Viva Colonia

Eccoci qui,

perdonate la mia lunga assenza, ma ho passato una settimana piena di paturnie senza avere vicino Tiffany per sentirmi meglio…fortunatamente per me, al contrario di Miss Golightly, ho delle amiche fantastiche che mi hanno rinvigorito con una bellissima sorpresa! Le mie battaglie più grandi restano comunque invariate: nel momento in cui mi sono sentita pronta a parlarvi di nuovo di qualcosa che mi piace, ecco che salta la connessione internet …. maledetta!!!
Direte voi, se non sei capace di usare i mezzi tecnologici per quale motivo ci tedi con un blog?!? A volte me lo chiedo anch’io … ad ogni modo … sfortunatamente per me non sono Felicity Smoak, non lavoro in segreto con Oliver Queen, non detengo una conoscenza suprema dei server, perciò ieri sera me ne sono andata a letto, sperando che questa mattina si compisse il miracolo ed eccoci qui appunto!

Anche se oggi il post è meno adatto di ieri, vi parlo comunque del Carnevale!
Non che ce ne sia bisogno ormai, è sempre carnevale, più in una quotidiana passeggiata cittadina che il martedì grasso. Ad ogni modo a me il Carnevale piace proprio tanto! Sarà per le maschere, che adoro fabbricare, sarà perchè mi piace entrare in panni diversi dai miei, mi piace crearli per gli altri, mi piace l’idea che carta e colla diano forma a figure gigantesche, mi piace tutto questo insomma che poi è ciò che cerco di fare per lavoro!

A rafforzare questa mia passione è bastata una delle indimenticabili lezioni della mia amata e brillante prof.ssa Michelangeli (storia della musica) che parlando dei vari ruoli nella commedia classica ci descrisse anche la maschera fliacica. Tale maschera portava all’estremo le caratteristiche dell’attore comico: portava un camicione, si presentava calvo con una maschera grandissima a coprire il volto, aveva imbottiture sul sedere e sulla pancia ad aumentare i connotati, un enorme fallo, delle babucce e grosse orecchie. Un antesignano del giullare insomma. Che c’entra tutto questo con il Carnevale, direte voi?

Come ben sapete il Medioevo è considerato il periodo buio (a torto per quanto mi riguarda) a causa della negazione della cultura classica e di una vita ben più morigerata, se escludiamo i conventi. Le rappresentazioni teatrali sembrano essere poi del tutto scomparse, ma allora come si fa ad avere un rifiorire delle arti durante l’umanesimo. Non ditemi di studiare, come fecero loro, i grandi umanisti, che scoprirono cose talmente interessanti da volerle riproporre. No, non è solo per questo, gran parte delle rappresentazioni sopravvissero, solo che cambiarono tempi, modi e luoghi. Assunsero le vesti e le forme delle processioni religiose e delle messe cantate e, l’unica figura che sopravvisse, fu proprio quella della maschera fliacica che appariva guardacaso durante il periodo del carnevale.

Il periodo carnacialesco esisteva già presso i latini e rappresentava un grande momento di festa in cui anche i poveri potevano mangiare ed essere serviti. Ovviamente con l’avvento del cristianesimo è diventano una parata dell’abbondanza che precede la quaresima ed il digiuno. Nel Medioevo, pertanto, questa tradizione sopravvive come momento di sfogo in cui tutto è permesso ed in cui appare il fluax (l’attore fliacico appunto) che per natura non riesce a contenersi, si traveste, è grezzo, spudorato, dice quel che vuole e quel che pensa, fa allusioni sessuali. In altre parole dà voce e forma a tutto ciò che è proibito.

I carri ed il chiasso portato sulle strade, la parata del carnevale pare invece che non si debbano soltanto all’esuberanza della festa, ma che abbiano origine da una favola medioevale di un cavallo che voleva prendere moglie. Ora, il suo essere cavallo creò parecchi problemi alla fanciulla che lui scelse, che, non potendo dire di no, chiese ai suoi amici di fare un gran chiasso sotto le sue finestre, travestendosi, cantando e ballando, in modo che almeno non avrebbe potuto consumare la prima notte di nozze.

