non che la cosa mi piaccia, poveretto, ma ho pensato che fosse giusto ricordarlo nel mio piccolo, soprattutto perchè cerco sempre di parlare di luoghi ed arte e lui ci ha fatto fantasticare parecchio.
Probabilmente oggi, e per qualche giorno a seguire, si parlerà moltissimo di lui e del Piccolo Teatro, più di quanto si faccia normalmente, dicendo cose giuste e cose sbagliate, frasi fatte e parole davvero sentite. Sicuramente nessuno di noi è davvero in grado di scrivere qualcosa di realmente sensato, se non quelli che effettivamente conoscevano la persona.
Nel mio piccolo, io ho visto per la prima, e a questo punto anche ultima volta, Ronconi la scorsa estate, al Rossini Opera Festival durante una prova della sua Semiramide. Mi è parso una persona provata e tenace, ma non per questo mi sento di dire altro sulla sua opera di regista, per quanto l’abbia studiata e talvolta apprezzata.
Questo non vale per Ronconi in sè, ma per tutti gli artisti in genere. Trovo che ci voglia un estremo coraggio a mettere di fronte ad un pubblico le proprie idee ed i propri sentimenti, ad aprirli alle critiche ed al giudizio degli altri e, considerato che lo fanno per una vita intera, forse nel momento della morte dovrebbero essere finalmente lasciati in pace, senza infilarsi in grandi lodi, il supporto serve in vita.
I registi sono persone particolarmente narcise, probabilmente si gratificano nel sentir parlare di loro e del proprio percorso artistico, però io penso che quando il sipario si chiude, si chiude. Lo spettacolo si vive, è il grande potere di quest’arte, perciò non si può nè riprodurre nè raccontare, anche se molto spesso oggi lo facciamo.
Per quanto riguarda Ronconi nello specifico, credo che, per quanto innovativo e geniale, come oggi lo hanno definito, il suo percorso artistico abbia comunque messo a dura prova, almeno in certi momenti, anche gli intellettuali più puri e fedeli!
Tuttavia oggi si ricorda soltanto, non si rivive, appunto. Per quanto mi riguarda, mi sento di parlare soltanto di una cosa: del coraggio. Molto spesso si parla degli artisti come di personalità molto particolari: difficili, solitarie, spesso nevrotiche ed ipertese, ipocondriache, con scarsa abilità nel darsi un limite, molto egocentriche e teatralmente drammatiche, incapaci di affrontare le piccole incombenze della vita quotidiana. Molto di tutto ciò è vero!
Quello che, però, io trovo più grandioso nella vita di un artista è il coraggio e la determinazione di portare avanti le proprie scelte, di credere nelle proprie capacità e nella propria “buona stella”.
Nessuno nasce Ronconi o Strehler o Lavia o Peter Book. Prima di arrivare ad essere degli artisti affermati ci si confronta ogni giorno con scelte che non sono quelle comuni delle aspettative sociali. Ogni giorno ci si sottopone a giudizi taglienti che invitano a lasciar perdere, a trovare un lavoro normale, a crescere, ad abbandonare i propri sogni. Ogni giorno moltissime persone, soprattutto quelle a cui tieni di più, cercano di farti ragionare, come se tu non lo facessi già abbastanza ed allora sì, ti ritrovi inevitabilmente solo. Bisogna dire la verità, ormai in ogni mestiere il presente è davvero l’unica cosa non precaria che si conosca, ma nel campo artistico tutto ciò viene amplificato e nessuno ti aiuta a toglierti mai di dosso quell’incertezza che solo il giudizio può lasciare.
Per fortuna, ci sono persone che non si lasciano intimorire, che credono fortemente in sè stessi, che sacrificano almeno parte delle loro esistenze nella fede in quel sogno e riescono poi a farci volare con loro. Producono quegli spettacoli, quei film, quei suoni, quei movimenti, quelle forme e quei battiti e ci permettono di dedicarci per un momento a noi stessi ed al nostro piacere; che ci permettono di innamorarci e commuoverci, di sospirare e sgranare gli occhi come se fossimo ancora bambini.
Certo è che spesso poi si pecca di presunzione e si vorrebbe dire sempre di più, anche quando il tempo passa e forse non c’è più molto da dire, ma non è forse normale, con una vita così sballata rispetto ai normali ritmi, rifugiarsi in quel guscio che ti fa sentire protetto. Chi di noi non cerca in fondo approvazione e sicurezza. Per questi motivi, io, personalmente, ammiro quella forza e quella tenacia, tanto che vorrei esserne capace.
C’è una frase di Adré Gide che dice:
“L’uomo non potrà mai scoprire nuovi oceani a meno che non abbia il coraggio di perdere di vista la spiaggia.”
Trovo che non vi sia espressione migliore per sintetizzare la mia lunga pappardella! E voi, quali oceani vorreste scoprire? Cosa vorreste davvero per voi stessi? Raccontatemi un po’. Da troppo tempo parlo solo io!
Intanto continuiamo a sognare …
Enjoy
F.T.