Tale favola ispirò la ricorrenza dello chiarivari, termine utilizzato in centro Europa per definire un flusso di persone che fanno chiasso per le strade.

Carnevale Koeln 04

Io non so se voi amate il Carnevale, travestirvi, lanciare coriandoli o infilarvi parrucche. Certo è che l’origine di questa festa è veramente antica e che esistono luoghi che non si possono non associare allo schiamazzo del Carnevale. Prendete Venezia, non a caso città del lusso e del piacere, Viareggio, Fermo, o allontanandosi Rio de Janeiro.

Personalmente, pur amando questa festa, io, fino ai 22 anni, ho trascorso i miei giovedì e martedì grassi soltanto a Campagnola Emilia, che comunque faceva la sua figura. Poi ho fatto l’Erasmus ad Aachen, in Germania e una freddissima domenica di gennaio sono stata al Carnevale di Colonia. Colonia per me fino a quel momento rappresentava, una tappa del viaggio di nozze dei miei genitori prima, ed un aeroporto in cui sono atterrata spesso poi; il duomo più alto d’Europa, solo perchè in Francia ne sono crollati parecchi, e le futuristiche rive del Reno. Fino a quella domenica, in cui, vestita da farfalla, ho capito, cosa realmente lo Chiarivari fosse.

??????????

Carnevale Koeln 05

Non so se abbiate dimestichezza con il popolo tedesco, una delle prime cose che ho imparato vivendo là è che sono inquadrati come sembrano, molto riservati, ligi, tenaci, e, come tutte le persone troppo prese da ciò che fanno o devono fare, nei momenti di ufficiale libertà, impazziscono! Dottor Jekyll diventa Mr, Hide … pubblicamente!
Capirete che il nostro Carnevale, per quanto spettacolare, scenografico, anche elegante, non abbia molta presa, se non turistica. Voglio dire, noi italiani siamo considerati buffoni tutti i mesi dell’anno, non solo in un periodo specifico. I tedeschi no. Perdono ogni remora per il semplice fatto che quel giorno è festa: non si lavora, si sfila per le strade, ci si traveste da cose veramente orripilanti tipo un water o un chirurgo pieno di cotone insanguinato (le foto sono quelle che ho scattato quel giorno … è tutto vero), si raccolgo caramelle e soldi per le strade, si canta in dialetti incomprensibili canzoni che diventano di rito. L’intera città di Colonia viene invasa: i treni e la stazione sono pieni di maschere colorate e si cammina tutto il giorno non andando da nessuna parte, semplicemente andando in tondo e cantando.

Carnevale Koeln02

Il Carnevale di Colonia credo sia rimasto uno dei più pazzi ed autentici, è un rito liberatorio in cui tutto è permesso, soltanto per quel giorno però! L’intero periodo inizia ufficialmente l’11.11 alle ore 11 e si conclude il giovedì grasso, giorno delle donne, in cui ad ogni uomo si taglia la cravatta simboleggiano ovviamente altro (singolare che quest’anno sia il giorno dell’uscita europea di Cinquanta sfumature di grigio…sono sicura che pochi tedeschi si siano dati al cinema), mentre il martedì si sfila sui carri con questo entusiasmo, solitamente nascosto e davvero entusiasmante. Non so se l’essere nata il 10.11 alle 12 mi renda parte dello spirito del luogo, so solo che è un’esperienza unica ed un modo davvero diverso di vivere e scoprire la città.

Carnevale Koeln 03

Se non siete ancora stati a Colonia, consiglio a tutti di lavorare duramente per un po’ per poi liberarvi, tutto d’un colpo, in un freddo martedì invernale davanti alla cattedrale. DAS IST PRIMA! (E’ fantastico)

Enjoy

F.T.

 

IMG_20150217_205104

Lascia un commento